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Solidarietà

traduzione: eng | عربي

di Giancarlo Strocchia

Cooperare per la solidarietà

Entusiasmo e partecipazione. L’avventura in Rwanda, e prima ancora in Mozambico, di Roma Multiservizi per portare lavoro, dignità e, soprattutto, speranza ad una popolazione femminile appesantita da un passato di inaudita crudeltà è connotata da questi sentimenti. Ce li racconta chi in prima persona ha vissuto questo impegno sulla propria pelle.

SE FOSSE
UN LIBRO...

“La mia Africa” (1937)

scritto da Karen Blixen

Romanzo autobiografico della scrittrice danese degli anni trascorsi presso una fattoria in Kenya, in una piantagione di caffè sugli altipiani

Quante sfumature ha il termine cooperazione? Non solo impresa ma anche sostegno, non solo lavoro ma anche solidarietà, non solo impegno ma anche responsabilità sociale. Una cornice di senso estesa in cui si inserisce l’azione di tante storiche realtà imprenditoriali italiane ma anche l’intervento sul territorio e verso le comunità che vi vivono e vi operano, su scala sempre più ampia.

Da qui si muove l’iniziativa di Roma Multiservizi. Una scelta di campo esplicita che ha voluto dare traduzione ampia al concetto di cooperazione, andando li dove la storia e la dissennatezza umana hanno compiuto danni, in qualche caso irreversibili, nei confronti di una intera popolazione.

Nicoletta Putignano, direttore del coordinamento corporate di Roma Multiservizi, si è impegnata in prima persona in questa incredibile avventura.

Come nasce l’impegno di Roma Multiservizi in Rwanda?

Dal 2004 Roma Multiservizi è impegnata attivamente in progetti di solidarietà nel continente africano. Nel 2005, si è creato spontaneamente un gruppo di dipendenti, volontari attivi, che negli anni ha seguito numerosi progetti di solidarietà sia in Africa che sul territorio di Roma. In particolare, l’impegno in Rwanda nasce nel 2010 dall’incontro del gruppo di dipendenti e la presidente di UM Onlus (Umubyeyi Mwiza), Marie Claire Safari, per la realizzazione di un progetto sulle donne di Butare, una città al sud del Rwanda. Le donne sono tutte superstiti del genocidio del 1994. UM ONLUS è l’acronimo di Umubyeyi Mwiza che in kinyarwanda significa: “una mamma buona”. È un’organizzazione i cui fondatori sono migranti e rifugiati rwandesi e burundesi in Italia, ed è quindi riconducile alle azioni Migration for Development, che individuano nei migranti gli attori di sviluppo sociale, economico, culturale e umano nei propri paesi d’origine. L’idea di poter contribuire attraverso il trasferimento del nostro know-how alla creazione e quindi alla crescita di una cooperativa sociale di artigianato ci ha subito visti coinvolti come parte attiva nella realizzazione del progetto.

Di fronte a quale realtà vi siete trovati e come è nata l’idea di rivolgersi alle donne di questo Paese uscito devastato, materialmente e psicologicamente, dal genocidio?

In Roma Multiservizi oltre la metà dei dipendenti sono donne. Poter dare un contributo alle donne del Rwanda ci è sembrato un obbligo morale. Avevamo svolto altre missioni di volontariato in Mozambico, a Maputo, presso l’orfanatrofio ‘Primero de Maio’, a Guava e Sibacusse dove sono state costruite scuole e centri di accoglienza per orfani ed anziani con il contributo della nostra società. Noi dipendenti abbiamo raccolto fondi e realizzato, negli anni, piccole opere come pozzi e ambulatori medici. Doverci prendere cura di donne nostre coetanee pensavamo sarebbe stato più facile ma ci sbagliavamo. Avevamo la consapevolezza che erano trascorsi 20 anni ma il dolore e la sofferenza in Rwanda sono ancora tangibili anche se nessuno ne parla. Il tempo è diverso per i sopravvissuti, il presente è comunque un ‘dopo’ e la consapevolezza di essere scampati alla ‘soluzione finale’, ha spezzato l’ordine naturale delle cose. Siamo stati accolti con grande fiducia e speranza. Le donne non parlano del loro passato di dolore, si dedicano con tenacia al nuovo obiettivo che restituisce significato alla loro vita e che, grazie ai nuovi contenuti, ha la valenza di una rinascita.

Dal sostegno di Roma Multiservizi e dalla collaborazione con UM è nato l’idea di avviare una cooperativa sociale in cui le donne si impegnano in attività produttive. A che punto è questo progetto e come pensate di svilupparlo ulteriormente?

Il progetto è ora giunto nella sua fase avanzata, la cooperativa sociale ‘Abatore’ (in kinyarwanda vuol dire ‘le donne in gamba’) è in piena attività e le donne che vi operano stabilmente sono oltre quaranta. Lo scopo del progetto è di favorire micro-dinamiche di sviluppo economico sostenibile, che permettano a queste donne di uscire dalla pura economia informale e di sostentamento. Attraverso questo intervento le donne coinvolte hanno recuperato fiducia in se stesse e nel futuro, emancipandosi dal punto di vista economico e superando in parte la propria condizione di vulnerabilità ed esclusione. Durante la nostra permanenza in Rwanda, oltre a svolgere attività formativa sul campo, siamo stati contattati da altre donne del distretto di Gisagara al confine con il Burundi. Anche loro volevano far parte della cooperativa e quindi ci siamo messi subito al lavoro analizzando le loro potenzialità. È nato così un nuovo progetto per queste donne che si occuperanno di un allevamento di galline ovaiole.

Perché per la vostra azienda questo progetto è così importante? E come vive l’intera compagine aziendale questa “missione”?

Roma Multiservizi è un’azienda fatta di persone. Quotidianamente 4.000 dipendenti operano sul territorio della capitale a contatto con la parte più vulnerabile della nostra società: i bambini e i diversamente abili. Condividiamo il vero valore di questi progetti: la creazione di un clima di solidarietà e di attenzione verso i più bisognosi. D’altro canto, e qui rispondo alla seconda domanda, sono proprio i dipendenti che con il loro entusiasmo e dedizione ai progetti sospingono e sostengono l’impegno dell’azienda su questi temi.

Questa vocazione all’intervento sociale che Roma Multiservizi ha dimostrato nel caso del Rwanda pensate di riproporla per altre cause umanitarie?

Il nostro impegno in Rwanda, sull’esperienza della cooperativa ‘Abatore’ può solo continuare. Ho citato la realizzazione di un nuovo progetto di allevamento di galline ovaiole e nel nuovo anno il gruppo di dipendenti-volontari ha già proposto un intervento in Mozambico nell’ambito del progetto “Roma-Maputo Andata e Ritorno”. Il nostro impegno può diventare uno stimolo a non limitarsi e a fare di più per tutti, anche per altre aziende del nostro territorio e settore. In dieci anni di cooperazione solidale attiva possiamo affermare che la missione di una grande azienda vada oltre l’operato quotidiano e che la collaborazione con il no-profit può solo portare benefici all’intera società civile.

IL PROGETTO

La rinascita che parte dalle donne

Una guerra è un segno indelebile nella storia di un Paese. Il Rwanda ha vissuto un conflitto civile sanguinario che ha sterminato una intera etnia, una lotta interna che ha visto padri contro figli, pacifici vicini di casa diventare crudeli carnefici. A tale crudeltà è stato difficile scampare, ma anche chi è riuscito a salvarsi oggi, a distanza di molti anni, deve fare i conti con un trauma profondo e incancellabile. Umubyeyi Mwiza, come afferma la direttrice dell’omonima Onlus Marie Claire Safari, è una espressione della lingua kinyarwanda che significa più o meno “una mamma buona”.

“La nostra organizzazione si ispira proprio a questo concetto di “madre” – spiega Marie Claire - che, per sua intrinseca natura, può avere solo amore verso i propri figli, estrema attenzione ai loro bisogni, sofferenze e cura per realizzare il loro sano sviluppo fisico, sociale e morale”.

A questo sviluppo e a queste mamme è particolarmente destinata l’attività dell’organizzazione che proprio insieme a Roma Multiservizi SpA ha lanciato il progetto “Le donne di Butare ‐ Rwanda”, una realtà nella quale la popolazione continua a soffrire le conseguenze del conflitto civile ed etnico che ha disintegrato socialmente e culturalmente il paese.

Nella realizzazione del progetto è stato identificata come prioritaria la costituzione in quella che era una volta la capitale del Paese, Butare, zona rurale molto estesa e importante polo universitario, di una cooperativa sociale: nata lo scorso mese di giugno e denominata “Abatore”, ovvero Le donne in gamba. L’ingresso alla Cooperativa “Abatore” è libero con il vincolo di non appartenere ad altre cooperative sociali ed essere in condizione di necessità economiche.

Per l’avvio del progetto è stato fondamentale il contributo fornito dai lavoratori della Roma Multiservizi. Le materie prime e le attrezzature necessarie alle prime attività sono state acquistate direttamente dalle socie in loco e da produttori locali.

“L’attività di produzione viene effettuata direttamente negli spazi della cooperativa o nelle abitazioni delle donne – spiega Marie Claire - le quali poi conferiscono i prodotti realizzati alla vice Presidente della cooperativa che superata la prova di qualità del prodotto, autorizza il calcolo del corrispettivo”.

“Con Roma Multiservizi abbiamo potuto incontrare anche un gruppo di 15 donne nel distretto di Gisagara al confine con il Burundi – spiega Marie Claire Safari – per creare una piccola cooperativa sull’esempio di ‘Abatore’.

“Noi siamo profondamente grati alla squadra di Roma Multiservizi – ha concluso Marie Claire – che ha contribuito sostanzialmente al raggiungimento di questo risultati, soprattutto per quanto riguarda il trasferimento e lo sviluppo di un senso di appartenenza ‘aziendale’ affinché il numero già cospicuo delle socie della cooperativa possa incrementarsi, generando così un ciclo di buone pratiche e buoni esempi utili all’intera comunità”.

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