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UGUALI

Tutti i sentieri dello spirito
La speranza che nasce dall’amore

Nicolini

Di Don Giovanni Nicolini
biografia

Uguali

Si danno molti nomi alla severa, per molti severissima, crisi. Considerata nella sua estensione globale la chiamerei “crisi della speranza”.

Il nome diventa particolarmente significativo se si considera lo spazio dei giovani, perché è certamente crisi di molti giovani, ma proprio per questo è crisi della speranza per tutti, perché i giovani sono la speranza dell’intera comunità umana. Dell’intera società. Tale è infatti il tesoro delle nuove generazioni e tale è la loro responsabilità. Gli snodi e i passaggi fondamentali di questa “umana avventura” sono la famiglia, la scuola e tutti gli ambiti dell’educazione e della formazione, e quindi, inevitabilmente, anche la politica e il mondo del lavoro. Per diversi di loro, anche le comunità religiose delle diverse fedi.

Purtroppo tra questi ambiti della crescita umana e della custodia della civiltà sono pochi e difficili gli incontri e i percorsi di collaborazione. Ma anche al loro interno diversi di questi ambiti mostrano segni di fatica. Bisogna purtroppo ammettere che molti giovani sono indotti o costretti ad abbandonare questi “grembi della speranza” e a scegliere una sottocultura della strada che spesso è fonte di violenze, di cattive dipendenze e di solitudini esposte a derive di malfare e di ferite psicologiche e psichiche di grave portata. Così si levano lamentele e proteste sul mondo giovanile che non tengono conto delle inadempienze e degli abbandoni che ne hanno provocato l’insorgere e l’invadere.

Noi però vogliamo reagire alla crisi già con un primo avvertimento per incoraggiare: al mondo giovanile tutti possono portare del bene! Gli anziani, i lavoratori, le donne, i malati... Certamente a partire dagli educatori, tenendo presente come sia altamente educativa ogni sorgente di impegno e di passione della vita. In tanti modi e con tanti segni si può dire, annunciare e mostrare che “la vita è bella”! Ricordiamoci di un grande “segreto” che la fede di Gesù ha consegnato e vuole consegnare al mondo intero: la centralità dell’amore. E dell’amore ricordiamo questo tratto essenziale, e cioè che nessuno è capace di amare se non è stato amato.

Quando ripercorro nella memoria la strada ormai lunga della mia vita devo constatare con stupore e commozione di come moltissimi mi abbiano insegnato l’amore con la potenza del loro volermi bene. Lo spazio più importante dell’educazione è quello dell’educazione sentimentale. Ma di questa è esperienza decisiva l’essere amati. Amare diventa allora una doverosa “restituzione” di quello che abbiamo ricevuto. Un maestro di scuola deve essere competente. Ma la sua competenza più importante e feconda è l’amore per coloro che gli sono stati affidati. A partire dai più piccoli, dai più poveri e dai più deboli. A partire da quelli che possono sembrare meno buoni e che sono stati semplicemente meno amati.

Vorrei infine accennare all’orizzonte vasto di cose meravigliose che i giovani possono fare, e in molti fanno, per tutta la società. Faccio un piccolo esempio che mi è particolarmente caro. Già per due volte, lo scorso anno e l’anno prima, abbiamo fatto un pellegrinaggio a piedi da Città di Castello ad Assisi con un gruppo di carcerati: una bellissima esperienza di conoscenze nuove, di amicizia e di grande consolazione. La bellezza dei luoghi e la quotidiana fatica del cammino per cinque giorni hanno accompagnato e protetto una singolare esperienza di vita comune tra persone molto diverse tra loro e subito così unite lungo la strada e lungo la condivisione del cammino della vita. È solo un esempio dell’infinita fantasia dello spirito che da incessantemente occasioni di bellezza e di crescita insieme. E pare che anche quest’anno la cosa si riproponga.

Ora sto scrivendo queste righe dall’Ospedale dove condivido con altri amici e fratelli il desiderio di essere accanto a chi porta il fardello della malattia e a chi con competenza e affetto se ne prende cura: è un luogo di straordinaria ricchezza umana, dove qualcosa si può dare e molto si riceve. Gruppi di giovani vengono qui a portare il segno del loro affetto così importante per chi è più solo. Piccole esperienze che un vecchio come me comunica con gioia a molti altri ben più giovani di lui, e ben più capaci di comunicare gioia, speranza e pace.

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