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Sei in: webAmbiente / numero 3 - 2009 / Con un cuore a "due ruote"

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Con un cuore a "due ruote"

Dal calore delle caldaie a quello dei cilindri delle sue moto. Bruno Fabbri, 74 anni vissuti in "sella", abbandonati gli impianti di riscaldamento si diletta nel recupero delle due ruote d’epoca, per cui ha allestito un vero e proprio museo casalingo. Ma la sua passione "restauratrice" si riversa anche su altri oggetti, di cui la moglie è custode, suo malgrado.

Ha fatto il manutentore di caldaie in Manutencoop per 17 anni ed era fra i più esperti di Bologna. Le conosceva tutte, soprattutto i grossi impianti. Oggi Bruno Fabbri, classe 1935, in pensione dal 1989, si occupa di tutt’altro con la stessa determinazione, con ancora tanta voglia di lavorare, con il tempo libero che non gli basta mai. Ma in cooperativa mantiene il suo cuore, e la sua iscrizione come socio sovventore. Abbandonate le caldaie, si dedica alla sua grande passione: restaurare moto d’epoca, non per rivenderle, ma per collezionarle. Nell’autorimessa vicino all’abitazione della figlia ha allestito un vero e proprio museo, dove le moto sono il pezzo forte, ma dove si trovano molti altri oggetti di modernariato, quelli, per intenderci, che erano nelle case delle nostre nonne.

"Quando sono arrivato in Manutencoop, a trentasette anni, avevo già il patentino per la manutenzione delle centrali termiche - racconta Fabbri - e devo dire che le caldaie che mi affidarono in gestione mi sembrarono una passeggiata rispetto a come ero abituato. Ma lavorare in Cooperativa, da piccolo artigiano che ero, è stata una bellissima esperienza, che rifarei. Ricordo soprattutto il clima di grande affiatamento con i miei colleghi. E si lavorava sodo".

"Ha smesso la carriera di caldaista nell’89, ma da quel giorno la sua manualità non ha cessato di sbizzarrirsi"

Bruno Fabbri, "l’uomo del calore", come lui ama definirsi, gestiva soprattutto le scuole e le palestre della Bolognina, storico quartiere bolognese dove lui ha sempre vissuto. Aveva la responsabilità di una sessantina di impianti, oltre a intervenire sulle emergenze extra. Ha concluso la carriera di caldaista nell’89 alla centrale termica della Maternità. Da quel giorno, la sua manualità non ha più smesso di sbizzarrirsi.

"Andavo in motocicletta già a 16 anni. Me ne sono comprata una con il primo stipendio – ricorda Fabbri - perché la mia famiglia stava in collina e mi serviva per venire a lavorare a Bologna. I miei erano contadini. Quando la presi fu un evento nel mio paese. Era una Matchless, una moto inglese. Ogni tanto la smontavo, la aggiustavo, facevo da solo anche perché i meccanici per quel tipo di moto erano pochi. Ma poi di motociclette ne ho cambiate una decina".

Prima di riparare le caldaie Bruno Fabbri ha fatto di tutto: ha lavorato come facchino e poi come addetto alle macchine in uno stabilimento che produceva marmellate e succhi di frutta, ha fatto il manutentore in una grossa azienda vetraria, poi in una saponeria. Ha fatto anche il carbonaio. Qualche anno prima del servizio militare ha lavorato come muratore, e lì ha imparato a trattare la pietra a vista, così bene che ha costruito da solo una casa in montagna, oltre a rifinire in muratura le case delle sue figlie. La sua specialità sono i caminetti. E infatti un caminetto c’è in tutte le case della sua famiglia. Nella sua autorimessa ci sono un paio di moto Guzzi, una Gilera 175, alcune Lambretta, un Moschito, e l’elenco si arricchisce periodicamente.

"Qualcuna l’ho trovata, rimediata dai solfanai (il solfanaio a Bologna è il robivecchi, ndr). Qualcun’altra la compero da chi la vuole buttare. Poi le rimetto a nuovo. Da poco ho rifatto questa Gilera Saturno 500, che era in condizioni inguardabili; vorrei lasciarle alla mia famiglia, perché sono belle anche solo da guardare. So che avrebbero un mercato e anche un certo valore – specifica - ma mi dispiace darle via, non mi interessa guadagnarci. Anzi, siccome non posso fare tutto da solo, faccio guadagnare anche qualcun’altro, gli elettrauto e i verniciatori ai quali ogni tanto chiedo un aiuto".

C’è un vero capitale lì dentro. Fabbri cerca, trova, compra, porta in magazzino, smonta e ricostruisce. Ma nei cinquanta metri quadri del suo spazio, che danno su un cortile dove passa quasi tutte le sue mattinate, ci sono lampadari degli anni cinquanta, radio, grammofoni e orologi, macchine da cucire della metà del secolo scorso. Pezzi bellissimi che Fabbri restaura e rimette in funzione.

"Quello che si vede non è tutto. I pezzi già restaurati sono nella casa dove abito, e anche lì lavoro, almeno per quello che posso fare. Mia moglie alle volte mi sgrida perché dice che il nostro appartamento sembra un museo e lei deve spolverare – racconta Fabbri - ma poi la sento quando vengono le sue amiche che le fanno i complimenti, come è orgogliosa di far vedere tutti quegli oggetti. È capitato addirittura che fossi io a voler eliminare qualcosa, e lei me l’ha impedito. Comunque io sto bene quando faccio questi lavori, e mi viene sera in un attimo, quando posso sedermi davanti al mio camino".

Fra la marmitta di una Malaguti, il sintonizzatore di una radio Allocchio Bacchini e una Singer con il mobile di radica degli anni Trenta, Bruno Fabbri, con i suoi 74 anni, ogni tanto parte e va ai raduni delle moto d’epoca.

"Partiamo con un gruppo di amici. Se andiamo qui vicino partiamo in moto. Ma spesso andiamo in montagna, anche nel Nord Italia. Allora carico la moto su un carrello, l’aggancio alla macchina e partiamo. No, nessuna fatica: anzi, sono giornate di grande divertimento. Ho anche un sidecar attaccato a una Guzzi, con cui ogni tanto mi muovo. Con quello ho portato mia figlia in chiesa quando si è sposata con Mario (Mario è un dipendente di Manutencoop, ha conosciuto la figlia di Bruno fuori dal lavoro e solo dopo qualche tempo hanno scoperto di lavorare entrambi in Cooperativa, ndr). Nei trasferimenti, quando arriviamo sul posto, facciamo dei lunghi giri in moto. Quando ci salgo non dico che mi sento un ventenne, però… quasi. Da qualche anno di tempo da dedicare a tutte queste passioni ne ho un po’ meno. Ho un’altra cosa da fare – conclude Fabbri - molto impegnativa e che mi dà altrettanta soddisfazione: il nonno!"

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