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Sei in: webAmbiente / numero 3 - 2009 / Più liberi dalla criminalità / Una Sicilia da riscoprire

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di Laila Bernardi

CHI ERANO

PLACIDO RIZZOTTO

Corleone (Pa), 2 gennaio 1914 – 10 marzo 1948. Sindacalista rapito e ucciso dalla mafia. Prestò servizio in Carnia durante la seconda guerra mondiale, e dopo l’armistizio dell’8 settembre si unì alle brigate partigiane come socialista. Rientrato a Corleone al termine della guerra, iniziò la sua attività politica e sindacale, diventando segretario della Camera del Lavoro di Corleone e in seguito esponente di spicco del PSI nazionale e della CGIL. La sera del 10 marzo 1948 fu rapito e ucciso dalla mafia per il suo impegno a favore del movimento contadino per l’occupazione delle terre. Le indagini sulla sua morte furono condotte dall’allora capitano dei carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa, anch’egli assassinato per mano mafiosa nel settembre 1982.

PIO LA TORRE

Palermo, 24 dicembre 1927 – 30 aprile 1982. Uomo politico. Si impegnò fin da giovane nel movimento dei braccianti siciliani, poi nella CGIL come segretario regionale e nel 1962 fu eletto segretario regionale del Partito Comunista Italiano. Nel 1972 venne eletto deputato. Occupandosi di agricoltura, propose in Parlamento una legge che introduceva il reato di associazione mafiosa ed un’altra che prevedeva la confisca dei beni alla criminalità organizzata. Tornato in Sicilia si occupò della battaglia contro la costruzione della base missilistica della Nato a Comiso. La mattina del 30 aprile 1982 fu ucciso mentre era in auto con il suo amico e compagno di partito Rosario Di Salvo.

PEPPINO IMPASTATO

Cinisi (Pa), 5 gennaio 1948 – 9 maggio 1978. Nato da una famiglia mafiosa, venne cacciato di casa dal padre ed avviò un’attività politico-culturale antimafiosa. Nel 1977 fonda Radio Out, una radio libera autofinanziata, in cui denuncia i delitti e le azioni dei mafiosi di Cinisi e Terrasini e i traffici di droga coordinati dal capomafia Gaetano Badalamenti. Il programma più seguito della sua radio era Onda Pazza, in cui sbeffeggiava mafiosi e politici soprattutto locali. Nel 1978 si candidò alle elezioni comunali nella lista di Democrazia Proletaria. Fu assassinato il 9 maggio dello stesso anno, nel corso della campagna elettorale, con una carica di tritolo posta sotto il suo corpo, stordito e adagiato sui binari della ferrovia.

NICOLÒ AZOTI

Ciminna (Pa) 13 settembre 1909 – Baucina (Pa), 21 dicembre 1946. Ebanista, cantante e sindacalista. Fu uno dei primi a cadere sotto il piombo mafioso. Il suo maestro di scuola lo inserì nel corpo bandistico del paese, ma ciò che gli dava da mangiare era il mestiere di ebanista. Di ritorno dalla Seconda Guerra Mondiale, si dedicò all’organizzazione dei contadini battendosi con loro per la riforma agraria all’interno della CGIL, fondando l’ufficio di collocamento e progettando la costituzione di una cooperativa agricola. Fu ammazzato dagli agrari mafiosi locali. La figlia Antonina ha scritto il libro Ad alta voce, per cercare di non rendere vano il sacrificio del padre e sconfiggere il muro di omertà in cui ha dovuto vivere per quasi mezzo secolo.

GIOVANNI FALCONE

Palermo, 18 maggio 1939 – 23 maggio 1992. Sostituto procuratore a Trapani per 12 anni perfezionò, a Palermo, la sua strategia di indagine sulle associazioni mafiose, partendo dai percorsi patrimoniali e finanziari che accompagnavano i vari traffici. Falcone viene chiamato dal successore Antonino Caponnetto, per creare il ben noto pool antimafia, formato da pochi magistrati, la cui attività culmina con la cattura del temutissimo Tommaso Buscetta, e inchiodando la mafia nell’87 nel Maxiprocesso che sentenzia 360 condanne, fra cui 19 ergastoli. Giovanni Falcone morì il 23 maggio 1992, mentre tornava con la moglie da Roma, come era solito fare ogni fine settimana, soccombendo ad una carica di 5 quintali di tritolo, fatta scoppiare con il telecomando da Giovanni Brusca.

PAOLO BORSELLINO

Palermo, 19 gennaio 1940 – 19 luglio 1992. Magistrato. Nato e cresciuto alla Kalsa, nel 1963 vinse il concorso per entrare in Magistratura diventando il più giovane magistrato d’Italia. Conobbe la mafia dei Corleonesi lavorando come pretore a Monreale. Entrò nel 1975 nell’ufficio di Rocco Chinnici, per far parte del pool antimafia insieme a Giovanni Falcone, compagno di tante indagini sfociate nel maxiprocesso di Palermo del 1987. Quando di fatto fu sciolto il pool, con Falcone a Roma, Borsellino chiese il trasferimento alla Procura di Palermo. Cinquantasette giorni dopo la strage di Capaci, il 19 luglio 1992, Paolo Borsellino fu ucciso davanti alla casa della madre, in Via D’Amelio, dove si stava recando per salutarla, come faceva ogni domenica.

DON PEPPE DIANA

Casal del Principe (Ce), 4 luglio 1958 – 19 marzo 1994. Sacerdote e scrittore. Dopo aver intrapreso dal 1968 gli studi teologici a Napoli, viene ordinato sacerdote nel 1982 e dall’89 è parroco della chiesa di San Nicola di Bari del suo paese. Don Peppe Diana visse negli anni del dominio della camorra casalese. Il suo impegno civile contro la camorra, lo vide in prima linea contro il racket e lo sfruttamento degli stranieri in Campania. Il suo scritto più noto è la lettera Per amore del mio popolo non tacerò, un documento diffuso a Natale in tutte le chiese di Casal del Principe e della zona aversana, un manifesto dell’impegno contro il sistema criminale. Fu ammazzato mentre officiava messa con quattro proiettili sparati alla testa.

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