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Termine per presentare la domanda di partecipazione: 3 maggio 2019.

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fare di conto

Primo piano sull’Economia
Crisi finanziaria e risparmio tradito

traduzione: eng | عربي

Nicolini

di Massi-miliano Marzo biografia

La crisi in atto, partita dai mercati finanziari e drammaticamente "agganciata" all'economia "reale", trova origine nella mancanza di trasparenza e responsabilità da parte di chi gestisce il credito a livello internazionale. Oggi ne paghiamo le dure conseguenze. Come uscirne? Come ripristinare un po' di fiducia e far ripartire un'economia al collasso? Nuove regole e più etica?

Da qualche tempo giornali e televisioni sottolineano la gravità della crisi economica che stiamo attraversando. Senza entrare nel dettaglio delle aride cifre, cerchiamo di fare il punto sulle cause e sulle conseguenze di questa crisi, con particolare riguardo alla vita di tutti i giorni. In estrema sintesi, le cause della crisi economica vanno ricondotte ad una serie di carenze nell’attività regolamentare che avrebbero dovuto essere presente in tantissimi passaggi dell’attività finanziaria. Con il risultato che la ricerca spasmodica del guadagno ad ogni costo ha generato la costruzione di attività finanziarie non aventi nessun correlato con l’economia reale, che sono comunemente chiamati ‘titoli tossici’. Cosa sono e perché sono importanti ai nostri fini ?

I titoli ‘tossici’ sono attività finanziarie, più correttamente definibili come obbligazioni strutturate, il cui valore dipende da una molteplicità di altri titoli, a cui essi sono legati. E’ come immaginare una matassa di lana completamente arrotolata: è molto difficile trovare il capo iniziale da cui iniziare a sbrogliare il tutto. Con il calo dei prezzi delle abitazioni negli USA, molti di questi titoli tossici hanno perso valore, e, al tempo stesso, tutte le grandi banche che avevano investito in tali asset si trovano ora in colossali difficoltà, dal momento che tutto il loro attivo sta perdendo giorno per giorno di valore. Quali conseguenze per il risparmio?

“La necessità di una maggiore trasparenza nella gestione del denaro è da tutti avvertita come non più rinviabile”

La crisi finanziaria ha evidenziato la difficoltà di rapporti esistenti tra banca e cliente o, più in generale, tra intermediario finanziario e cliente. Infatti, chi ci assicura che i fondi comuni dove ognuno di noi ha accantonato i propri risparmi, oppure i fondi pensione dove vengono raccolti i versamenti per la pensione futura, non abbiano investito in titoli ad alto rischio? Qual è la trasparenza nella gestione dei fondi comuni e fondi pensione? E ancora, qual è la situazione del patrimonio delle fondazioni bancarie il compito di usare i propri fondi per finalità di carattere sociale? Non sono domande semplici, anche se il filo conduttore è uno solo: la necessità di una maggiore trasparenza nella gestione del denaro, da tutti avvertita come non più rinviabile. La trasparenza è fondamentale per ridare fiducia a tutti: banche, imprese, consumatori e investitori.

La crisi – che ha un’origine tutta finanziaria – si è trasferita all’economia reale, proprio per il crollo della fiducia: da parte del risparmiatore e da parte della banca nei confronti delle imprese e delle banche stesse. Se il denaro non può essere investito o concesso a prestito, l’economia inevitabilmente si ferma, proprio come sta succedendo ora. Fondi comuni e fondi pensione non sono solo in difficoltà a causa dei titoli tossici, ma anche per gli investimenti effettuati in azioni o obbligazioni delle grandi banche che ora sono fallite (come ad esempio Lehman Brothers).

Come in ogni attività commerciale, anche chi vende prodotti finanziari è remunerato a provvigione su quanti titoli è riuscito a piazzare nei portafogli dei propri clienti. In questo modo, se il signor Rossi spinge il signor Bianchi ad acquistare 1 milione di euro di un’obbligazione emessa dalla banca Zeta, quest’ultima riconoscerà al signor Rossi (il venditore-consulente) una certa somma come provvigione, in percentuale al milione venduto. In questo modo, il signor Rossi, noncurante della rischiosità delle obbligazioni della banca zeta e, soprattutto della capacità del signor Bianchi di sopportare eventuali perdite, cercherà di vendere una montagna di titoli della banca zeta, per aumentare il proprio guadagno. Ora, se la banca zeta è buona, tutto va bene e tutti ci guadagnano. Se invece essa è un titolo molto rischioso, inizieranno a perderci coloro che hanno investito in essa o i fondi che hanno acquistato molte quote di tale banca zeta. In realtà sarebbe stato preciso dovere del signor Rossi (consulente-venditore) consigliare l’investimento più adeguato all’attitudine al rischio del proprio cliente che, invece, si trova essere l’unico veramente esposto.

GLOSSARIO

Asset: un ‘asset’ è una qualunque attività finanziaria, quale, ad esempio, un’azione, un’obbligazione, una quota di fondo comune di investimento, un titolo di stato, ecc, che viene normalmente inclusa nel portafoglio di un investitore.

Mifid: La ‘Mifid’ è la direttiva europea sui mercati finanziari n. 2004/39 che è stata recepita in Italia con la legge n.13 del 17/2/2007. Tale direttiva introduce una serie di normative importanti circa la trasparenza dell’intermediazione finanziaria e il ruolo degli intermediari finanziari, aprendo anche a nuove figure professionali, come i consulenti indipendenti, volte a migliorare la trasparenza informativa del mercato.

Questo semplice esempio mostra come i conflitti d’interesse più o meno evidenti sono alla base del calo vertiginoso della fiducia, che, a sua volta determina il pericoloso avvitamento della crisi verso il basso. La crisi in atto ha messo in chiara evidenza tutto l’insieme dei conflitti d’interesse che permeano l’attività finanziaria. Per orientarsi sarebbe urgente un’operazione verità volta a stabilire con attenzione le responsabilità di chi ha mal gestito i risparmi. Se pensiamo ai fondi comuni di investimento, gli elevati costi di gestione spesso vanificano una redditività che è situata nella media. Anche in questo caso, il problema è nel conflitto di interesse: la grande maggioranza dei fondi è di proprietà di banche e le commissioni di gestione vengono normalmente retrocesse alla banca proprietaria del fondo stesso.

E’ evidente che la crisi in corso rappresenta un punto di svolta: per ridare fiducia ai soggetti che sono rimasti colpiti è necessaria una maggiore eticità nell’ambito della finanza, partendo dalla consapevolezza che la ricerca spasmodica del profitto personale può arrecare danni maggiori non solo agli altri, ma anche a se stessi. Preservare il proprio patrimonio, garantire la pensione a se stessi e ai propri figli sono esigenze primarie. Il mercato finanziario ha in sè la capacità di attuare potenti forme di redistribuzione della ricchezza dal momento che non garantisce eguale accesso a tutti alle medesime opportunità di investimento. E’ solo attraverso una maggiore trasparenza ed eticità che si potrà permettere anche ad altri l’accesso ad investimenti redditizi, minimizzando il rischio e i costi. Ciò è possibile: la separazione tra la consulenza e la vendita di prodotti finanziari introdotta dalla recente legge Mifid, permette di attenuare i conflitti di interesse garantendo maggiormente il consumatore.

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