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Sei in: webAmbiente / numero 3 - 2009 / Uguali

UGUALI

Tutti i sentieri dello spirito
Dignità nel lavoro

Nicolini

Di Don Giovanni Nicolini biografia

Al “lavoro” è ispirata la Costituzione italiana, fondamento normativo della nostra democrazia. In questo principio si ravvisa il senso del vivere, dalla fatica della nascita e dell’apprendimento a quella che ci accompagna fino al termine dell’avventura terrena. Occorre, per questo, tutelare strenuamente questo che è uno dei diritti essenziali dell’uomo e puntello di ogni societàche voglia definirsi civile.

La parola “lavoro” inaugura e governa da più di sessant’anni la vita civile e politica del nostro paese come primo principio della nostra Carta Costituzionale: la Repubblica è fondata sul lavoro. L’affermazione è nota, ma forse poco considerata nella concretezza e nel rilievo della sua portata. Mi capita di incontrarmi addirittura con un certo sbalordimento e scetticismo di chi finalmente la considera. Invece, ne è elemento fondamentale. La vita della nostra nazione non è fondata sulla scienza, né sulla verità, né sul progresso…. tutti termini nobili e meritevoli di considerazione ma… sul lavoro!

Uguali

Frequentazioni preziose e immeritate mi hanno reso partecipe di una conversazione tra due grandi padri costituzionali, due grandi uomini di pace, protagonisti della storia del grande cambiamento che in Italia ha segnato la fine della dittatura fascista, della tragica “farsa” del fascismo, come diceva uno di loro, e della fine della seconda guerra mondiale, con le sue centinaia di migliaia di morti, in grandissima parte inermi cittadini di molte nazioni. Tempo segnato dalla persecuzione e dallo sterminio nazista contro il popolo ebraico e contro tanti uomini e donne privati del diritto della vita per la loro “diversità”. Alla fine del grande dramma, tutto doveva essere ripensato per la speranza di un volto nuovo dell’esistenza e della coesistenza di uomini e popoli. Proprio in questo orizzonte estremo della storia umana, quegli uomini, due cristiani di straordinaria levatura culturale e morale, rivendicavano il valore assoluto della parola “lavoro”. Dicevano infatti – e io avevo appunto l’opportunità di presenziare alla loro conversazione – che il termine era stato pensato e scelto non solo per il suo significato più comune di produzione di oggetti e di servizi, ma per la sua origine dall’antica lingua latina, dove “labor” significa più semplicemente “fatica”. E quindi la fatica del contadino come la fatica del bimbo che impara a leggere e a scrivere, come la fatica del grande artista che perfeziona incessantemente la sua opera, come l’umile e nascosta fatica della donna che custodisce e sostiene la vita dell’intera sua famiglia…sino alla “fatica” del nonno che logorato dall’età e dalla malattia si sta congedando dall’esistenza terrena.

“Lavoro, nella Costituzione, assume il significato di “fatica”, quella del contadino come quella del bambino che impara a leggere”

Con tratto gustoso e intelligente uno dei due amici, uomo della nostra regione emiliana, esemplificava l’affermazione con l’episodio di un incontro tra due amici all’ingresso di un ospedale, e uno chiede all’altro come mai si trova in quel luogo. E quello gli risponde di essersi recato a visitare suo padre degente e gravemente colpito. All’amico che gli chiede come l’ha trovato in quel momento, risponde con tristezza e partecipazione – con una tipica espressione del nostro dialetto – “é un più brutto lavoro”! Anche la tradizione linguistica popolare conferma per un emiliano-romagnolo, e non solo per lui, che persino la debolezza della malattia e il tempo ultimo dell’esistenza è un “lavoro”. E come tale, prezioso e ricco di feconda dignità per tutti, a partire dai giovani che sono al principio del loro cammino nella comunità umana e civile.

Una società, dunque, una comunità umana, una nazione che vive per la “fatica” di ciascuno e di tutti. Una convivenza civile che si avvale di ogni presenza e di ogni contributo. Senza privilegi e senza esenzioni. Una convivenza umana che non solo si pone agli antipodi delle discriminazioni e persecuzioni che hanno segnato drammaticamente il ventesimo secolo, ma che vuole riconoscere dignità ad ogni partecipazione, anche la più umile, alla vita e alla storia del paese. Una piccola affermazione di enorme portata e di doverose radicali conseguenze guida dunque l’umana convivenza nel nostro paese. Le vicende del nostro tempo rendono la costituzionalità del lavoro ancora più attuale ed esigente. Non sempre tali attenzioni sono rispettate. è un’appassionante sfida per tutti e per ciascuno farsi protagonista e difensore di un livello di civiltà che deve essere custodito e fatto fiorire.

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