di Chiara Filippi
Note ritrovate
Un serie di concerti ha segnato la “rinascita” dell’organo rinascimentale della Chiesa di SAN Procolo, a Bologna. Il restauro, sostenuto da Manutencoop, ha consentito di recuperare l’autenticità dell’impianto fonico cinquecentesco grazie al riutilizzo completo del materiale originale. “Un’operazione – ha commentato il presidente levorato – che restituisce alla città uno dei simboli della sua prestigiosa tradizione organistica”.
L'organo cinquecentesco della Chiesa di San Procolo a Bologna è tornato a suonare grazie a Manutencoop. Manutencoop Società Cooperativa ha finanziato interamente il restauro e nel mese di ottobre, dopo oltre 3 anni di certosino lavoro da parte dell’organaro Francesco Zanin di Udine, lo strumento è stato presentato al pubblico.
11 OTTOBRE 2009
Concerto di inagurazione del restaurato Organo Malanimi-Veralli, Chiesa di San Procolo, Bologna
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Dipendenti, soci e ospiti di Manutencoop hanno potuto ascoltarlo in anteprima grazie ad un concerto in esclusiva e molto partecipato l’11 ottobre scorso: il trio “Dolce Sentire” (soprano, tromba organo) ha eseguito musiche (inusuali per uno strumento normalmente dedicato alla musica sacra) di Handel, Morricone, Piovani, Verdi tra gli applausi del pubblico.
L’inaugurazione ufficiale, aperta a tutti e alla presenza delle autorità, ha visto invece una rassegna di tre concerti, promossa dall’Associazione Organi An- Note ritrovate di Chiara Filippi tichi, guidata dal Maestro Andrea Macinanti, partner di Manutencoop nell’ambito del restauro, con i maggiori organisti a livello internazionale tra i quali Ludger Lohmann, organista tedesco tra i più rinomati. “È con orgoglio e con soddisfazione – ha commentato il presidente di Manutencoop Società Cooperativa Claudio Levorato – che restituiamo oggi alla Chiesa di San Procolo ed alla nostra città questo strumento, testimone di oltre 400 anni di storia bolognese”.
Il restauro L’organo di San Procolo era l’ultimo organo ancora in attesa di restauro dei 5 splendidi strumenti rinascimentali presenti nella città di Bologna e che rappresentano il fiore all’occhiello della vastissima collezione di strumenti storici conservati nelle chiese di tutta la provincia.
Lo strumento fu costruito da Baldassarre Malamini di Cento (Ferrara) nel 1580. Nei secoli subì interventi di restauro da parte di Antonio Dal Corno Colonna e di Carlo, Francesco e Domenico Traeri nel secolo XVII. Successivamente altri interventi furono necessari e vennero apportati dai membri della famiglia di organari Gatti di Bologna nel secolo XVIII e infine da Alessio e Adriano Verati di Bologna nel 1872 e nel 1883. Ora, tra gli esperti, l’organo è noto come organo “Malamini – Verati”.
Il restauro è riuscito nel suo scopo di recuperare l’autenticità dell’impianto fonico cinquecentesco grazie al riutilizzo completo del materiale originale ancora presente e all’adozione di una particolare accordatura musicale delle canne in vigore nel periodo rinascimentale e barocco (detta temperamento mesotonico) mantenendo nel contempo tutte le innovazioni introdotte dagli organari che si sono succeduti nei secoli allo scopo di “aggiornare” le caratteristiche foniche dello strumento alla sensibilità del tempo.
L’impegno di Manutencoop
La scelta da parte della Cooperativa di finanziare un intervento cosi particolare ed inusuale, quale è il restauro di un organo, è maturata 4 anni fa quando Manutencoop era alla ricerca di un progetto che consentisse di manifestare il legame della Cooperativa con Bologna, la città che l’ha vista nascere e “diventare grande”. L’intento era quello di fare un regalo alla città e ai bolognesi. “Contribuire a far suonare di nuovo l’Organo di San Procolo – racconta Levorato - ci è sembrato il progetto più vicino alla nostra sensibilità. L’organo, pur in tutta la sua imponenza, è comunque in una chiesa una presenza discreta, che spesso si nasconde alla vista di fedeli e visitatori finchè non esplode con tutta la potenza della sua musica. Ed è anche uno strumento strettamente legato a Bologna, città che vanta una tradizione organistica d’eccellenza. Come l’Associazione Organi Antichi, con cui abbiamo proficuamente collaborato in questi anni, non si stanca mai di ricordare: abbiamo nelle chiese della nostra provincia oltre 300 organi che rappresentano un patrimonio unico al mondo. Siamo lieti di essere riusciti a dare un piccolo contributo alla loro valorizzazione”.
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