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Vite da campione
Una leggenda chiamata “grillo”

Rubrica Tarozzi

di Marco Tarozzi
biografia

La California non si affaccia sull’oceano. Non questa, almeno. Niente fanatici del surf che fanno la spola tra La Jolla, contea di San Diego, e Malibu dove si allineano le ville dei divi del cinema. Il mare è più raccolto, si chiama Tirreno. Siamo in Toscana, esattamente in provincia di Livorno, e il posto abitato più vicino non si chiama Los Angeles ma Bibbona.

Il denominatore comune è il numero della principale arteria che attraversa questa terra. Come dall’altra parte dell’oceano, la statale è la numero uno. Qui però si chiama Aurelia, e le sue origini risalgono all’epoca romana. La California deve il suo nome al conte Leonetto Cipriani, nato in Corsica nel 1812, imprenditore e gran viaggiatore tra America e Toscana, console del Regno di Sardegna a Belmont e successivamente senatore del regno. A lui si deve la denominazione di una frazione che oggi mette insieme un migliaio di abitanti. Tra questi, uno che conosce bene queste strade e le ha pedalate forte, prima di diventare campione olimpico e mondiale. Uno che dalla costa del Tirreno è partito alla conquista del mondo.

È certamente il nativo più famoso di queste terre, Paolo Bettini. Nato in una California minore, sguardo acceso e carattere brillante, anche oggi che si è lasciato la gloria sportiva alle spalle non è tipo da vivere di ricordi. Il ciclismo è stato la sua vita, ogni sua parola spesa sull’argomento è come minimo un consiglio sensato e interessante. Vale la pena stare ad ascoltarlo. Quando racconta in che modo è diventato il “Grillo”, per esempio. Un campione fatto apposta per le grandi classiche.

Vincevo le corse di un giorno e qualcuno mi domandava che cosa aspettassi a impegnarmi nella preparazione di un Giro d’Italia. Io ho fatto un settimo posto nella classifica generale di quella corsa, nel 1998. Ma è successo perché mi permisero una fuga di tredici minuti, in una tappa. In realtà, ho capito subito che dovevo guardare in una direzione diversa. Nelle gare di un giorno trovavo la mia dimensione, mi esprimevo al meglio. E in qualche modo, credo di avere acceso l’entusiasmo dei tifosi”.

Vincendo la corsa in linea alle Olimpiadi di Atene nel 2004, e poi due Mondiali in fila, nel 2006 e nel 2007. E ancora due volte la Liegi-Bastogne-Liegi e altrettante il Giro di Lombardia, una Milano-Sanremo, una Coppa Placci, due campionati italiani. Tra gli altri, innumerevoli successi.

Ho avuto una grande scuola. Per quattro anni ho avuto come capitano Michele Bartoli, e credo sia stata la mia università. Accanto a lui ho studiato per diventare un buon corridore da corse di un giorno”.

Proprio dopo aver vinto le due più significative, i Mondiali del 2006 e del 2007, è arrivato il ritiro dale corse, alla Una leggenda chiamata “grillo” fine dell’ennesima gara iridata. In Italia, a Varese, nel 2008. Quel Bettini non era certo usurato, dunque il gesto fu ancora più coraggioso.

Dopo due mondiali vinti, ho corso quello in casa a Varese sapendo che il giorno dopo avrei girato pagina. Ma non fu una scelta meditata, arrivò poche ore prima della gara. Mi sono sempre detto: quando arriverà il giorno in cui ti peserà preparare la valigia per andare a correre, fermati. Ho maturato l’idea di chiudere in quella occasione proprio il sabato della vigilia, quando non mi sono arrivate certe garanzie che aspettavo per continuare la carriera a modo mio. Così, il giorno della gara sapevo già che sarebbe stata quella dell’addio”.

Il Bettini di oggi, che ha alle spalle anche l’esperienza triennale da Ct della Nazionale azzurra, è un appassionato che va ancora a pedalare in strada da cicloamatore.

Ho toccato i 76 chili di peso e mi sono vergognato. Da allora ho ripreso, cercando di muovermi per stare bene fisicamente e mentalmente. Corro preferibilmente le “mediofondo”, non esagero. In carriera ho corso dagli undici ai trentaquattro anni, più o meno 700mila chilometri. Ma dopo un anno di inattività, tutto era azzerato. Ho cambiato mentalità, per ripartire”.

Quella che vorrebbe trasmettere a chi ama la bicicletta. Il mondo cicloamatoriale, del resto, lo conosce molto bene.

Collaboro a livello organizzativo con gli amici del Velo Etruria di Pomarance, che da ventun’anni danno vita alla Green Fondo intitolata a me, percorso che attraversa le colline della geotermia e dell’energia pulita. Conosco da dentro le difficoltà organizzative così come quelle di chi cerca di mantenere in vita gare professionistiche piene di storia. Organizzare eventi così importanti, che richiamano qualche migliaio di persone, non è uno scherzo. Si soffre, ma siamo tutti abituati a fare fatica e ci si rimbocca le maniche. Credo che le gare di professionismo abbiano una loro valenza, ma negli anni il valore di manifestazioni come le granfondo è cresciuto. Sono una grandissima opportunità per avvicinare tanti appassionati, per fare turismo, per scoprire un territorio e le sue risorse. Per questo non bisogna puntare troppo sull’agonismo, ma soprattutto su aggregazione e opportunità per chi vuole avvicinarsi alla nostra disciplina”.

Fosse per lui, sarebbero benvenute ovunque anche le bici a pedalata assistita (“perché il mercato indica che quella è la direzione, e i numeri crescerebbero”). Per questo ha scelto di fare anche da testimonial alla Dieci Colli-Gp Assicoop, classica che da oltre trent’anni va in scena a Bologna il Primo Maggio.

Sono legato a Bologna. Davanti ai Giardini Margherita ho fatto il militare, tredici mesi nella Compagnia Atleti, quando si usciva si andava su quelle strade. La collina, la Val di Zena, la Porrettana. Sono luoghi del cuore, per i ciclisti. Non li ho mai dimenticati”.

Come è sempre nel suo cuore un amico che lo ha anche guidato ai trionfi mondiali e a quello olimpico: Franco Ballerini.

Era molto più di un amico, per me. Quello che mi è stato accanto dopo la scomparsa di mio fratello Sauro, letteralmente rimettendomi in bici per vincere il Lombardia, un successo emotivo prima che tecnico. Con lui si era creato un gruppo splendido, che ha messo in fila in pochi anni i successi iridati di Cipollini, miei e di Ballan. Eravamo tanti talenti e Franco ci fece diventare una squadra”.

Facile, e difficile al tempo stesso, prevedere quando rinascerà un Bettini.

Quando qualcuno avrà di nuovo voglia di prendersi dei rischi. Come ho fatto io”.

PAOLO BETTINI

È nato a Cecina nel 1974 ed è passato professionista nel 1997 tra le fila del team MG Maglificio Technogym.

Tra le sue numerosissime vittorie, spiccano due Campionati del Mondo (Salisburgo 2006 e Stoccarda 2007), l’Olimpiade di Atene del 2004, due Liegi-Bastogne-Liegi (2000 e 2002), la Milano-Sanremo del 2003, due giri di Lombardia (2005 e 2006), due Campionati di Zurigo (2001 e 2005), la Clasica di San Sebastian del 2003, la Tirreno-Adriatico del 2005 ed il Giro del Mediteraneo del 2003. Inoltre, è stato due volte Campione Italiano su strada (nel 2003 e 2006), ha vinto tappe in tutti i grandi giri (Giro d’Italia, Tour de France, Vuelta d’Espana) e si è affermato in tre edizioni consecutive della Coppa del Mondo (2002, 2003 e 2004), unico corridore a riuscire nell’impresa.

Al Giro d’Italia ha conquistato per due volte la Classifica a punti (2005 e 2006). Da Commissario Tecnico, ha guidato dal 23 giugno 2010 al 29 dicembre 2013 la Nazionale Italiana di ciclismo.

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