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Levorato

di Laila Bernardi

Una vita da “attaccante”

Giovane e deciso, Riccardo Manzi Betti ha proceduto sulla strada della professionalità e della partecipazione alla vita aziendale. Oggi, già socio, oltre ad aver aumentato la propria responsabilità lavorativa, si batte perché i valori cooperativi che sono alla base dello spirito aziendale non vadano dispersi.

Riccardo Manzi Betti, 26 anni, è forse il cooperatore più giovane del Gruppo Manutencoop, è arrivato in azienda oltre sette anni fa; ricorda ancora quando, in pieno agosto 2002, venne a fare il primo colloquio con il suo ‘Pandino’ dalla riviera adriatica dove era in vacanza, in mano il diploma fresco di geometra appena conseguito. Fu la mamma a dirgli per telefono di aver sentito che a Manutencoop cercavano personale.“Gli uffici erano ancora nella vecchia sede, ma dappertutto c’erano già pronti gli scatoloni per il trasloco in via Poli. Mi dissero ‘ti facciamo sapere’, ma quel lavoro lo sentivo già mio” dice Riccardo, pizzetto, fisico sportivo e sorriso sempre pronto.

I primi di settembre era già assunto per fare le misurazioni e i rilievi per l’appalto Consip di MFM. Così per tutto il primo anno e mezzo. “Oggi la mia attività si è estesa soprattutto al settore della sanità – spiega – e se devo descrivere quello che faccio mi piace dire che mi occupo di trasformare i metri quadri in euro”. In pratica Riccardo Manzi Betti, un doppio cognome che gli conferisce un “tono” aristocratico, dopo aver fatto le misurazioni e le rilevazioni delle consistenze degli edifici, presso i vari cantieri in cui MFM svolge il servizio di pulizie, le porta in azienda e, con i parametri da contratto, fa il calcolo dei costi.

“Le planimetrie si misuravano e si disegnavano a mano – racconta – e io avevo abbastanza dimestichezza perché il diploma conseguito mi dava delle competenze di base specifiche, ma qui a Manutencoop posso dire con orgoglio di aver letteralmente rotto le scatole perché ci dotassimo di Autocad, un programma di disegno tecnico che dà maggiori garanzie di precisione e consente di fare un’analisi molto più tecnica”. Dopo i rilievi, Manzi Betti continua a seguire il cliente per tutta la durata dell’appalto. “Seguire il cliente è proprio quello che mi piace fare più di ogni altra cosa – racconta Riccardo – ma me la sono dovuta sudare”.

Riccardo infatti non solo è ancora uno dei più giovani account di portafoglio clienti, ma dimostra un’età inferiore a quella che ha realmente. “Una vera ‘croce e delizia’ – ride – che mi ha causato qualche disagio all’inizio. Hai presente cosa significa che vai a rappresentare l’Azienda e ti guardano sogghignando fra loro? La mia giovane età suscitava perplessità circa la mia professionalità e competenza. Ma siccome io sono un testa dura e mi piacciono molto le sfide è durata poco: ce l’ho messa tutta per dimostrare che sapevo quello che facevo e a farmi rispettare”. Ma le soddisfazioni sono arrivate presto. “Il cliente, quando chiamava, chiedeva di me, voleva proseguire con me il rapporto di lavoro, una gratificazione impagabile. Alla faccia di chi mi diceva che fino ai trent’anni non si conta nulla”.

“Il contatto con le persone è la cosa che mi piace di più, affinare un rapporto che si prolunga”

E con le soddisfazioni sono arrivati anche gli impegni. “Solo nei primi due anni ho fatto centocinquantamila chilometri su è giù per i cantieri di tutta Italia – racconta Riccardo - e credo, o almeno lo spero, che siano contenti di me anche i miei capi. Sento che si fidano”. Nel frattempo il suo livello è cresciuto, ora un appalto lo segue dall’inizio alla fine. “Il contatto con le persone è la cosa che mi piace di più – dice - il rapporto che si prolunga e si affina nel tempo. E poi mi piace girare, non stare fermo in un solo posto e conoscere altre realtà di lavoro che dall’ufficio si possono solo immaginare”. “Ciò che non mi piace è invece perdere il controllo della situazione” spiega. “Mi è capitato in certi momenti, durante le varie riorganizzazioni del Servizio, in cui eravamo in pochi e si doveva rincorrere l’emergenza, passare con frenesia da una pratica all’altra. Io ho bisogno di concentrarmi su un lavoro, per farlo al meglio”.

Riccardo Manzi Betti è socio dal 2006. Lo è diventato a 23 anni, appena è riuscito ad accumulare un po’ di TFR da “investire” nella quota per non avere una trattenuta troppo alta in busta paga. Ma lo sarebbe diventato anche prima. Perché – come dice lui – “io voglio avere la possibilità di dire la mia”. È entrato quasi subito nel Comitato soci di MFM per i Servizi Centrali come primo dei non eletti. “Mi piaceva molto avere un posto dove discutere – spiega - parlare della Cooperativa, confrontarmi sulle cose da fare e sui problemi da affrontare, tant’è che mi sono ricandidato anche lo scorso anno per il rinnovo del Comitato dei Servizi Centrali, e non nascondo che ci sono rimasto male quando per un pugno di voti non ce l’ho fatta. Per fortuna poi mi è stato proposto di entrare nella Commissione Informazione e Comunicazione”.

Riccardo ha un passato di giovane impegnato. “Negli scout per 15 anni – spiega - da ‘lupetto’ fino a capo, quindi credo di essere portato per il volontariato, la fatica e la partecipazione, o quanto meno ne ho esperienza. E un’abitudine a discutere e a ragionare che devo anche alla mia famiglia. Ma a parte tutto io sono fatto così: voglio partecipare alle decisioni, voglio dire il mio parere. Io ci credo al fatto che fino a quando sarò qui un 750° della Cooperativa è mio”.

Riccardo è entrato in Manutencoop in un periodo esplosivo per la Cooperativa, negli anni in cui avvenivano grandi trasformazioni, che hanno portato con sé cose bellissime ma anche qualche cambiamento traumatico. “Le trasformazioni ci volevano, la crescita esponenziale di Manutencoop ha fatto crescere tutti. È interessante come si sta evolvendo il Gruppo”. Comunque, come dice Riccardo, qualcosa si potrebbe migliorare. “Per esempio, il tanto decantato spirito cooperativo. Io sono uno di quelli che crede che lo spirito imprenditoriale e lo spirito cooperativo possano coesistere: l’impresa è quello che fai, quello che produci; la cooperativa è come lo fai, come lo gestisci. Due cose che possono stare insieme”. “Sicuramente – aggiunge – nelle varie fasi di espansione abbiamo perso un po’ di questo spirito, ma è normale che accada. Credo che ci voglia tempo per ristabilire quei rapporti interpersonali che caratterizzano lo spirito cooperativo, soprattutto se entrano a far parte del Gruppo persone che non vengono da questo mondo”. “Lo spirito cooperativo, il senso di appartenenza, non si perdono in un giorno solo” sottolinea Riccardo. “Quando sono entrato c’era solo la Cooperativa ed eravamo molto meno, in un ambiente armonico dove si collaborava molto. Pensa che i primi anni che ero qui si usciva insieme due o tre volte la settimana, c’erano momenti di confronto anche fuori dall’azienda”.

“Non penso che la perdita di mordente sia il destino inesorabile di ogni iniziativa – conclude Riccardo - perché se io oggi mi sono divertito, e mi sono sentito parte di un gruppo che non è solo il mio gruppo di lavoro, ma un gruppo di amici, la prossima volta di persone ne porto altre due. E il buon esempio deve venire dal vertice”. Il clima descritto da Riccardo sembra comunque non aver operato grossi cambiamenti su di lui. La voglia di partecipare non è diminuita. In Cooperativa si è costruito molte amicizie vere, e in Cooperativa ha tutta l’intenzione di continuare a starci, impegnandosi sempre.

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