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Bilancio sociale

traduzione: eng | عربي

di Andrea Campo

Intelligenti, inclusivi, sostenibili

La presentazione del Bilancio Sociale 2010, alla fiera Ecomondo, è stata l’occasione per approfondire il dibattito sulla capacità di conciliare crescita e sostenibilità, secondo un modello di mutualità che possa accordare i valori dell’integrazione sociale con lo sviluppo economico, garantendo occupazione e benessere nonostante l’imperversare della crisi.

Una crescita sostenibile che garantisca i principi della trasparenza, dell’integrità e della partecipazione: con la presentazione del Bilancio Sociale 2010, avvenuta a Rimini all’interno di Ecomondo, fiera internazionale del recupero di materia ed energia e dello sviluppo sostenibile, Manutencoop delinea il prossimo futuro affidandosi a un modello economico centrato sulla tutela, sulla valorizzazione dell’ambiente e sulla coesione sociale.

Ecomondo 2011

9 - 12 Novembre 2011

Ecomondo 2011
Presentazione Bilancio Sociale 2010


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La presentazione del bilancio, avvenuta per il secondo anno consecutivo in un contesto pubblico dopo l’esperienza milanese del 2010, è stata anche un’occasione di confronto con il convegno “Per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva”, dibattito focalizzato sulla situazione attuale dell’economia, sul ruolo delle imprese e sui contributi che le istituzioni possono offrire per la ripresa nella cornice generale della direttiva europea “Europa 2020”. A Luca Stanzani, responsabile del Servizio Comunicazione e Responsabilità Sociale del Gruppo, il compito di fare gli onori di casa alle 200 persone – tra dipendenti e ospiti - in attesa di seguire gli interventi dei relatori, ancora una volta guidati dall’ironia di Massimo Cirri, autore e conduttore della trasmissione “Caterpillar” di Rai Radio2.

“L’obiettivo fondamentale del documento 2010 – ha spiegato Stanzani illustrando i dati del Bilancio Sociale - è stato quello di conciliare gli obiettivi strategici del Gruppo Manutencoop, ovvero il consolidamento della nostra leadership, lo sviluppo in Europa, l’innovazione nei servizi, con le cosiddette ‘iniziative faro’ definite dall’Unione Europea nella direttiva Europa 2020. Per fare in modo, in altre parole, che la nostra crescita futura sia sempre di più intelligente, sostenibile e inclusiva”.

Qui di seguito una sintesi degli interventi dei relatori:

GIOVANNI TONIOLO
Professore di storia economica all’Università LUISS di Roma
“Con la crisi finanziaria del 2008-2009 gli Stati si sono indebitati nel tentativo di salvare i mercati e le banche, e questo ha fatto crescere enormemente il debito pubblico: come è accaduto in Irlanda dove i contribuenti hanno provato a salvare delle banche troppo grandi per quel Paese.

GIOVANNI TONIOLO
“Ciò che mette in crisi lo stato sociale è il debito pubblico che coinvolge anche le cose buone che ci sono in Italia come la sanità”

Il debito italiano fa storia a sé: da un lato, le nostre banche, piuttosto arretrate, si sono meglio di altre difese ma il nostro governo, a torto o ragione, non ha fatto delle politiche fiscali espansive durante la crisi, dall’altro lato il bilancio è stato solo relativamente salvaguardato e i nodi sono venuti al pettine. Il più grande lascito del XX secolo è lo stato sociale: cadute le ideologie, le contrapposizioni, i nazionalismi resta un grande stato solidale che garantisce il minimo a tutti. Ciò che mette in crisi lo stato sociale è proprio il debito pubblico che rischia di coinvolgere anche le poche buone cose che ci sono in Italia come la sanità; tutto ciò che di buono abbiamo costruito si sgretolerebbe. Abbiamo una riserva di valore da utilizzare al massimo”.

VASCO ERRANI
Presidente della Regione Emilia-Romagna
“In questo Paese la spesa pubblica, così come è strutturata, non è più gestibile: l’inaffidabilità fiscale del sistema fa sì che complessivamente la nostra spesa sociale sia squilibrata. L’equità deve costituire il criterio per gestire la ‘partita’ del patto sociale. Esistono situazioni di emergenza: i giovani, che non trovano lavoro, e quella fascia di lavoratori espulsi via via dal processo produttivo.

VASCO ERRANI
“L’equità deve costituire il criterio per gestire la ‘partita’ del patto sociale”

Si tratta di due categorie che oggi non hanno né ammortizzatori sociali, né prospettive di impiego. Cosa succederà tra trent’anni? É necessario un nuovo patto intergenerazionale, basato, appunto, sull’equità e sulla redistribuzione di pesi e sacrifici: non tutti hanno le stesse responsabilità ma ogni italiano deve ‘espiare’ la crisi di credibilità che affligge oggi il Paese. (…) Serve un nuovo ‘welfare di comunità’ che vada oltre lo stato sociale e si traduca in un sistema integrato tra pubblico e privato ma occorre agire fuori da qualsiasi ideologia e dentro una logica della sostenibilità basata su valori di riferimento quali l’universalità, la qualità dell’offerta, il controllo del servizio, e, appunto, l’integrazione. Per una crescita intelligente, sostenibile ed inclusiva in Emilia-Romagna dobbiamo stringere un nuovo patto sociale, tra Enti Locali e Regione, affrontando alcune questioni prioritarie: il credito, l’innovazione e la stabilizzazione. Io sono per la sussidiarietà e per fondare in questa Regione una nuova cultura di rilancio dell’economia sociale”.

PAOLO CATTABIANI
Presidente Legacoop Regione Emilia-Romagna
“Ognuno deve assumersi la propria responsabilità per aiutare a portare il Paese fuori dalla crisi: abbiamo bisogno di ricostruire legami di comunità, abbiamo bisogno di ricostruire un senso di responsabilità diffuso. Oggi c’è una profonda frattura etica, c’è ingordigia, c’è egoismo e ci sono meccanismi distorsivi della produzione e della distribuzione della ricchezza.

Paolo Cattabiani

PAOLO CATTABIANI
“Abbiamo bisogno di ricostruire legami di comunità e un senso di responsabilità diffuso per portare il Paese fuori dalla crisi”

C’è una politica assente e complice. In una regione come la nostra, dove esistono 1500 cooperative, 150 mila dipendenti, 30 miliardi di fatturato, 2 milioni e mezzo di soci, dobbiamo tenere alta la bandiera con la convinzione che il mutualismo continua ad essere una forma moderna, alta e nobile, di solidarietà, perché contiene in sé il rispetto, il riscatto la libertà e l’autonomia. In Emilia-Romagna abbiamo fatto due cose importanti: abbiamo mantenuto i livelli occupazionali con le cooperative che sono cresciute dal punto di vista occupazionale, rispettando le leggi e le regole dell’industria e volgendo l’attenzione al sistema di produzione della ricchezza. Nonostante questo abbiamo ancora una parte grigia in alcuni settori: fortunatamente le istituzioni e i collegi stanno al nostro fianco e a volte anche un passo avanti. Dobbiamo fare la nostra parte scegliendo una politica della riconciliazione, che ci spinga fuori dalla crisi, una politica che recuperi gli orizzonti e le visioni: c’è bisogno di un welfare universalistico che copra i bisogni primari e tuteli i punti di eccellenza che questa regione ha raggiunto”.

MARISA PARMIGIANI
Segretario generale di “Impronta Etica”
“Impronta Etica ha l’obiettivo fondamentale di supportare le imprese che partecipano all’organizzazione e sviluppare percorsi di competitività sostenibili. É fondamentale l’impegno che le imprese possono assumere come attore sociale nella costruzione di capitale territoriale ma soprattutto nell’equità della società.

MARISA PARMIGIANI
“L’impegno dell’impresa non è solo quello di produrre valore a sè stante ma anche cultura e istruzione come ribadito nel Bilancio Sociale”

L’impegno di investimento dell’impresa non è solo quello di produrre valore a sé stante ma anche quello di investire su altri valori come la cultura e l’istruzione così come ribadito più volte nel bilancio sociale di Manutencoop. L’impresa deve produrre occupazione, lavoro e valori perché dove non c’è un investimento forte in cultura e in istruzione non c’è equità sociale. Per concorrere a Europa 2020 ci sono tre aspetti importanti e l’obiettivo primario dell’impresa è quello di servire la società. Bisogna pensare in assonanza, il profitto rimane ma bisogna allinearsi finanziariamente. Bisogna collegare i temi sociali ai temi di governance, cioè non scorporare i concetti di prodotti sostenibili, di processi sostenibili, di innovazione sostenibile, per avere il modello più avanzato di Facility Management guidato da governance strutturate che garantiscano i principi della trasparenza della integrità e della partecipazione. Nodo fondamentale per costruire competitività sostenibile è quello di far partecipare i lavoratori ai processi di impresa: un elemento fondamentale di gestione in tempo di crisi e di ridefinizione. Serve assunzione di responsabilità: includere gli stakeholder vuol dire ripensare il costruire insieme. Al contrario l’incapacità di includere e di veder nuove forme di rappresentanza rischiano di essere elementi di freno allo sviluppo. Per questo Manutencoop valorizza la partecipazione dei lavoratori”.

CLAUDIO LEVORATO
Presidente di Manutencoop
“Dobbiamo imboccare la strada del cambiamento ma non quello urlato che lascia le cose come stanno: siamo andati oltre il limite personale e temporale tipico dell’individualismo e bisogna avere la capacità di far impresa e comunità per gestire meglio le variabili imprenditoriali e quelle economiche e finanziarie.

CLAUDIO LEVORATO
“Noi ci confrontiamo quotidianamente con la sostenibilità e per farlo aguzziamo l’ingegno, costruiamo sapere anche attraverso l’innovazione”

La cooperazione è una parte importante della coesione sociale di questa realtà territoriale dove funzionano ancora forze centripete.
Decine di imprese in questa regione di dimensione importante sono tra le più preparate a reggere la sfida di questa società, sono le più capitalizzate, quelle che crescono e fanno del capitale umano la leva più importante: questi risultati e questo ruolo vanno difesi dalla lotta politica più brutale che colpisce obiettivi sensibili quali le istituzioni ed è contro le cooperative accusate di avere troppo spazio e troppi appalti.
Affrontare temi come il welfare e l’auto-organizzazione, i servizi, può passare attraverso la cooperazione.
Per questo bisogna resistere affinché la cooperazione sia elemento di sviluppo e crescita della nostra società. Il nostro lavoro ci rende sostenibili per forza, manteniamo ciò che c’è e non consumiamo risorse: tutto questo ottenendo stessa ricchezza e benessere di quell’economia che mangia il territorio. Il nostro essere cooperativa di lavoro e di lavoratori significa operare per il riscatto, la promozione e la valorizzazione delle persone. Spesso ci chiedono di raccontarci ma non sempre è facile illustrare una impresa come la nostra che vuole valorizzare il lavoro, migliorare le condizioni e approcciare temi duri come l’efficienza e la competitività.
Noi ci confrontiamo quotidianamente con la sostenibilità e per farlo aguzziamo l’ingegno, costruiamo sapere, mettiamo a punto nuove tecnologie, integriamo i diversi elementi della nostra gestione. Dando testimonianza di ciò, non facciamo altro che rendere la situazione più solida, anche nei numeri e negli obiettivi, che saranno tanto più raggiungibili quanto più riusciremo ad avvicinare le strategie commerciali alla valorizzazione del lavoro”.

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