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Innovazione

di Chiara Filippi

Trasparenti contro la crisi

È sotto gli occhi di tutti il periodo di crisi che l’italia sta attraversando, con ripercussioni spesso drammatiche sull’occupazione. Manutencoop, nell’ultimo anno, ha dovuto gestire eccedenze pari a circa 1400 persone. Grazie alla solidità dell’azienda, ad un approccio equilibrato e trasparente nelle relazioni con i dipendenti e i sindacati si è trovata per ogni situazione una soluzione decorosa. Ne abbiamo parlato con guido dealessi, direttore del personale di MFM.

Gli ultimi anni non sono stati semplici per Manutencoop. La crisi economica non ha risparmiato il settore del facility management. E anche un’impresa che per un lungo periodo era cresciuta a velocità sorprendente ha dovuto fare i conti con una brusca frenata. “Spendig review”, cessazione di appalti, riduzioni di volumi e fatturato su singole commesse, crisi che hanno coinvolto clienti e settori di attività, calo della domanda, necessità di creare efficienze in tempi brevissimi per conservare una commessa ed il relativo, futuro, lavoro: questi ed altri sono stati e sono tutt’ora gli eventi drammatici che il Gruppo ha fronteggiato negli ultimi anni e, soprattutto, negli ultimi mesi. Eventi che spesso hanno significato eccedenze di personale e pesanti riorganizzazioni. Scelte difficili per una impresa cooperativa che ha come fine ultimo della propria azione imprenditoriale proprio la salvaguardia, la creazione e lo sviluppo del lavoro per i soci e per i dipendenti.
Al termine di questo difficile anno con il direttore del Personale di Manutencoop Facility Management Guido Dealessi vogliamo fare il punto proprio sulle scelte e le politiche condotte in questi mesi nell’ambito della gestione del personale.

Dealessi, iniziamo con l’obiezione che spesso viene rivolta a Manutencoop, e più in generale alle cooperative, quando si trovano ad affrontare riduzioni di organico: ma una cooperativa che licenzia non viene meno ai propri principi?

“Non ci stancheremo mai di dirlo: siamo un gruppo cooperativo e il fine ultimo della nostra attività imprenditoriale è e resta quello di creare e garantire lavoro regolare ed equo ai soci ed ai dipendenti, attuali e futuri. Per perseguire il nostro scopo sociale non possiamo però non avere un approccio imprenditoriale: solo una impresa sana, competitiva, in crescita può assicurare lavoro. Tutto questo per dire che se una scelta dolorosa come una riduzione di organico è necessaria per salvaguardare la competitività dell’azienda, tale scelta non è per nulla in contraddizione con il nostro essere cooperativa, ma è fondamentale per continuare a perseguire lo scopo sociale. Una cooperativa che va male o, peggio, fallisce non persegue alcunché”.

Ma nel concreto, quando una cooperativa si trova ad affrontare una trattativa che prevede centinaia di persone in esubero è davvero possibile conciliare le esigenze di competitività con la salvaguardia dell’occupazione?

“Credo di poter dire che proprio le esperienze degli ultimi anni di Manutencoop dimostrano, senza ipocrisie, che è in larga misura possibile. A patto che si realizzino almeno tre condizioni: i problemi devono essere affrontati e non nascosti o sottovalutati, devono essere affrontati per tempo e non rinviati e, infine, devono essere affrontati quando l’azienda è ancora in buona salute, perché questo consente di mettere in campo il maggior numero di alternative possibili per risolverli. Se a tutto questo si aggiunge un corretto approccio (nel rispetto dei reciproci ruoli) alle relazioni sindacali e un trasparente coinvolgimento del personale interessato, possiamo avere una efficace gestione delle situazioni di crisi, in grado di conciliare interessi dell’impresa e dei lavoratori”.

Ci faccia alcuni esempi concreti, qualche situazione in cui questo è stato possibile con evidenti risultati.

Mi viene, innanzitutto, in mente l’acquisizione, nel 2008, di Pirelli RE Facility, principale competitors di Manutencoop, un’impresa con oltre 1200 dipendenti. Mentre è stato possibile integrare al meglio le strutture operative, si è subito evidenziata un’eccedenza di circa 200 persone tra il personale impiegatizio. A Milano esisteva l’esatta replica della struttura centrale di Manutencoop di Zola. È stato deciso di affrontare la questione direttamente e in modo trasparente nei confronti delle Organizzazioni sindacali e dei singoli dipendenti. Questo ha reso possibile un accordo sindacale che nel prendere atto della chiusura delle attività di staff presso la sede di Milano metteva in atto tutta una serie di strumenti per la gestione delle eccedenze. Fondamentale è stato l’outplacement ovvero la definizione di un programma di sostegno all’attività occupazionale: in circa un anno oltre l’80% del personale ha trovato una nuova occupazione, in molti casi senza alcun sacrificio retributivo o di qualifica. L’elemento risolutivo è stata la capacità di non lasciare sole le persone. Centinaia di colloqui, incontri, analisi dei gap professionali, interventi formativi mirati alla ricollocazione hanno accompagnato l’uscita dei lavoratori da Manutencoop verso l’impiego, in tempi relativamente rapidi, in nuove aziende. Ovviamente, il tutto, con il contributo essenziale di un atteggiamento pragmatico e “negoziale” del Sindacato a fronte di un chiaro programma di continuità occupazionale anche se fuori dal Gruppo”.

Parliamo però dei casi più recenti dell’ultimo anno. Penso alla riduzione della commessa Telecom o alla cessazione delle attività di Maco, società erede della storica tradizione di Manutencoop nel ramo delle costruzioni

“Da un punto di vista soprattutto emotivo, per chi lavora in Manutencoop da anni, la cessazione delle attività di Maco è stata sicuramente una scelta dolorosa, anche in questo caso però si è rivelato strategico saper prendere di petto, per tempo e in modo trasparente il problema. Maco stava per essere stravolta dalla crisi del settore: aver affrontato la crisi in tempo, senza prolungare inutilmente l’agonia dell’azienda e dei suoi lavoratori, ha consentito di concentrarsi subito sulle alternative occupazionali possibili. Il personale, circa 40 persone tra cui molti soci con una lunga esperienza nel Gruppo, è stato coinvolto da subito e, grazie al raggiungimento di una intesa sindacale, è stato avviato un processo di riqualificazione e ricollocazione. Non è stato semplice vista anche la difficilissima crisi dell’immobiliare ma oggi possiamo dire che il processo di gestione delle eccedenze occupazionali è stato quasi completamente risolto in modo positivo.

Telecom invece è cronaca recente. Come sta andando?

Manutencoop ha dovuto far fronte, a partire da ottobre scorso, alla forte riduzione di quella che era la più importante commessa di Facility Management del Gruppo: la gestione del patrimonio immobiliare del Gruppo Telecom. Fino a quest’anno eravamo il fornitore unico di Telecom e impegnavamo sulla commessa circa 800 persone. Oggi il nuovo contratto Telecom prevede sia una decisa riduzione delle attività svolte da Manutencoop, sia il subentro in alcune regioni di altre aziende. Nel nuovo capitolato di gara, inoltre, non è stata inserita alcuna specifica clausola di salvaguardia occupazionale che prevedesse l’obbligo da parte delle aziende subentranti a Manutencoop di garantire l’occupazione del personale finora impegnato nell’appalto.

SE FOSSE
UNA CANZONE...

“Su e giù” (1978)

di Rino Gaetano

Traccia conclusiva dell’album “Resta vile maschio dove vai” con arrangiamenti di Alessandro Centofanti.

Tutto ciò ha comportato un rischio occupazionale per oltre 400 persone. Abbiamo siglato un accordo sindacale per la gestione delle eccedenze occupazionali attraverso l’intervento della CIGS per Cessazione/Riduzione di attività per un anno e in un paio di mesi l’azienda è già riuscita, attraverso la ricollocazione dei addetti in altre commesse e riducendo il numero di fornitori esterni, a ridurre da più di 400 a circa 70 il numero degli esuberi. Ben prima del termine dell’intervento della CIGS sarà possibile superare completamente il problema cogliendo ogni possibilità per la risoluzione delle eccedenze occupazionali. È ancora, invece, in corso la difficile trattativa che riguarda l’eccedenza di personale (133 persone) dipendenti della società MPSS ed impegnati sulla medesima commessa Telecom per i quali non è ancora stata raggiunta un’intesa in questa direzione. Così come ad oggi (mentre stiamo per andare in stampa ndr) resta ancora aperta la vertenza per la cessazione delle attività dello stabilimento Servizi Ospedalieri di Porto Garibaldi. Anche in quest’ultimo caso contiamo di poter trovare un’intesa che passi attraverso l’utilizzo degli ammortizzatori sociali e un programma efficace di gestione delle eccedenze occupazionali riuscendo a coniugare responsabilità sociale e sviluppo aziendale.

Da direttore del personale che bilancio si sente di fare di quest’anno caratterizzato da scelte necessarie ma sicuramente difficili e dolorose?

I numeri danno la misura dell’impegno del Gruppo: solo nell’ultimo anno ci siamo trovati a dover gestire eccedenze di personale pari a circa 1400 persone. Di queste solo circa una settantina, al momento, non hanno trovato una soluzione occupazionale e sono interessati dall’utilizzo di specifici ammortizzatori sociali. Negli ultimi due anni sono stati raggiunti ben 35 accordi sindacali legati ad eccedenze di personale ai quali aggiungono si gli accordi legati all’acquisizione o perdita di appalti: nel complesso circa 100 accordi ad una media di 5-6 al mese. Grazie alla solidità dell’azienda ed all’approccio razionale, equilibrato, trasparente e rispettoso nelle relazioni con dipendenti ed i sindacati, mi sento di dire che non ci sono stati fino ad ora situazioni per le quali non si sia trovata, e sancita da accordi sindacali, una soluzione decorosa. Credo che di questo si debba dare atto alla nostra azienda. Pur in un contesto difficile, in decine e decine di diversi casi, abbiamo negoziato e messo in pratica ogni ammortizzatore sociale sostenibile previsto dall’ordinamento, ottimizzato al meglio delle nostre possibilità il processo di “cambio appalto”, concluso con successo azioni di riqualificazione e ricollocazione professionale. Senza mai “lasciare indietro” nessuno e, al tempo stesso, mettendo sempre in primo piano la necessità di preservare la solidità aziendale e le sue prospettive di sviluppo. Necessità imprescindibile, lo voglio ricordare, per poter continuare a garantire nel tempo quell’occupazione che è il fine ultimo dell’azione imprenditoriale di una impresa realmente e concretamente cooperativa quale è Manutencoop”.

 

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