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Termine per presentare la domanda di partecipazione: 3 maggio 2019.

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Sei in: webAmbiente / numero 3 - 2011 / Certificati “bianchi” di risparmio

Riqualificazione

di Chiara Filippi

Certificati “bianchi” di risparmio

Cerchiamo di capire come si procede nel mondo dei bilanci energetici con Ivan Lagazzi, Energy Manager del gruppo. Meno emissioni in atmosfera e 3000 tonnellate equivalenti di petrolio risparmiato. Come se 4500 famiglie non avessero usato l’auto per un anno. È il risparmio energetico di MFM nel 2010.

Quattromila cinquecento famiglie che non usano la propria auto di media cilindrata per un anno. È l’equivalente del contributo portato da Manutencoop Facility Management nel 2010 in termini di minori emmissioni in atmosfera. Ovvero: grazie a interventi di riqualificazione realizzati sui propri impianti e su quelli gestiti per conto dei clienti e attraverso una gestione efficiente degli stessi, Manutencoop è riuscita ad “evitare” l’emmissione in atmosfera di 3520 tonnellate di CO2 e risparmiare 3000 tonnellate equivalenti di petrolio. Considerando quanto inquina e quanto consuma un’auto di media cilindrata che fa circa 20.000 km l’anno questo equivale, appunto, a bloccare completamente la circolazione di circa 4500 autovetture per 365 giorni.

NELLA FOTO IN ALTO.
A SINISTRA RICCARDO BONETTI, RESPONSABILE TECNICO-COMMERCIALE SERVIZI ENERGIA.
A DESTRA IVAN LAGAZZI, ENERGY MANAGER

Il risultato è puntualmente monitorato e quantificato da Ivan Lagazzi, Energy Manager del Gruppo che ha il compito (la sua figura è prevista per legge nelle aziende di grandi dimensioni) di analizzare e ottimizzare il bilancio energetico delle aziende: sulla base di una analisi delle prestazioni energetiche globali, l’Energy Manager definisce gli obiettivi energetici da conseguire, realizzare gli Audit periodici di controllo, redige un piano di contabilizzazione dell’energia, in grado di controllare tutte le possibilità di risparmio. “I risultati ottenuti lo scorso anno sono il frutto sia dei Titoli di Efficienza Energetica (TEE), forse meglio noti come ‘certificati bianchi’ che abbiamo conseguito, sia delle quote di emmissioni ‘risparmiate’ e scambiate nell’ambito dell’Emission Trading Sistem, il mercato, appunto, delle emmissioni di CO2”.

Ma cosa sono esattamente i certificati bianchi?

Si tratta di un sistema di incentivazione che punta a favorire la riduzione del consumo energetico. I certificati bianchi sono, in sostanza, titoli acquisibili con interventi di efficienza energetica e successivamente rivendibili ad un valore che ad oggi si aggira intorno ai 100 euro ciascuno con qualche variazione a seconda del tipo di risparmio ottenuto: risparmio di energia elettrica, di gas naturale o di altri combustibili. Un ente apposito, l’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas (AEEG) certifica il risparmio effettivamente realizzato e i certificati ottenuti possono essere venduti o scambiati direttamente tra le parti interessate o all’interno di uno specifico mercato gestito dal GME (Gestore del Mercato Elettrico). In sostanza io che ho realizzato interventi finalizzati al risparmio energetico, impiegando tecnologie più performanti rispetto al parco medio nazionale, e che quindi ho prodotto un beneficio ambientale superiore a quello conseguibile con tecnologie tradizionali, ho diritto ad quantitativo di certificati bianchi equivalenti al beneficio ambientale prodotto.

Quale è stato il risparmio energetico complessivo di Manutencoop nel 2010?

Abbiamo conseguito circa 2600 titoli di efficienza energetica ognuno equivalente ad un risparmio di una TEP, tonnellate equivalenti di petrolio.

Invece il mercato delle emissioni come funziona?

L’Emission Trading System (ETS) è uno strumento amministrativo utilizzato per controllare le emissioni di inquinanti e gas serra a livello internazionale attraverso la quotazione monetaria delle emissioni stesse ed il commercio delle quote di emissione anche tra stati diversi. È stato introdotto a livello europeo, e quindi recepito in Italia, per adempiere agli impegni del Protocollo di Kyoto. Dal 2005 ogni impianto ricadente nel campo di applicazione della direttiva ETS (la soglia è 20 MW di potenza installata), è soggetto al monitoraggio delle emissioni di CO2: in breve significa che ai gestori vengono assegnate annualmente un numero di quote EUA di emissione (1 quota EUA - European Unit Allowance= 1 ton di CO2) da rispettare che dovranno essere “restituire” l’anno successivo al Ministero dell’Ambiente in numero pari alle emissioni di CO2 effettivamente rilasciate in atmosfera.

Ma in pratica cosa succede?

All’inizio di ogni anno per ognuno degli impianti in ETS ai gestori sono assegnate da parte del Ministero dell’Ambiente, sulla base delle caratteristiche degli impianti stessi, un certo numero di quote di emissione che rappresenta la soglia massima emettibile di CO2. Nel corso dell’anno il gestore è tenuto a monitorare le proprie emissioni e, nei primi mesi dell’anno successivo, deve sottoporre a validazione da parte di un ente certificatore le emissioni effettivamente prodotte. A questo punto il gestore può procedere alla “restituzione” delle quote emesse; se la differenza tra quote assegnate e quote emesse è negativa, occorrerà acquistare quote, viceversa, se positiva, il gestore potrà decidere di vendere o di accantonare quote per i periodi successivi. Occorre precisare che le quote di CO2 emesse sono direttamente proporzionali al consumo di combustibile per cui, specie in campo industriale, le imprese che devono sostenere costi di abbattimento delle emissioni, e quindi dei consumi, più elevati hanno convenienza ad acquistare quote (fino a che il loro costo marginale di abbattimento è maggiore del prezzo al quale sono offerte le quote nel mercato), mentre le imprese che hanno costi di abbattimento più bassi hanno convenienza a vendere quote in loro possesso (fino a che il costo marginale di abbattimento è inferiore al prezzo che possono realizzare nel mercato) o a risparmiarle per eventuali utilizzi futuri. Si crea in questo modo una domanda e una offerta di quote di emissione e la nascita di una borsa specifica all’interno del mercato energetico.

E da questo punto di vista quali sono stati i risultati del Gruppo?

Nel 2010 ci erano state assegnate e accreditate sui registri quote di emissione pari a 77.500 tonnellate di CO2, ne abbiamo emesse 73.964. Vuol dire che abbiamo evitato l’emissione in atmosfera di 3520 tonnellate di anidride carbonica.

Ma il risparmio, al di là dei benefici ambientali, ha avuto anche un qualche ritorno economico?

Certo, il sistema è costruito per fare in modo che realizzare impianti performanti e gestirli efficacemente ‘paghi’. La gestione interna delle quote CO2 ha permesso di coprire completamente il fabbisogno dell’intero parco impiantistico compreso gli impianti nuovi entranti per i quali, purtroppo, l’assegnazione di quote è solo virtuale in quanto a questa non segue l’accreditamento sul registro. Nonostante tutto il Trading dei TEE e delle quote EUA ha assicurato un ritorno economico pari a circa 500.000 euro.

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