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LA SOLUZIONE: La centrale a biomasse di Monchio delle Corti

Un comune di montagna, sparso su un territorio che si snoda tra i 700 e 1800 metri di altitudine, un clima caratterizzato da inverni lunghi e rigidi, abitato in prevalenza da persone anziane. Un paese in cui, come in tutti i paesi di montagna, riscaldare una abitazione ha costi notevoli: per famiglie monoreddito o pensionati soli il costo del riscaldamento con impianti a gasolio o gas liquido diventa spesso proibitivo. Stufe e caldaie a legna diventano una soluzione preferibile ma, a volte e specialmente per gli anziani, con sensibili disagi legati all’approvvigionamento e allo stoccaggio della legna da ardere. E allora Monchio delle Corti, è questo il Comune di cui stiamo parlando, in Provincia di Reggio Emilia ha pensato ad una soluzione: una centrale a biomassa, alimentata con scarti forestali (“cippato di legna vergine” per usare il termine corretto) proveniente dai territori circostanti in grado di produrre acqua calda sanitaria, attraverso una rete di teleriscaldamento che serve ad oggi larga parte degli edifici comunali e diverse abitazioni private.

A realizzare l’intervento è stata Manutencoop Facility Management. “Si tratta di una soluzione, ovviamente realizzabile solo in particolari contesti simili a quello di Monchio, dove esiste in loco ampia disponibilità di materiali per alimentare l’impianto, che garantisce – spiega Ivan Lagazzi, Energy Manager di Manutencoop, – attraverso l’impiego di fonti rinnovabili e di tecnologie aventi ottime prestazioni energetiche un significativo abbattimento dei costi di riscaldamento sia per i privati che per il pubblico con positive ricadute dal punto di vista sociale in realtà territoriali, come si diceva, caratterizzate da una popolazione residente in prevalenza anziana.

Il termine biomassa indica tutti quei materiali di origine agroforestale che non hanno subito alcun processo di fossilizzazione e sono utilizzati per la produzione di energia. Rientrano tra le fonti rinnovabili in quanto la CO2 emessa per la produzione di energia non rappresenta un incremento dell’anidride carbonica presente nell’ambiente, ma è la stessa che le piante hanno prima assorbito per svilupparsi e che alla morte di esse tornerebbe nell’atmosfera attraverso i normali processi degradativi della sostanza organica. L’utilizzo delle biomasse quindi accelera il ritorno della CO2 in atmosfera rendendola nuovamente disponibile alle piante. Sostanzialmente queste emissioni rientrano nel normale ciclo del carbonio e sono in equilibrio fra CO2 emessa e assorbita. La valorizzazione energetica dei materiali organici contribuisce, dunque, alla produzione di energia termica “contribuendo – aggiunge Lagazzi - a limitare le emissioni di anidride carbonica e quindi ad assolvere gli impegni del Protocollo di Kyoto”. E a Monchio il contributo è ancora più significativo: “La nuova centrale, infatti, - chiude Lagazzi – ha mandato anche in pensione le vecchie caldaie a gas liquido e gasolio: quando l’impianto sarà a pieno regime si avrà una riduzione di CO2 di oltre 2000 tonnellate l’anno”.

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