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Vite da campione
Con il cuore in mano

traduzione: eng | عربي

Nicolini

di Marco Tarozzi
biografia

Alex Zanardi rimane un campione. L’incidente che lo ha privato delle gambe non ha intaccato l’indomita forza dello spirito che ora riversa in una disciplina, come l’handbike, che lo vede già ai vertici mondiali. Dopo le prime vittorie ora l’obiettivo sono le prossime paralimpiadi di Londra nel 2012. E intanto non rinuncia all’impegno a favore dei bambini diversamente abili.

Non può rinunciare alle gare, alle corse. All’adrenalina che va a mille durante un testa a testa all’ultima curva. Alla voglia di mettersi in gioco, di misurarsi con sé stesso prima ancora che con l’avversario. Non può, Alex Zanardi. Certe sensazioni fanno parte della sua vita. E pazienza se oggi non c’è un’auto da portare al traguardo, un motore potente da scaldare, una pista su cui volare. Non è la fine del mondo, e forse è meglio così.

Kammerlander

“Non ho rinnovato con Bmw, per cui disputavo il Mondiale Turismo. Ho avuto altre occasioni, ma avrei dovuto accettare compromessi. Ma in carriera ho avuto la fortuna di guidare macchine fantastiche, mi sono divertito. Non mi andava di fare un passo indietro. Ho tante cose da fare che non mi basta una giornata di ventiquattro ore. Non ho chiuso con l’automobilismo, se mi capiterà un’altra opportunità la valuterò. Ma questa pausa è stata un’occasione per voltare pagina e dedicarmi ad altro”.

Dietro la curva, stavolta, lo aspettava una “macchina” senza motore. Di quelle su cui si va avanti contando solo sulle prorpie forze. E che ti possono accendere la fantasia, se sei uno che sa sognare. Si chiama handbike, la macchina. E si chiama Paralimpiade il grande sogno di Alex. Un sogno sempre più possibile.

“Se penso alla prima volta che ho gareggiato, mi sembrano passati anni luce. Un inizio affascinante: la New York City Marathon del 2007. Ci andai praticamente per scommessa, tornai a casa con un inaspettato quarto posto. Bella soddisfazione, ma i vertici della specialità erano lontani. In tre anni si sono avvicinati come nemmeno io avrei potuto immaginare”.

Alex ricorda quelle prime volte che ormai gli sembrano preistoria. E l’incontro con un amico che gli ha cambiato la vita sportiva.

“Vittorio Podestà l’ho conosciuto in un’area di servizio dell’autostrada. C’era un solo parcheggio per disabili, e quasi ce lo litigammo. Poi iniziammo a parlare dell’handbike. Lui era già un campione della specialità, io un novizio curioso di tutto. Mi ha aiutato a crescere”.

E non è stato il solo. Un altro amico, che purtroppo non c’è più, ha sempre stimolato Alex nella sua nuova avventura.

“Franco Ballerini, Ct della Nazionale di ciclismo, un pezzo di storia dello sport azzurro. Faccio fatica a parlare di lui, dopo l’incidente che l’ha portato via. Non mi piace vantarmi di un’amicizia che tutto sommato era fresca, recente, ma tra noi c’era una sintonia vera, alimentata dalla passione che ci ha sempre trascinati nelle nostre scelte. A volte mi telefonava anche solo per un semplice saluto, si informava dei miei progressi. Era sicuro che sarei arrivato a Londra 2012, al punto che diceva che mi avrebbe accompagnato, quel giorno. Se ci arriverò, lo penserò come se fosse lì accanto”.

LA SUA STORIA
Alessandro Zanardi è nato a Bologna il 23 ottobre 1966. In Formula Uno dal 1991 al 1994, ha corso per Jordan, Minardi, Lotus e Williams: in totale 41 gran premi. Dal ‘96 ha scelto la Formula Cart, negli Usa, e per due stagioni (‘97e ‘98) ha conquistato il titolo entrando nella leggenda oltreoceano. Dopo un’altra parentesi in Formula Uno, è tornato in America nel 2001, e il 15 settembre dello stesso anno, nella prima gara europea di Formula Cart al Lausitzring, ha subito un drammatico incidente: ricoverato in condizioni disperate, ha subito l’amputazione di entrambi gli arti inferiori. Nel 2005 è tornato al successo nel Mondiale Turismo. Innamoratosi dell’handbike, ha debuttato alla New York City Marathon cogliendo un quarto posto nel 2007. Ha vinto le maratone di Venezia (2009), Milano e Roma (2010), ed è nel giro della Nazionale.

Alessandro Zanardi
Kammerlander

Aveva ragione, il Ballero. I progressi sono sotto gli occhi di tutti. E proprio quest’anno, forse anche perché Zanardi ha potuto gettarsi anima e corpo in questa avventura, senza doverla condividere con l’attività sui circuiti, sono arrivati risultati a pioggia. Primo alla maratona di Milano e a quella di Roma, due classiche. Terzo, in volata, a quella di Padova, la città dove vive con la moglie Daniela.

“Che finale, quello. Ci siamo buttati sul traguardo in quattro, e a trecento metri dall’arrivo ero addirittura in testa. Dopo il traguardo ero un po’ deluso perché in due mi avevano superato, ma quando mi hanno detto che avevamo viaggiato alla media dei 40 orari, e che il vincitore aveva stabilito la miglior prestazione mondiale, ho capito di aver fatto qualcosa di importante”.

C’è di più. Ormai Alex è nel giro della Nazionale, ha gareggiato in Coppa Europa, è appena rientrato dalla Spagna dove ha conquistato un quarto posto a cronometro nella prova unica di Coppa del Mondo. Insomma, è entrato nell’elite dalla porta principale. Merito del suo spirito agonistico, ma anche della sua curiosità, della sua voglia di “sporcarsi le mani” per sistemare il mezzo. Lo faceva anche quando le sue macchine avevano un motore.

“Uso la fantasia, la creatitività, quel po’ di esperienza che tanti anni di automobilismo mi hanno dato. L’handbike è una disciplina affascinante, ancora tutta da scoprire. Non c’è niente di scritto. Ogni atleta ha una disabilità diversa, il che lo rende unico. Non è facile spiegarlo a chi guarda da fuori, ma certe perdite oggettive possono trasformarsi in punti di forza, in gara. Chiarisco: io non ho le gambe, tecnicamente un normodotato che gareggia contro di me a forza di braccia perderà sempre. Certi sviluppi areodinamici possono dare risultati diversi a seconda di chi ne fruisce. Su questo sto costruendo la mia crescita”.

Per sé e per gli altri, come sempre. Perché la naturalezza con cui questo campione di mille rinascite parla di argomenti che fino a qualche tempo fa erano assurdi tabù ha aperto una strada. E una porta grande così a chi ha bisogno di uscire dall’isolamento. La forza di Alex è anche nell suo lavoro incessante per l’associazione “Bimbi in gamba”, una sua creatura, che fornisce protesi e rieducazione a bambini diversamente abili che non hanno la possibilità di sostenere le spese delle cure mediche. Come loro, lui sa ancora sognare. Adesso, per dire, sogna le Paralimpiadi.

“A Pechino volevano darmi una wild card. Ma io non volevo rubare il posto a nessuno. Oggi è diverso: è un obiettivo, posso arrivarci per merito mio. Con la forza delle mie braccia”.

E non solo: del cuore, della testa. Una forza inimmaginabile.

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