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Sei in: webAmbiente / numero 1 - 2009 / Uguali

UGUALI

Tutti i sentieri dello spirito
Capirsi nell’incontro

Nicolini

Di Don Giovanni Nicolini biografia

A partire dal “mito” della Torre di Babele in poi l’uomo ha sempre cercato l’incontro con il proprio Dio, perdendo a volte il senso del proprio limite. Ma è nella relazione che l’uomo trova il proprio pieno compimento, ed è attraverso l’incontro che si possono superare incomprensioni, pregiudizi e ipocrisie, sempre che il contatto sia guidato dal desiderio autentico di avvicinarsi all’altro.

L'invito a dare una piccola collaborazione a questa rivista che si rivolge ad un grande numero di persone che lavorano insieme e provengono da molti paesi diversi mi ha fatto subito ritornare ad una delle prime grandi vicende della storia umana ricordata dalla Bibbia degli Ebrei e dei Cristiani. Un testo importante anche per i nostri fratelli dell'Islam, e più ampiamente, per tutti gli uomini e le donne del mondo occidentale, come sorgente privilegiata della nostra civiltà e della nostra cultura. E' il racconto notissimo della "torre". Si potrebbe parlare del "mito" della torre, non per mettere in dubbio la sua veridicità storica, ma perché elemento fondamentale di interpretazione e di concezione della storia umana, dei suoi problemi, dei suoi drammi, ma anche delle sue speranze e dei suoi progetti più sapienti. La Torre di Babele, di cui ci parla nel testo biblico il Libro della Genesi, a Dio non piace. Progettata in un momento in cui tutti i viventi parlano la stessa lingua, sono dotati di particolari progressi tecnici, e accarezzano il progetto di fondare un unico impero mondiale, la torre deve essere il simbolo che esprime queste loro aspirazioni e nello stesso tempo proclama che nessuno è più grande di loro, neppure Dio. La torre, costruita in mattoni, e quindi non legata ad un uso esclusivo della pietra, risultato evidente di una tecnologia avanzata, sarà tanto alta da raggiungere il cielo.

Uguali

Il che non dice solo l'orgoglio delle capacità umane di sviluppo e di progresso, ma addirittura l'ipotesi di un conquista teologica: una Torre alta come il cielo per raggiungere Dio! Forse tutte le religioni hanno l'aspirazione più o meno segreta, di raggiungere Dio. Forse da sempre l'uomo vuole "diventare dio" per fare a meno di Dio ed essere dio a se stesso e su tutti e su tutto. Ma al Dio degli Ebrei questa modalità d'incontro non piace. L'uomo della sapienza ebraica non è l'eroe greco né il sapiente indiano. E' una creatura piccola e fragile. Per lui l'incontro con Dio non è previsto "in alto", dove non saprebbe arrampicarsi né volare. E' previsto "in basso", dove Dio scenderà a cercarlo e a trovarlo. L'incontro avverrà non per la presunta potenza dell'uomo, ma per l'amore di Dio verso la sua creatura prediletta. E così Dio fa naufragare il progetto della torre. I costruttori della torre che potevano contare sulla loro intesa interna molto forte a motivo di quell'unica lingua conosciuta da tutti, Dio li confonde confondendo le lingue. E questo è molto interessante, perché fa capire che Dio né vuole essere raggiunto da una conquista umana, né vuole che l'umanità stessa si raduni in un'unità fatta di uniformità. L'incontro che Dio ama è l'incontro delle diversità.

“Dio né vuole essere raggiunto da una conquista umana, né vuole che l’umanità stessa si raduni in un’unità fatta di uniformità”

Così, dall'antico mito della torre scaturiscono due grandi movimenti della storia. Il movimento di Dio che scende verso l'uomo. E il movimento dei popoli della terra che non fanno delle loro diversità un motivo di conflitto e quindi l'amara fonte della guerra, ma il principio di convergenza verso l'unità nel reciproco accogliersi in queste diversità. Il mosaico che più amo nello splendore della basilica di S.Marco a Venezia è quello della Pentecoste. Un cielo tutto d'oro ha nel suo centro la figura dello Spirito Santo, e tutt'intorno i popoli del mondo, ognuno fortemente caratterizzato da costumi che dicono anche grandi differenze culturali e spirituali, e proprio per questo convergenti verso la comunione. E i due movimenti sono necessariamente connessi perché è Dio stesso che, chinandosi e abbassandosi verso questa piccola creatura umana, per primo mostra quale sia il cammino nuovo e profondo della storia. L' "altro" non è più l'estraneo, il nemico. L'altro "è" e "ha" tutto quello che io non sono e non possiedo. Anche per Dio, se posso osare di dirlo, le cose stanno così.

Facendosi creatura umana Dio "impara" a piangere e ad aver fame, ad usare le mani e a morire. E così dunque per l'intera umanità. Non un'unità imperiale dominata e controllata da chi pretende di essere "uber alles", ma il convergere di ciascuno sia con lo splendore dei suoi doni sia con il gemito delle sue povertà. I miei bambini fanno un gioco servendosi dell'Atlantino DeAgostini. Servendosi dell'indicazione del famoso PIL, mettono in fila tutti i paesi del mondo, dal più ricco al più povero. E poi collocano davanti a questo elenco lo stesso elenco, ma rovesciato: dal più povero al più ricco. E si gioca al confronto. Vince chi trova più motivi di scambi tra i due paesi che si trovano sulla stessa linea. Il paese più ricco del mondo è il Lussemburgo! Scettici, i miei piccoli lo cercano sulla carta geografica e nelle descrizioni della vita del paese. E' piccolissimo il Lussemburgo. Pochi campi e poche fabbriche. Che lavoro fanno per essere così ricchi? E il più piccolo e il più malizioso dice: stanno in banca! Il paese più povero è l'Etiopia, grandissima, deserta. Quanto bene possono fare l'uno per l'altro! Vince chi ne trova di più! La diversità è ricchezza. Qualcuno ha paura che l'altro gli faccia perdere la sua propria identità. Ma è vero il contrario: solo l'incontro esalta le diversità! E le valorizza. Da soli è come una canzone terribilmente noiosa: con una nota sola! Insieme è sinfonia incantevole.

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