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fare di conto

Primo piano sull’Economia Rapporto con la Banca: istruzioni per l’uso

traduzione: eng | عربي

Nicolini

di Massi-miliano Marzo biografia

Cosa significano TAN e TAEG? E con i mutui come la mettiamo? Codici, sigle, moduli dai significati incomprensibili possono rendere insidioso l’ingresso in banca. Per decifrare il linguaggio a volte oscuro delle "condizioni" bancarie passiamo in rassegna i più diffusi prodotti cercando di capirne un po’ di più.

Il rapporto tra banca e cliente in Italia non è mai stato caratterizzato da quella serenità che invece dovrebbe essergli proprio. Il timore di non capire o di non riuscire a porre le domande giuste (nel senso di realmente rispondenti ai propri bisogni), unitamente ad un pizzico di soggezione pone spesso il cliente in una posizione subalterna di fronte alla banca. Solo recentemente le banche hanno progressivamente avviato operazioni di maggiore trasparenza volte a migliorare l’informazione sui prodotti e sulle pratiche, in quanto si è ben compreso come questo nuovo atteggiamento di apertura sia estremamente necessario alla banca per fidelizzare la clientela e attirarne di nuova. Ciononostante, rimangono i dubbi su tanti aspetti. Proviamo a fornire al lettore qualche piccola indicazione pratica.

Come è noto, il rapporto con la banca investe, in linea di massima, due aspetti: il lato del risparmiatore e quello del cliente come debitore, in quanto intestatario di un mutuo per l’acquisto di un bene immobile o, materiale (come un’automobile o un accessorio per la casa). Partiamo proprio da quest’ultima situazione. Siamo in un momento congiunturale in cui i tassi di interesse per i mutui prima casa si aggirano attorno al 5,2-4,4 per cento se a tasso fisso. Qualora si scelga il tasso variabile, invece si possono ottenere soluzioni anche più vantaggiose. Quale tasso scegliere, fisso o variabile ?

Per rispondere a questa domanda, è necessario considerare l’orizzonte dell’investimento. Se si tratta, infatti, di un mutuo per l’acquisto di un immobile, è consigliabile il tasso fisso, dal momento che si tratterà di un investimento a lungo termine. Se invece, il mutuo o finanziamento riguarda l’acquisto di un bene durevole (automobile o elettrodomestico), è invece consigliabile il tasso variabile. Va inoltre rilevato che la scelta dipende soprattutto dalle previsioni di andamento futuro dei tassi: se prevediamo una crescita dei tassi, non conviene scegliere di impegnarci con un tasso variabile, ma è preferibile fissare sin da subito – magari a costi inferiori – il nostro onere in termini di tassi di interessi passivi. E ora, in quale periodo ci troviamo ? Da più parti si sottolinea il rischio di crescita futura del tasso di inflazione, per via delle politiche monetarie correnti altamente espansive. L’effetto dell’inflazione più elevata è purtroppo semplice da quantificare: essa comporta direttamente un rialzo dei tassi di interesse. Così chi ha contratto un mutuo a tasso variabile, si troverà a pagare una rata di interessi più alta. Pertanto, allo stato attuale dei fatti, coloro che desiderano acquistare un immobile è bene che lo facciano subito, contraendo un mutuo a tasso fisso, per tutelarsi dai rialzi dei tassi che si realizzeranno nel prossimo futuro.

“La necessità di una maggiore trasparenza nella gestione del denaro è da tutti avvertita come non più rinviabile”

Veniamo ora al finanziamento per l’acquisto di un bene durevole, sia esso automobile o accessorio per la casa. Generalmente questi prodotti vanno sotto il nome di ‘Credito al consumo’, dal momento che incentivano gli acquisti di beni e servizi. Quasi tutti i finanziamenti sono a tasso variabile. Per orientarsi e non avere sorprese è bene tenere presente alcune definizioni. In genere il tasso del finanziamento è indicato in due maniere: TAN e TAEG. Cosa sono? Il TAN (Tasso Annuo Nominale) è il tasso annuale sul prestito concesso al cliente. In questo tasso non viene incluso il costo di oneri come, le spese di istruttoria e di incasso. Il TAEG (Tasso Annuo Effettivo Globale) esprime invece il costo effettivo del finanziamento, dal momento che comprende anche le spese di apertura pratica, di incasso rata e altro. L’onere effettivo sul cliente è dunque dato dal TAEG. Non è infrequente, infatti, imbattersi in situazioni in cui vi è una differenza notevole tra TAN e TAEG. Sebbene in generale la pubblicità per i finanziamenti a rate includa entrambe i tassi, è importante tenere ben presente la differenza tra i due, per non avere sorprese.

Veniamo ora alle carte di credito. Il saldo delle spese effettuate è generalmente regolabile in due modalità: o alla fine di ogni mese o attraverso un pagamento rateale (revolving). Nel primo caso, sono previste penalità e/o l’applicazione di tassi di interessi molto alti nel caso di mancato rispetto di un versamento da parte del cliente. Per le carte di credito revolving, si applicano i medesimi criteri del finanziamento con un TAN e TAEG specificati nel contratto di credito. Nella grande maggioranza dei casi, il versamento a copertura delle spesa di una carta revolving è in somma fissa (ad es. 50 euro al mese). Attenzione, dunque, ai tassi di interesse delle carte revolving: possono essere molto elevati.

Veniamo infine al tema dell’investimento in attività finanziarie. La grande maggioranza degli italiani si lascia consigliare dalla banca per l’investimento in fondi e altri strumenti di risparmio gestito. In aggiunta a ciò, le banche spesso consigliano l’acquisto delle obbligazioni da esse stesse emesse. Riguardo ai fondi: non vi è dubbio che sono un ottimo strumento, per chi non ha tempo o informazioni sufficienti per seguire giornalmente il mercato finanziario. Ma attenzione ai costi: il TER (Total Expense Ratio) e i costi di gestione. In alcuni casi, tali oneri possono addirittura più che compensare (ahinoi !) i guadagni. Per le obbligazioni, prima di accettare, vale la pena capire la durata, i costi connessi e la loro rischiosità. In ogni caso, la scelta degli investimenti è molto difficile e le banche tendono sempre a consigliare prodotti su cui hanno interessi non sempre perfettamente allineati con quelli del cliente. Se si dispone di un certo ammontare è meglio rivolgersi a un consulente finanziario indipendente (da banche o Sgr): figura professionale recentemente introdotta dal recepimento della direttiva europea Mifid. In questo modo si può cercare di ottenere un consiglio libero da potenziali conflitti d’interesse, che – laddove presenti – pongono il cliente in una netta posizione di subalternità rispetto alla banca.

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