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Massimo Cirri intervista Claudio Levorato - Essere Manutencoop #TRAILER

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Sei in: webAmbiente / numero 3 - 2014 / Il bancone del bar

IL BANCONE DEL BAR

Cirri Massimo

di MASSIMO CIRRI
biografia

due sorsi di confidenze
Nobili per sostenibilità


- Cosa ne sai tu di araldica?
- Ara...che?
- Araldica.
- Non è quella cosa che... si, tu lavori nel campo con il trattore e rivolti la terra, ari. "Sto facendo un lavoro di araldica". Poi ripassi con la sarchiatura e poi alla fine semini. Il grano, l’avena, il mais. Ma se non c’è un’araldica ben fatta il raccolto...
- Il raccolto?
- Il raccolto non sarà mai... No?
- Quella è l’aratura.
- Aratura... Ma si può dire anche araldica... È un termine più elegante, raffinato. Certo che se tu preferisci un linguaggio più terra terra... L’hai capita, ehhh?
- Ehhh?
- È una battuta, dai. Cosa fa il trattore? Ara, o araldica, e che cosa? La terra... terra terra? Non l’hai capita... vabbè
- Lascia perdere. Tu sei blasonato?
- Blasonato? ... No. Un po’ stanco si, ho fatto l’influenza, ho ancora un po’ di catarro... ma blasonato non direi.
- Non diresti?
- Non direi. E direi anche basta: che cos’è? Giochiamo al Sapientino? Facciamo a chi ne sa di più? Allora adesso interrogo io: dimmi i confini dell’Umbria.
- Lascia perdere l’Umbria. Ti chiedevo dell’araldica per un motivo preciso. L’araldica è la scienza degli stemmi. Hai presente lo stemma?
- Quello delle famiglie nobili? Quello con il leone rampante, il cervo, l’aquila reale? Lo stemma di casa Savoia...
- Quello. Se ce l’hai sei blasonato: capito adesso?
- Capito. Il blasone non ce l’ho e non ce l’hai neanche tu. Quindi cambiamo discorso...
- No. Appunto perché non ce l’hai dobbiamo farcene uno...
- Io e te? Adesso, qui, dopo il lavoro, prima di cena, ci facciamo lo stemma?
- Esatto. Seguimi...
- Come no. Ci facciamo lo stemma e se facciamo tardi lo dico a casa: “Scusami cara, sono in ritardo ma sto arrivando e adesso siamo blasonati. Anticipalo tu ai bambini”. Ma dai...
- Aspetta: lo stemma non rappresenta soltanto i duchi e i conti. Rappresenta anche il lavoro e chi lo fa.
- Cioè?
- Nel medioevo, quando nascono tutti gli stemmi, c’erano le corporazioni che riunivano tutti quelli che facevano lo stesso lavoro. C’era la corporazione dei notai, quella dei medici e degli speziali, quella dei fabbri. Quella dei fornai, quella dei legnaioli, adesso si direbbe falegnami, poi quella dei macellai, i tessitori, eccetera eccetera. E ogni corporazione aveva uno stemma, un simbolo che la rappresentava.
- E allora?
- Allora i fabbri avevano nello stemma una tenaglia, i macellai una capra, i falegnami un albero o un’ascia e via dicendo. Tutti con il proprio stemma
- I notai che stemma avevano?
- Adesso mi sfugge. Ma ce l’avevano anche loro.
- Sarà stata la penna? La marca da bollo? Il mutuo?
- Lascia perdere lo stemma dei notai del medioevo. Pensa piuttosto che dobbiamo trovarne uno anche noi.
- Noi di Manutencoop?
- Noi.
- Ma ce l’abbiamo già. È quello con i tre vortici, le sei pennellate, cinque blu e una verde, e la scritta: Manutencoop. Bella, no?
- Bella. Ma si chiama logo, è un’altra cosa.
- Cioè?
- Cioè noi qui giochiamo a trovare lo stemma di Manutencoop. Quello che racconta il lavoro che facciamo.
- Ma qui c’è il problema. Perché noi, qui a Manutencoop, facciamo moltissime cose e molto diverse tra loro. Gestiamo gli impianti e gli edifici, facciamo il cleaning, la manutenzione del verde, gestiamo l’illuminazione pubblica. Poi c’è tutto il lavoro negli ospedali, poi ci sono gli ascensori, l’archiviazione dei documenti e qualcos’altro che adesso mi dimentico. Sono un mucchio di cose: come fai a metterle tutte sul tuo stemma? Le miniaturizziamo e non si vede nulla o ci serve uno stemma grande come un campo da tennis. Che diventa un problema portarlo in giro. Pensa appenderlo al bavero della giacca.
- È questo il gioco: trovare la sintesi, quella che le racconta tutte. E metterla sullo stemma.
- Ma come ti è venuta in mente questa cosa?
- A Ecomondo. Hai presente?
- Come no: è quello di novembre alla Fiera di Rimini, il salone della green economy. C’era il nostro stand.
- Esatto. L’ho visitato.
- Com’era?
- Bello, verde e bianco. Aperto. Ci sono passato dentro e ho avuto l’illuminazione per la sintesi definitiva.
- Quella per lo stemma?
- Quella. Pensaci: noi facciamo molti lavori, anche diversi, ma non è un caso se andiamo sempre a Ecomondo.
- Perché ci teniamo all’ambiente?
- Esatto. Quindi due elementi: lavoro, perché noi lavoriamo, e sostenibilità, perché ci interessa lo sviluppo sostenibile
- E allora?
- Allora nello stand di Ecomondo ho visto il nostro stemma. Era appeso lì.
- E cos’era?
- Il caschetto bianco, hai presente?
- Quello antinfortunistico?
- Quello. È il simbolo del lavoro, perché lo indossa chi lavora e sta attento agli infortuni. Nello stand ce n’erano molti con dentro una bella piantina aromatica, che rappresenta la natura, la sostenibilità, il mondo pulito e profumato che vogliamo. E la bellezza.
- Quindi sul nostro stemma c’è il caschetto da lavoro usato come fosse un vaso da fiori con dentro una pianta aromatica?
- Esatto. Quello dello stand di Ecomondo. E ora lo mettiamo nello stemma...
- Che pianta? Lavanda? Salvia? Rosmarino?
- Son democratico: scegli tu.
- Rosmarino, che mi da anche l’idea dell’arrosto?
- Rosmarino sia. Abbiamo lo stemma: caschetto bianco e pianta di rosmarino. Affare fatto?
- Affare fatto. Ci mancano solo i confini dell’Umbria.
- Toscana, Lazio e Marche.
- Emilia-Romagna?
- No.
- Abruzzo.
- No.
- Aperitivo?
- Si.
- L’Umbria confina con l’aperitivo?

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