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fare di conto

Primo piano sull’Economia Una economia più informata

Nicolini

di Massi-miliano Marzo biografia

Quotate e non, tutte le aziende hanno il dovere di rendere “trasparenti” le operazioni che svolgono, soprattutto quando queste possono incidere sugli interessi degli investitori. Ma quali sono gli obblighi di “informazione” e a quali sanzioni si va incontro in caso di mancata comunicazione?

Le operazioni di fusione e acquisizione effettuate dalle varie società quotate e non quotate generano un flusso di informazioni sulle operazioni che sono di interesse assolutamente generale. In sostanza, infatti, al momento in cui un’azienda decide o di acquistarne un’altra o di cedere sul mercato un suo ramo diventato non più strategico, sorge il problema del come comunicare all’esterno tali eventi. In primo luogo, è bene tenere distinti due aspetti fondamentali: se la società è quotata sul mercato finanziario oppure no. Ciò fa la differenza, dal momento che se l’azienda è quotata sul listino di borsa, tutte le informazioni societarie hanno un obbligo di natura giuridica esplicito, e il mancato rispetto dell’obbligo di informare il mercato nei tempi giusti e con le dovute forme comporta anche delle sanzioni nei confronti degli amministratori. è evidente, però, che anche una società che non sia quotata ma che abbia interesse a mantenere con il mondo degli stakeholder ad essa vicini (laddove con la parola stakeholder si indica il complesso dei soggetti che hanno una serie di relazioni con l’impresa, a vario titolo: dipendenti, azionisti, fornitori, ecc.), deve comportarsi in maniera altrettanto tempestiva nel comunicare verso l’esterno la realizzazione o il raggiungimento di determinati obiettivi.

Un tema collegato riguarda la tempistica, ovvero: quando informare il mercato e gli azionisti? Anche in questo caso, se la società è quotata o no, rappresenta una sostanziale differenza. Facciamo un esempio: supponiamo che l’azienda A (quotata in borsa) abbia in animo di acquistare l’azienda B, utilizzando al 60 per cento risorse proprie e al 40 per cento ricorrendo al debito a lungo termine. è chiaro che al momento in cui tale informazione viene comunicata al mercato, il prezzo delle azioni dell’azienda A subisce immediatamente un balzo in alto sul listino delle quotazioni. Tuttavia, se anziché comunicare apertamente verso il mercato l’azienda A preferisce far filtrare notizie più o meno riservate, è chiaro che il primo che sarà in grado di raccogliere tali informazioni le utilizzerà subito prima degli altri per acquistare azioni di tale azienda A, le quali raggiungeranno il massimo della quotazione solo in tempi successivi. Detto in altri termini, per una società quotata la comunicazione è talmente importante che, se non gestita efficacemente, rischia di generare ondate speculative al rialzo o al ribasso sul proprio titolo, che possono andare a grave danno degli azionisti. Pertanto, in relazione alla tempistica di comunicazione, non è semplice decidere quando comunicare la realizzazione di un’operazione: se si aspetta troppo, si rischia che qualcun altro utilizzi l’informazione a proprio vantaggio speculativo. L’uso a proprio vantaggio di informazione riservata al fine di modificare l’andamento dei corsi di borsa è definito insider trading: è una procedura severamente vietata.

“L’insider trading è l’uso di informazioni riservate per modificare l’andamento dei corsi di borsa”

L’informazione in ambito economico ha dunque un valore che può essere assolutamente quantificabile monetariamente. Il caso più naturale è rappresentato dalla presentazione del bilancio, che deve essere redatto sulla base di principi molto precisi. Ogni minima deviazione da questi rappresenta una situazione di potenziale difficoltà. Tali aspetti sono così importanti che spesso grandi imprese, pur non essendo quotate, si comportano come se lo fossero ai fini dell’informazione societaria: anche se la legge obbliga loro a minimi sforzi di natura informativa tali imprese, invece, sono prodighe di informazioni verso il mercato. Ciò, infatti, aumenta la trasparenza e rafforza soprattutto la credibilità di tali aziende, che non temono di comunicare verso l’esterno la propria politica di acquisizione, di cessione e altro.

Quali sono le ragioni di tanta attenzione formale e informale dedicata al tema dell’informazione societaria? Lo abbiamo implicitamente già accennato: la tutela degli azionisti e, nel caso di una società cooperativa, dei soci. Ogni minima macchia si riflette in un mutamento nel valore dell’azienda, o perché i corsi di borsa possono mutare a sfavore, reagendo negativamente ad una notizia anche positiva, ma non correttamente comunicata. Una variazione negativa nel prezzo delle azioni si riflette in una perdita in conto capitale per gli azionisti. Per quanto riguarda una società cooperativa la cosa è altrettanto grave, pur non essendo quotata: una comunicazione societaria non correttamente gestita rischia di provocare un danno reputazionale che può essere difficile recuperare con velocità. Se gestire l’informazione è semplice quando ciò che si deve comunicare è favorevole, la cosa può essere molto più complicata quando si tratta di situazioni difficili. In ogni caso, il profilo di correttezza di un’azienda si vede anche da questo: comunicare correttamente segnala un comportamento coerente che viene comunque sempre apprezzato dall’esterno.

Un altro fattore di incertezza che a volte genera difficoltà è rappresentato dalla compagine sociale: in molti casi alcune aziende – pur avendone l’obbligo – sono riluttanti a comunicare la propria compagine sociale in maniera cristallina e trasparente. Per una banca (non quotata) o per un’azienda quotata ciò può essere motivo di commissariamento legale o di azione di responsabilità. è essenziale nel mondo sapere con chi si lavora. Esiste però una certa differenza tra una normativa complessa che in Italia e più in generale in Europa e in USA regola l’obbligo di informazione societaria che non è omogenea anche in altre economie mondiali. Ad esempio, in Cina e in alcuni paesi medio-orientali la normativa sulla trasparenza è più ‘leggera’, sia dal punto di vista formale che informale. Con il risultato che non è sempre facile mandare in porto buoni affari e soprattutto mantenerli quando nella pratica informale e nella normativa si hanno obblighi e percezioni totalmente diversi in materia di trasparenza informativa. La speranza è che una crescita dell’integrazione dei mercati finanziari porti gradualmente tutti a riconoscere la crucialità di questi aspetti nel mondo degli affari.

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