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Viaggi


Terra senese, ricca e romantica

Doriano Bisconti

Articolo a cura di Andrea M. Campo


Viaggi

“Tornerà un altro inverno // cadranno mille petali di rose // la neve coprirà tutte le cose” cantava nel 1960 Bruno Martino auspicando tempi migliori ma siamo certi che anche lui, sotto questo torrido sole estivo, avrebbe amato i freschi rilievi tra la Maremma, la Val d’Orcia e la Val di Chiana.

Tra le vette più alte dell’antiappennino toscano meridionale, sul versante senese del Monte Amiata, sorge Abbadia San Salvatore, una piccola comunità dalle nobili origini segnata, nel corso dei secoli, da alterne vicende. Un luogo dove ancora oggi il sacro e il profano si mescolano tratteggiando un territorio unico, ricco di curiosità. Doriano Bisconti ci mostra la terra che gli ha dato i natali, una terra ricca, situata lungo la Via Francigena della Val d’Orcia.

La città – racconta Doriano – si sviluppa in prossimità del monastero che, secondo la tradizione, nasce per volere del re longobardo Rachis al quale apparve il Cristo sulla sommità di un albero. Il suo esercito era stato decimato dalla peste ma dopo l’apparizione molti soldati improvvisamente guarirono. Sotto quell’albero è stata edificata la cripta, riscoperta il secolo scorso. Nel complesso benedettino si trova l’abbazia di San Salvatore che ospita il Codex Amiatinus: una preziosa miniatura decorativa della Bibbia amiatina. L’abbazia è senza dubbio il sito religioso più importante ma nei dintorni sono diverse le chiese da vedere, ognuna con le sue peculiarità: la Chiesa della Madonna dei Remedi, la Chiesa della Madonna del Castagno, la Chiesa di San Leonardo, la Chiesa di Santa Croce e la Chiesa di Santa Maria dell’Ermeta”.

Altro luogo di grande interesse è il complesso minerario, che nei secoli scorsi era annoverato tra i giacimenti di cinabro più ricchi al mondo.

Alla fine dell’ottocento vennero realizzate alcune miniere a cielo aperto e diversi chilometri di gallerie sotterranee che arrivano fino a quattrocento metri di profondità. Oggi tutta la zona è stata bonificata ed è stato realizzato il Museo Minerario, dove è possibile conoscere tutta la storia della miniera di Abbadia San Salvatore e delle miniere dell’Amiata: dal percorso produttivo, dall’estrazione alla vendita del prodotto, alla vita degli operai attraverso le varie fasi storiche, fino alla realizzazione di strutture per i minatori, come le docce e l’ospedale”.

Il monte Amiata è anche un caratteristico sito naturalistico con estese zone boschive, ricco di flora e fauna, con diverse zone protette.

Sopra la miniera – prosegue Doriano – c’è un bellissimo faggeto, tra i più alti d’Europa, che si allarga sul Monte Amiata. Qui è possibile fare dei percorsi immersi nella natura, a piedi o in bici. La più conosciuta è sicuramente la Salitredici, una classica del podismo di tredici chilometri in salita, da Abbadia San Salvatore fino ai rifugi sulle vette dell’Amiata. E proprio sulla vetta dell’Amiata è possibile ammirare la croce in ferro battuto alta ventidue metri realizzata dalle officine Zalaffi”.

Fortemente radicate nel territorio sono le antichissime tradizioni di origine cristiana e non, dalla festa per il patrono San Marco Papa, che cade il 19 settembre, fino alle celebri fiaccole.

DORIANO BISCONTI

Toscano, è nato 55 anni fa ad Abbadia San Salvatore in provincia di Siena e tutt’ora vive alle pendici del Monte Amiata con la moglie Laura ed il figlio diciottenne Luca. Lavora in Manutencoop da un paio d’anni nell’ambito dell’appalto di gestione e manutenzione degli ospedali e dei presidi operativi dell’Azienda Usl 9 di Grosseto. Elettricista, si prende cura, in particolare, degli impianti dell’Ospedale di Castel di Piano.

Durante la vigilia di Natale – dice Doriano – vengono realizzate, in alcune aree, delle strutture troncopiramidali in legno. La più alta raggiunge i dieci metri. Al termine di una processione, il prete procede alla benedizione delle fiaccole che vengono accese. Le fiaccole ardono tutta la notte per riscaldare il bambino Gesù”.

Come sempre, un piccolo spazio è dedicato alle prelibatezze e alle leccornie del luogo.

Oltre la selvaggina, come caprioli, tordi e il cinghiale cotto in umido accompagnato dal rosso di Montalcino – conclude il dipendente Manutencoop – sono molto diffusi i lumacci (lumache ndr) con la salsa di pomodoro e il tortino al cavolo. Tipica di fine pasto è la ricciolina, un dolce con il cuore di cioccolata e ricoperto da una meringa venata di cioccolata”.

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