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IL BANCONE DEL BAR

Nicolini

di MASSIMO CIRRI biografia

due sorsi di confidenze Italiani brava gente...


- Dimmi una cosa della quale tu sei veramente, ma veramente orgoglioso?
- Ci devo pensare. Perché te la dovrei dire?
- Perché te l’ho chiesto.
- E io ti chiedo cento euro: te me li dai?
- No. Però io non ti ho chiesto cento euro. Ti ho chiesto di cosa sei orgoglioso.
- Poi te li rendo.
- Figurati, te li puoi anche tenere.
Tanto non te li do.
- Allora dammene duecento.
- Come no. Finiamo la birra e vado a prelevare al bancomat. Già che ci siamo facciamo duecentocinquanta?
Ma intanto, dimmi: te, di tuo, sei un tipo orgoglioso?
- Io no. Te invece secondo me sei un po’ spilorcio, uno con il braccino corto.
- Sei orgoglioso di essere italiano?
- Mica tanto. Ma neanche no. Perché non l’ho mica scelto io, di essere italiano. È capitato. Si può essere orgogliosi solo di qualcosa che si è scelto. Altrimenti è un caso. E poi, a volte, quando si è troppo orgogliosi diventa difficile riconoscere i propri errori. E noi italiani di errori ne abbiamo fatti molti.
- Eh, ma come sei profondo!
- Vero? L’uomo ideale a cui fare un prestito...
- Dimmi un errore fatto dagli italiani. Io, di mio, non faccio quello di prestarti dei soldi.
- Facciamo spesso l’errore, noi italiani, di scordarci di quando eravamo poveri. Emigranti, disperati, puzzolenti. Con le pezze al culo e le valigie di cartone. E andavamo via perché non c’era lavoro. Emigranti in altri parti d’Italia e in giro per il mondo. Germania, Belgio, l’America, l’Argentina. Spesso trattati a pesci in faccia. E adesso trattiamo male quelli che vengono qua, a cercare da lavorare e da mangiare... Ce la prendiamo...
- Mica sempre. Non tutti...
- Non tutti. Molti si.
- Succede perché sono tanti, adesso, quelli che arrivano. E fanno paura.
- Succede perché sono poveri e ci ricordano di quando i poveri, gli emigranti, eravamo noi.
- È passato poco tempo, è vero...
- Forse è passato poco tempo, forse ne è passato abbastanza. Gli italiani hanno cominciano a migrare nell’ottocento e non hanno ancora finito. Pensa a quelli che studiano, i ricercatori, che non trovano lavoro qua...
- “Cervelli in fuga”. Come il cugino di mia moglie. Fa il biologo molecolar qualcosa. In Inghilterra, all’università, perché qui non avrebbe mai potuto trovare un posto
- Non abbiamo l’orgoglio - tu parlavi di orgoglio, no? - di ricordarci che è passato poco tempo da quando eravamo molto poveri. Come popolo. E ce la prendiamo con gli altri poveri, quelli di adesso.
- Però non è così dappertutto. In Cooperativa, per esempio. Da noi è pieno di gente che viene da ogni posto del mondo. C’è chi è in Italia da anni e anni e neanche parla l’italiano, perché ormai parla in dialetto meglio di me. C’è chi è arrivato da poco. Ma ci si intende e si lavora bene lo stesso.
- Io di questo, si, sono orgoglioso.
- E poi?
- Sono orgoglioso dei voti che prende a scuola mia figlia...
- Si vede che non ha preso da te...
- ...anche se studia con il computer sempre acceso. A me pare strano.
- In questo ha preso da te. Anche noi si studiava sempre con la televisione accesa.
- E a settembre, quando ha iniziato la prima media, le ho domandato quanti stranieri c’erano nella sua classe. Lei mi guardato come se le avessi chiesto il codice fiscale del preside. “Babbo, che ne so? A me interessa quanti chattano su Messanger, mica da dove vengono”
- Hai capito!
- E mi sono anche un po’ vergognato di averglielo chiesto.
- Io invece l’altro sabato ho dovuto accompagnare mia mamma al Pronto soccorso. Siamo rimasti lì un po’, perché lei non aveva nulla di grave, ad aspettare. Ma alla fine ero orgoglioso del Pronto soccorso, del servizio sanitario. Perché è un posto efficiente, pulito...
- Ci credo, lo gestiamo noi...
- E poi ho visto arrivare gente conciata male, un incidente stradale, e pensavo che lì curano tutti, senza chiedere se hanno i soldi o no. Senza guardare chi sono. M’è sembrata una cosa di grande umanità. Di cui essere orgogliosi. La salute senza badare ai soldi.

"Facciamo l’errore, noi italiani, di scordarci di quando eravamo poveri. Emigranti e disperati. E adesso trattiamo male quelli che vengono qua"

- Giusto. Anche Obama, adesso vuol fare così negli Stati Uniti. La riforma della sanità. Copia da noi. C’è da essere orgogliosi. - Poi ho pensato che i soldi per far funzionare il Pronto soccorso, ce li metto io. Con le tasse. - Vero. Allora, dato che mi chiedevi dell’orgoglio di essere italiano, ti propongo questo: cambiamo la legge sulla cittadinanza. Articolo 1: È italiano chi paga le tasse in Italia. Articolo 2: Gli altri fuori dalle balle. Sei d’accordo? - C’è il rischio che la popolazione italiana diminuisca di colpo.
- Meglio pochi ma buoni. I commercianti che non fanno lo scontrino, gli evasori di ogni tipo: stranieri. Come ti sembra?
- Avrei qualche dubbio di ordine costituzionale. Ma se paghi un’altra birretta approviamo la mozione e la chiudiamo qui.
- Pago. E ti chiedo un’altra cosa. Ne abbiamo già discusso ma io continuo a non dormirci.
- Dimmi.
- L’hai visto il Presidente Levorato che ha ricevuto il Premio Cresciuti con Bologna?
- Si
- Sei stato orgoglioso per lui?
- Certo. Perché dietro c’è il lavoro, la fatica e la voglia di tante persone. La cooperativa che è una grande azienda ma resta una cooperativa. Per i valori e tutto il resto.
- E la sua cravatta con quei simboli strani? Sei orgoglioso anche di quella.
- Chiedo a mia figlia. Lei è più preparata sul futuro.

 

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