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Sei in: webAmbiente / numero 1 - 2015 / Uguali

UGUALI

Tutti i sentieri dello spirito
La verità nella diversità

Nicolini

Di Don Giovanni Nicolini
biografia

Uguali

“CONDIVISIONE”: un termine affascinante e intrigante. C’è il “con” che dice comunione, comunità, comune… e c’è la “divisione” che molto spesso nega, o interrompe o, in ogni modo, complica il gioco insieme e fa paura. Allora è meglio precisare subito: condividere è l’opposto di dividersi.

Dice quello che abbiamo in comune e quello che ognuno in esso può fare, o pensare. Per fare qualcosa insieme bisogna accettare prima di tutto il rischio delle diversità, e addirittura pensare che per fortuna siamo diversi gli uni dagli altri. La condivisione, infatti, non ama l’uniformità, e sceglie e cerca la meravigliosa sinfonia delle diversità. La condivisione preferisce affrontare i rischi del dibattito per non rinunciare al desiderio del cammino, del progresso. La “verità” è meravigliosa, ma molto pericolosa. Almeno nella nostra tradizione di pensiero occidentale, così sicuro che A non sia B, e che due più due faccia irrimediabilmente quattro. La verità così pensata esige di essere sempre uguale, valida per tutti e fuori dal tempo. Fuori dalla storia.

E dispiace che per queste esigenze assolute, la verità dimentichi e debba negare il fascino di se stessa, perché nella lingua greca il termine “verità” dice qualcosa che “non è nascosto”! Che dunque è stato trovato. Che prima non si sapeva o addirittura non c’era. E adesso c’è! A tutto questo si affianca nella nostra storia un’ipotesi del tutto alternativa, da pescare nella tradizione culturale e spirituale di un piccolo popolo di pastori erranti nella Penisola del Sinai: gli Ebrei. Per un uomo della Bibbia, infatti, per un semita, la verità è semplicemente “fedeltà”. È la fedeltà di Dio al Patto che ha sancito con il suo popolo, appunto quei piccoli poveri pastori dalla cui stirpe è nato l’ebreo Gesù. Essendo Dio fedelmente onesto, deve incessantemente accompagnare il suo popolo nelle vicende della storia.

E la storia incessantemente muta. E dunque la Parola di Dio incessantemente visita, illumina e conduce situazioni, persone, popoli e culture sempre diversi. Tutti, nelle loro diversità, condividono lo splendore e la potenza della stessa Parola. Una memoria ironica degli Ebrei, dice che dove ci sono nove di loro insieme, sicuramente ci sono tra loro dieci diversi pareri. La verità nessuno ce l’ha in tasca: non perché la verità non esiste, ma perché la verità è sempre più grande di chi la incontra, e chi l’incontra non può che incessantemente muoversi verso di essa. La condivisione chiama il pluralismo dei pensieri, delle idee e dei progetti. E accetta volentieri le diversità. Però oggi viene avanti una domanda che è anche il principio di una grave obiezione: C’è qualcosa da condividere? Penso proprio di sì! Ma dopo vent’anni di dittatura culturale dell’opulenza costi quel che costi, a partire dalla corruzione e dal malaffare, ci sono idee e progetti alternativi e nuovi da condividere? Perché l’ideologia dell’opulenza si edifica e fruttifica nell’orizzonte triste delle non-idee e dei non-progetti.

Ci sono pensieri e progetti, dunque? La politica sembra del tutto impallidita, e vicina ad una resa esplicita alla pura “amministrazione”, dove è un po’ inutile scandalizzarsi se qualcuno allunga la mano verso quello che non è suo. C’è da qualche tempo a Roma un “Argentino” che di idee e di progetti, non solo per i cristiani, ne ha molti. E molti, dentro, ma anche fuori dalla Chiesa, si sentono chiamati e provocati a “condividere”, dove diventa chiaro che nella ricchezza del pensiero e dei progetti, le diversità anche profonde non spaventano e non impediscono.

Anzi, sono ricchezza. È bella la pace quando diventa capace di gettare ponti tra i lontani, ed è quello il momento in cui tutti si sentono invitati a condividere il loro patrimonio di vita e di speranza.

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