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UGUALI

Tutti i sentieri dello spirito
Il dono dell'accoglienza

Nicolini

Di Don Giovanni Nicolini
biografia

Uguali

Per parlare di “accoglienza” sento in coscienza il dovere di premettere una grande preoccupazione che mi ha invaso in questi ultimi mesi. Spero di sbagliarmi, e in ogni modo chiedo a chi mi leggesse di ridimensionare quello che gli sembrasse eccessivo e magari fuori-luogo.

È cresciuta in me la percezione che il nostro mondo occidentale, o almeno questa parte di mondo affacciata al Mediterraneo, sia già entrata in una terribile “terza guerra mondiale”, dove il nostro nemico sono, e saranno sempre più, i “poveri”. Con questo nome intendo le popolazioni che oggi varcano il mare su barche di fortuna e attraverso pericoli drammatici, per arrivare da noi. Sono molti e saranno sempre più. Perché chiamarli nemici? Perché non so fino a quando saremo tutti nella possibilità e nella volontà di accoglierli!

Appunto, l’accoglienza! I molti credo che molto rapidamente diventeranno “troppi” per molti di noi. Alla fine ci si domanderà, in termini sempre più impauriti e aggressivi, come fermare l’invasione: l’ “invasione dei barbari”, arriveremo a pensare e a dire. Come faremo? Decideremo di sparare? E uno come me, che, senza forse esserlo, si pensa e si dice cristiano, e quindi dentro una concezione del mondo e della storia che considera l’intera umanità come figlia di un unico Padre, e quindi come una sola famiglia… uno come me, che cosa penserà e farà? Già adesso sono molti i sintomi di un’indisponibilità destinata a crescere. Non riusciremo, temo, a promuovere e attuare l’unica via di rimedio, e cioè il nostro promuovere in quelle terre uno sviluppo che consenta di entrare nel benessere che, molte volte con abbagli e illusioni, loro vedono in noi. E allora, che cosa faremo?

Detto questo, il tema dell’accoglienza si pone nella mia esperienza umana come il dato fondamentale della mia vita, perché solo così riesco a leggere in profondità tutta la mia storia. Allo stesso modo, penso, la storia di ciascuno e di tutti. E considero sventurata l’esistenza di chi non ha conosciuto lo stesso bene che io ho sperimentato sempre: l’essere accolto!

Da chi mi ha accolto nella vita a chi si è piegato su di me per insegnarmi a leggere e a scrivere, di chi mi ha cercato nelle mie fughe, di chi mi ha rallegrato e consolato, di chi mi ha ammonito e raddrizzato... L’esperienza fondamentale della vita è dunque per me “il dono”, e quindi l’importanza di “accogliere” il dono. Ogni dono. E questo modo di interpretare e di vivere la vita, anche questo è dono. Forse, il dono più grande. È quello che mi consente di pensare che non sia vero che siamo e abbiamo solo quello che conquistiamo, ma che è veramente nostro tutto quello che sappiamo accogliere. Dunque, la vita non come conquista, ma come dono. Sul piano della fede, anche Dio è così: non da conquistare, ma da accogliere!

Anche il paradiso: ci andremo non perché l’avremo meritato, ma solo perché Lui è buono e ci vuole portare tutti a casa sua. Anche le persone e le esperienza più importanti della vita: sono da accogliere e non da conquistare. E il bello è che se dovesse prevalere la conquista, a vincere sarebbero ovviamente pochi. Ma se si tratta di accogliere, anche i piccoli e i poveri ne sono capaci. E torno al punto da cui sono partito.

E questi “poveri” che vengono da lontano? Preferisco lasciare aperta a voi la domanda. Io qualche risposta me la sono data, ma penso che ognuno debba partire dall’orizzonte della sua esperienza, e dal patrimonio dei suoi pensieri e sentimenti. Ormai molti anni fa, i giornalisti che intervistavano Giorgio La Pira di ritorno dalla Cina, gli chiedevano un suo pensiero sull’aumento della popolazione mondiale, e gli segnalavano i miliardi che saremmo diventati. Il Sindaco di Firenze, con il suo tipico stile culturale e spirituale rispondeva: “Pensate che patrimonio straordinario: miliardi di intelligenze, di potenze d’amore, di laboriosità, di volontà di pace... Sarà un mondo meraviglioso!”. Saremo noi capaci di respirare un’aria così alta e così buona? Ognuno può fare della sua personale esperienza un piccolo prezioso laboratorio di accoglienza e di operosità per la pace.

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