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traduzione: eng | عربي

di Marco Tarozzi

La forza del fattore H

Precursori del professionismo sportivo per disabili, i ragazzi dell’Atletico H vantano un medagliere internazionale di tutto rispetto. Un’avventura che Manutencoop Facility Management ha deciso di sostenere per i prossimi tre anni. Ne parliamo con il presidente Roberto Cavedagna

Sono in anticipo sui tempi, quelli dell’Atletico H. Perché è vero che oggi è sempre più frequente sentir parlare di sport senza barriere, di integrazione tra atleti normodotati e diversamente abili, ma loro ne parlavano già concretamente sedici anni fa. E dal 1994, anno di fondazione della società, lo fanno ininterrottamente, in un crescendo di idee, azioni concrete, successi internazionali. E di questi passi avanti è stato, da subito, anima e testimone Roberto Cavedagna, presidente del sodalizio. Una vita dedicata allo sport, da atleta e poi da dirigente.

”Per dieci anni ho guidato l’Atletico Borgo, una delle polisportive più note della città. Alla scadenza del mandato sono stato avvicinato da alcuni atleti disabili, che mi hanno proposto di impegnarmi su questa strada. Mi hanno coinvolto e dalla nostra passione è nata la società, su basi e obiettivi precisi: fare attività sportiva per chi ha un handicap di tipo fisico e creare i presupposti per avviare i nostri tesserati all’attività agonistica. Siamo partiti in cinque, oggi abbiamo ventisei atleti che si dedicano a tre discipline: tiro a segno, nuoto e tennis”.

Srotola la pellicola dei ricordi, Cavedagna. L’inizio pieno di interrogativi, i primi successi, l’evoluzione di talenti cristallini che oggi sono il vanto del team. E un futuro che non è più una scommessa.

”Iniziai io col tiro a segno, poi è arrivato Fabian Mazzei, che cercava una società bolognese per esprimere tutta la sua classe nel tennis. Il suo talento ci ha regalato 48 titoli italiani, un record. E quando ho incontrato un tecnico preparato e appassionato come Daniele Naldi è partita anche l’avventura del nuoto. Oggi forse siamo l’unica società italiana che può vantare atleti di livello mondiale in tre discipline diverse. Mazzei nel tennis, naturalmente, ma anche Nicolò Bensi e Stefania Chiarioni nel nuoto e Diego Gnesini che spazia su due discipline, campione sia nel tiro a segno che in piscina”.

I problemi da superare non mancano.

”Soprattutto quelli legati alle strutture e al loro utilizzo. Per esempio, nel nuoto gli spazi acqua li troviamo in orari spesso impossibili, e se questo può essere un problema in assoluto, lo è a maggior ragione per un atleta disabile, che parte svantaggiato anche dal punto di vista della logistica, degli spostamenti. Ma il discorso sarebbe molto più complesso. Girando il mondo coi nostri ragazzi ci rendiamo conto che l’Italia è indietro anni luce rispetto ad altre nazioni sulle tematiche dello sport per disabili. E questo toglie possibilità di esprimere talento”.

Ma negli anni molte cose sono migliorate, e il traino dello sport paralimpico ha portato attenzione e sensibilità intorno a realtà come l’Atletico H. Da questa stagione, sulle maglie della società c’è il logo di Manutencoop Facility Management S.p.A. Non era scontato, perché per scelta aziendale Manutencoop non si occupa di sponsorizzazioni sportive. Una condivisibile eccezione alla regola. E il sodalizio non avrà vita breve.

“Siamo partiti in cinque, adesso
abbiamo ventisei atleti che si dedicano a tre discipline:
tiro a segno, nuoto e tennis”

“Si tratta di un contratto triennale, aria pura per noi. Ci dà la garanzia di poter affrontare con tranquillità il futuro, certamente fino alle Paralimpiadi di Londra. Aver ottenuto questo sostegno non significa che sono più bravo di altri, semmai più fortunato. Ho tenuto legami con amici che oggi hanno deciso di dare una mano alla nostra attività”.

L’altro stimolo lo danno loro. Gli atleti. Il patrimonio dell’Atletico H.

”C’è una foto in cui Diego, Nicolò e Fabian sono insieme. Nei loro sorrisi c’è il senso di quello che facciamo. Sono ragazzi determinati, che credono nella vita e nel modo in cui l’affrontano. Lo sport è un aiuto importante in questo senso. Ai miei atleti dico sempre: hai varcato la nostra porta, da questo momento per noi non sei un disabile, ma semplicemente un atleta”.

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