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Sei in: webAmbiente / numero 2 - 2014 / Una casa in Piazza Grande

Collettività

traduzione: eng | عربي

di Leonardo Tancredi *

Una casa in Piazza Grande

Un’associazione, una testata giornalistica e un obiettivo: il riscatto sociale e la tutela dei diritti dei senza fissa dimora. Vent’anni di attività che, anche grazie agli introiti del giornale, hanno prodotto laboratori artigianali e scuole di recitazione. Oggi, che la crisi ha ampliato la fascia di popolazione a “rischio” povertà, la priorità si chiama casa.

Manutencoop Facility Management è lieta di sostenere, ormai da diversi anni, la pubblicazione di “Piazza Grande”, il giornale di strada distribuito a Bologna dai senza fissa dimora. Nel 2014 “Piazza Grande” compie 20 anni e in queste pagine vi raccontiamo la sua storia.

SE FOSSE
UNA CANZONE...

“Piazza Grande”(1972)

di Lucio Dalla

Singolo con
l’arrangiamento
musicale di Lucio
Dalla e di Ron e con
testi realizzati da
Gianfranco Baldazzi e
da Sergio Bardotti.

L’associazione Amici di Piazza Grande ha compiuto 20 anni da pochi mesi, ma i festeggiamenti sono arrivati già a dicembre 2013 perché vent’anni prima, a Bologna, nasceva il primo giornale di strada italiano, “Piazza Grande”. Da quella fondazione è partita la storia della presa di parola, riscatto sociale e tutela dei diritti delle persone senza dimora che ha animato l’associazione e la città. Come spesso accade, è cominciato tutto quasi per caso. Da un ritaglio di giornale di una rassegna stampa spuntano i nomi di due giornali, “Macadam” e “Big Issue”, uno esce a Parigi l’altro a Londra, in comune hanno le condizioni di vita delle persone che li vendono in strada, persone senza dimora. È il 16 settembre del 1993, questa notizia “buca” le pagine di alcuni giornali nazionali e finisce anche sulla scrivania di “Ritorno al futuro”, un’associazione bolognese, nata all’interno della Camera del Lavoro, che si occupava di tossicodipendenza.

Dalla sinergia tra quell’associazione, la redazione di una rivista dei detenuti della Dozza, “Le voci di dentro”, e un gruppo di senza dimora ospiti del dormitorio “Beltrame” di Bologna, nascono il comitato editoriale e la redazione di “Piazza Grande”.

“Oggi sul fronte della lotta all’esclusione, l’attenzione di Piazza Grande è focalizzata sull’housing first, una strategia di intervento sociale che ribalta il paradigma tradizionale secondo il quale la casa rappresenta il traguardo di un percorso di fuoriuscita dalla marginalità.”

L’idea della vendita del giornale in strada come occasione di lavoro e di reddito per le persone senza dimora viene da quel ritaglio di giornale, ma il progetto di “Piazza Grande” si colora subito di un forte legame col territorio e soprattutto una più marcata impronta sociale e, perché no, anche politica. Il giornale bolognese, a differenza dei predecessori europei, sarebbe stato interamente prodotto “dal basso” da una redazione di senza dimora e lo stesso editore non avrebbe avuto fine di lucro.

UNA STORIA DI IMPEGNO
A dicembre del 1993 esce il numero zero. La risposta dei bolognesi e l’entusiasmo della redazione sono la spinta a guardare più avanti e progettare un’associazione che si ponga l’obbiettivo non solo di portare sulla scena politica e sociale la tutela dei diritti dei senza dimora, ma anche di sperimentare pratiche di reinserimento sociale e lavorativo di soggetti in piena marginalità.

Si aprono laboratori, come il “BiciCentro”, che ripara e ricicla bici usate, o la sartoria; nascono spazi di espressione, come il gruppo teatrale “La Fraternal Compagnia”, oggi associazione autonoma di teatro sociale; si creano servizi come lo sportello di Avvocato di Strada (anche questo diventato un’associazione autonoma a carattere nazionale) o il Servizio Mobile di Sostegno, un’attività di strada rivolta agli homeless che il Comune di Bologna, nel tempo, ha riconosciuto come proprio.

Quello di “Piazza Grande” è un percorso che per la sua natura ha dovuto attraversare i cambiamenti dello scenario della povertà e dell’esclusione sociale. Fenomeni che si intrecciano con gli eventi che caratterizzano il nostro paese in questa epoca: la crisi economica e l’immigrazione su tutti. Cambiamenti che si ripercuotono sulle biografie di donne e uomini senza dimora, sui loro bisogni e aspettative e anche sulle pratiche che l’associazione prova a mettere in campo.

Oggi sul fronte della lotta all’esclusione, l’attenzione di “Piazza Grande” è focalizzata sull’housing first, una strategia di intervento sociale che ribalta il paradigma tradizionale secondo il quale la casa rappresenta il traguardo di un percorso di fuoriuscita dalla marginalità. Il progetto “Tutti a casa”, ideato dall’associazione sui principi dell’housing first, mira a dare una nuova chance a famiglie e singoli che si ritrovano sulla strada o un passo da questa, proprio partendo dal recupero dell’autonomia abitativa. Un tentativo di rispondere alle nuove istanze della povertà che, con strumenti diversi, tiene vivi i principi di empowerment e auto-aiuto.

Gli stessi che vent’anni fa avevano accompagnato la nascita di “Piazza Grande”.

* Direttore editoriale di “Piazza Grande”

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