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Levorato

di Laila Bernardi

Un sommelier d'alta finanza

Di giorno numeri e crediti, ma nel tempo libero il piacere di un sorso d’annata. Gabriele Stanzani, Direttore del servizio finanza di Manutencoop Facilty management, ha coltivato la passione per il buon vino diventando sommelier e viaggiando per il mondo alla ricerca delle principali etichette.

È direttore del servizio finanza, tesoreria e gestione clienti. Ha a che fare tutti i giorni, ben oltre le otto ore al giorno, con banche, finanziarie e clienti che non possono (o non vogliono) pagare, oltre a coordinare il lavoro di 7 persone del suo gruppo. Gabriele Stanzani, cinquantenne, in Manutencoop dal 1987, è anche un appassionato sommelier. Sì, proprio di quelli un po’ fanatici che se capitano ad un aperitivo o ad un brunch dove si offre da bere, guardano il bicchiere rigirandolo fra le dita, annusano, assaggiano, fanno schioccare il palato e ti agganciano per spiegarti che quest’anno l’annata, per il bianco, non è granché.
Solo che a sentir parlare Stanzani, se proprio non sei astemio, ti diverti davvero, perché ti trasmette la passione sfrenata che ha maturato per il vino. È cominciato tutto circa dieci anni fa, frequentando un gruppo di amici fra cui suo cognato già sommelier, e imparando, precisa, “a dare il giusto valore a quello che bevo”. Di qui il corso di tre anni all’Associazione Italiana Sommelier, la promozione e l’investitura ufficiale con il caratteristico tastevin, quel ciondolo d’argento a forma di coppa di cui sono dotati gli esperti degustatori titolati.

Come sfrutti questa passione?

“Non professionalmente, è naturale. Il mio lavoro è qui. Ma nei fine settimana, con un gruppo di amici abbiamo il piacere di ritrovarci a cena portando una bottiglia, sorseggiandola e parlandone, a volte per tutta la sera, tanto da allontanare dopo qualcuno di questi appuntamenti quelli che non condividono lo stesso interesse, a cui risultiamo noiosi”.

Quindi serate di libagioni…

“No, assolutamente. Diciamo serate di cultura. Il vino ha il fascino di portare con sé molte altre situazioni piacevoli e svariati interessi. Non bisogna essere dei bevitori per amarlo. Anzi, i forti bevitori non guardano tanto per il sottile a quello che bevono. Sono le esperienze che ruotano attorno ad una buona bottiglia che appassionano”.

Ovvero?

“Intanto visitare le cantine, imparare cosa sono i processi di lavorazione del vino, conoscere la terra e la natura e soprattutto le persone che se ne occupano. Ne hanno da raccontare, curano il loro prodotto dalla scelta delle uve alla vendita. E il bello è che la storia del vino non è scritta sulla pietra, è un evolversi continuo, ha una sua dinamicità nel tempo ed è importante curarne i particolari, i suoi processi di fermentazione, i metodi di imbottigliamento. un mondo intero”.

Al vino è naturalmente legato anche il cibo...

“Assolutamente sì. Quando abbini un buon piatto con un buon vino… quale maggiore soddisfazione? Noi ci troviamo generalmente il sabato sera o la domenica, e passiamo alcune ore gustandoci i vari abbinamenti, e parlandone”. A Gabriele Stanzani brillano gli occhi. Ma non è da solo a portare con sé questa passione. Ha contagiato da subito anche sua moglie Daria.

Una passione condivisa…

“Sì. Anzi, per certi aspetti mia moglie è più brava di me. Più preparata e più pragmatica, come lo sono spesso le donne. Senza contare che oltre ad essere un sommelier ha anche la passione per la cucina. Ed è più raffinata. Io sono più consumista. Facciamo molte cose insieme.

Anche i viaggi per cantine e vigneti allora…

Tutte le volte che possiamo partiamo per il mondo, scegliendo una località dove sia rintracciabile anche una storia enologica e ci sia qualche buon vino da gustare.

Dove?

“Beh, a parte l’Italia, che giriamo in lungo e in largo, abbiamo fatto la Valle del Reno in Germania, l’Alsazia, la Borgogna e le zone del Bordeaux in Francia. In Spagna abbiamo fatto la regione della Rioja e in Portogallo a Porto e lungo il fiume Douro. Fra i viaggi fuori dall’Europa, la Napa Valley in California”.

Preferisci i vini bianchi o i vini rossi?

Non faccio queste distinzioni. Dipende sempre da quello che si mangia. Ma se devo dire quale regione italiana mi stuzzica di più scelgo il Piemonte, terra di vini rossi, perché è una regione dove il vino ha una vera storia che è cresciuta nei secoli, dove molti produttori hanno ancora le mani sporche di terra, e da loro respiri il sapere e l’esperienza di gente attaccata al proprio mestiere.

Non sarà un professionista, ma il nostro direttore finanziario in fatto di vino è molto ricercato. Da amici, per consulenze di vario tipo, ma anche da Manutencoop: alla Festa delle Genti è lui infatti la voce “esperta” del ManutenWine Bar.

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