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Intervista a Don Nicolini

Ecomondo 2011
Rimini Fiera, 9 - 12 Novembre 2011

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UGUALI

Tutti i sentieri dello spirito
Uno sguardo oltre la nostalgia

traduzione: eng | عربي

Nicolini

Di Don Giovanni Nicolini biografia

Cose che si hanno. Cose che si perdono. Cose senza le quali bisogna accettare di vivere con altre cose, che ci sono estranee. Rispetto alle quali noi ci sentiamo stranieri, estranei, esuli. Non sono le "cose" che la letteratura chiama "roba". Non sono cose che si hanno con la prepotenza impaurita della possessività. Se mai, sono loro che ci possiedono. Sono le cose che ci hanno accompagnato fin da piccoli. Cose che in qualche modo ci hanno generati, plasmati. Sono anche le case, nelle quali siamo nati e cresciuti. E se ci ritorni dopo molti anni, ti commuovono per come sono più piccole di come tu, piccolo, le avevi fissate grandi nella tua mente e nel tuo affetto.

Ma anche tante cose e case che non ci sono più. E queste diventano sempre più belle. E irripetibili. Cose uniche, libere di crescere nel mito che tu ne fai per la potenza creativa della tua nostalgia. Chi ha subìto la violenza del terremoto capisce meglio chi in altro modo ha perso le cose preziose della sua vita, perché le ha lasciate nella terra che ha abbandonato in cerca di terre più ricche, e in condizioni di vita meno esposte.

“Sono le case, nelle quali siamo nati e cresciuti. E se ci ritorni dopo molti anni, ti commuovono per come sono più piccole di come tu, piccolo, le avevi fissate grandi nella tua mente e nel tuo affetto”

Queste cose che avevamo e che non ci sono più, che non abbiamo più alla portata del nostro sguardo e delle nostre mani, possono provocare un'esperienza ancora più dolorosa che l'assenza delle persone! Perché la persona che ti è cara accompagna il tuo stesso crescere e mutare, perché lei stessa muta accanto a te. Sino alle persone care che si sono congedate per sempre da questa vita. Rappresentano e suggeriscono una storia nella quale tu stesso incessantemente muti. "Avessi vent'anni" suggerisce una certa retorica della nostalgia. Ma in realtà quello che ci occupa e ci convoca è il nostro presente, l'attimo che sta tra l'immediato passato e l'incalzante futuro. Le cose sono più indifese, ma proprio per questo anche più potenti a rappresentare ciò che inevitabilmente si perde.

Mi succede talvolta di ripassare per il paese dove ho trascorso i primissimi anni della mia vita, con il papà in guerra e la famiglia sfollata in campagna. Sono stupefatto da come sia severo il confronto tra l'immagine che ho dentro di me e una realtà che si presenta implacabilmente diversa, ma quindi anche più estranea, e infine meno bella! Ricordo il pianto silenzioso della Lucia dei Promessi Sposi quando dalla barca intravede per l'ultima volta il paesaggio notturno che l'ha accompagnata. E il genio del romanziere mette in contrasto la dolce drammaticità di questo pianto con la violenza di chi decide di strapparsi una volta per sempre e di lasciare alle spalle quello che ormai non può più essere il contorno e l'accompagnamento dell'esistenza. E vuole guardare con coraggio a cose sconosciute che devono diventare il palcoscenico nuovo di una vita che si vuole diversa.

Uguali

Queste cose che c'erano e che si sono perdute sono collocate tra queste due immagini a contrasto. E tutt'e due sono immagini belle. Da custodire con affetto. Sia quella del coraggio che strappa, sia quella di pianto notturno che sembra senza fine. Perché è vero che bisogna con coraggio ricominciare. Ma un fondo di affettuosa tristezza sulla fragilità di ogni cosa renderà più umile e quindi più sapiente l'impresa nuova alla quale si pone mano. Può sembrare grande la differenza tra le meraviglie terremotate dell'Aquila e i poveri contorni di un villaggio dell'altopiano. Ma non bisogna dimenticare che l'occhio amante è alla fine il solo capace di uno sguardo che penetra nell'intimo ogni cosa, e quindi è in grado di cogliere meraviglie anche nel frammento che ci ha generati e ci ha accompagnati come una madre.

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