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Sei in: webAmbiente / numero 2 - 2013 / Un’alba ancora lontana

Speciale Assemblea

traduzione: eng | عربي

di Chiara Filippi

Un’alba ancora lontana

Le ombre scure della crisi avvolgono ancora un’economia fragile. Secondo il presidente di Manutencoop Levorato “abbiamo alle spalle tempi difficili ma non è finita qui: ne abbiamo davanti altrettanti”. E in questo anno non sono mancate scelte “pesanti” ma anche crescita del personale e tanti investimenti per il welfare aziendale. Un merito che va attribuito al fatto che Manutencoop è “una cooperativa vera con soci che sentono sulle proprie spalle la responsabilità dell’impresa”.

Quanto resta della notte? Quando usciremo finalmente da questa crisi che sta sfinendo il tessuto imprenditoriale del nostro Paese? E Manutencoop cosa ha fatto e cosa pensa di fare per orientarsi in questo lungo buio?

L’ Assemblea dei Soci di Manutencoop Società Cooperativa è stata l’occasione per fare il punto con il Presidente Claudio Levorato sulle prospettive che si aprono per il Gruppo e sulla strada percorsa negli ultimi mesi. Il numero uno di Manutencoop non indulge a facili ottimismi anche se sia i numeri del 2012 che i risultati dei primi mesi del 2013 (vedi articoli che seguono) fanno ben sperare.

Presidente, passa il tempo ma la situazione economica generale non sembra migliorare. Quanto resta di questa lunga notte di crisi?

Abbiamo alle spalle tempi difficili ma non è finita qui: ne abbiamo davanti altrettanti. Come ho sottolineato nella mia relazione in Assemblea, non possiamo pensare alla maniera di Eduardo De Filippo: “Adda passa’ ‘a nuttata”. La notte sarà lunga. C’è una parte del mondo, la nostra, che per anni ha vissuto alle spalle di un’altra parte: ora il centro dell’economia mondiale si sta, più o meno velocemente, spostando dall’Atlantico al Pacifico, dal rapporto privilegiato Usa-Europa al Sud Est asiatico. La nottata finirà quando l’Occidente avrà fatto i conti con quest’altra parte del mondo. Quanto al nostro piccolo mondo: in questi anni abbiamo posto, anche attraverso dolorose ristrutturazioni, le premesse perché il futuro sia positivo, ora si tratta di costruire in modo coerente questo futuro.

Le scelte di questi ultimi anni non sono state semplici, penso in particolare alla scelta di tagliare alcune attività o aprire procedure di mobilità. Decisioni difficili soprattutto in una cooperativa di produzione e lavoro…

È vero, non solo abbiamo compiuto scelte imprenditoriali, più o meno vincenti, ma anche messo seriamente in gioco i nostri valori. Ma scelte come l’apertura di procedure di mobilità, la cassa integrazione ordinaria e straordinaria, l’uscita di circa 600 persone nel settore impiegatizio sono state necessarie per ridurre l’incidenza di costi fissi e indiretti che non saremmo stati in grado di sopportare.

SE FOSSE
UNA CANZONE...

“Shomèr ma mi-llailah?” (1983)

di Francesco Guccini

Tratta dall’album “Guccini” il titolo riprende una citazione ebraica di Sant’Isaia e significa “Sentinella, quanto resta della notte?”

Sono state decisioni pesanti anche da un punto di vista emotivo ma, avendo sempre presenti i valori cooperativi che ispirano la nostra azione, abbiamo in ogni momento cercato di portarle avanti nel pieno rispetto delle persone.

Abbiamo sempre cercato accordi sindacali, messo in atto percorsi di accompagnamento verso la pensione, attuato forme di incentivazione all’uscita con un investimento complessivo economico pari ad alcune decine di milioni di euro.

Un investimento che ha permesso alle persone di contenere il disagio che necessariamente comporta la perdita del lavoro e, in molti casi, un più agevole reinserimento nel mondo lavorativo.

Qualcuno potrebbe chiedersi se è stato proprio necessario…

Abbiamo dovuto farlo per preservare la nostra capacità di produrre reddito e mantenere l’equilibrio patrimoniale e finanziario necessario: la riduzione dei costi generali e la chiusura di alcune attività in decisa perdita sono state indispensabili per non compromettere la nostra esistenza futura. Va sottolineato che, comunque, in questi ultimi anni abbiamo continuato ad assumere, in particolare operai: il saldo dei dipendenti è in attivo, ciò significa che la nostra azienda ha continuato ad essere parte della costruzione del benessere nel nostro Paese. E non solo abbiamo creato lavoro ma avviato anche iniziative specifiche finalizzate a sostenere questo benessere laddove il supporto statale sta venendo meno.

Si riferisce al welfare aziendale?

Sì, l’investimento di alcuni milioni di euro, cifra considerevole di questi tempi, nelle nuove iniziative di welfare aziendale va in questa direzione. Penso alle borse di studio, assegnate esclusivamente per merito per insegnare ai ragazzi che solo “tirando fuori” il meglio di sé potranno avere il meglio dalla società. Penso alle politiche per la conciliazione dei tempi casa-lavoro ovvero i campi estivi gratuiti per i ragazzi più grandi e i centri estivi per i più piccoli. Penso, infine, all’assistenza sanitaria gratuita per i dipendenti: una iniziativa prevista dai contratti collettivi nazionali ma che abbiamo scelto di integrare, pur con maggiori oneri a nostro carico, per garantire sin da subito un supporto fondamentale per le famiglie di chi lavora con noi. E non ci fermeremo qui. Ma non dobbiamo dimenticare che la stabilità, anche finanziaria, del nostro Gruppo è la condizione necessaria per la realizzazione dei nostri valori: la necessità di stare sul mercato, pena la nostra esistenza futura, viene prima delle esigenze dei singoli gruppi o dei singoli individui.

Quale è il problema più pesante che dovrà affrontare Manutencoop nei prossimi mesi?

Sicuramente soffriamo da un punto di vista finanziario: garantiamo ogni mese lo stipendio a 18.000 persone, puntualmente, mentre i nostri clienti ci pagano dopo oltre 250-260 giorni. Per sostenere questi costi ci siamo necessariamente dovuti indebitare con le banche che oggi, tuttavia, complice la crisi complessiva, non sono più in grado di sostenere questo debito. Dovremmo da un lato sperimentare nuove formule per finanziare il nostro debito, dall’altro impegnarci ancora di più nella nostra attività per meritare la fiducia dei partner finanziari. Fiducia che è direttamente proporzionale alla capacità di tenere alta la nostra redditività.

Una domanda difficile (e forse un po’ banale) per finire: quindi ce la faremo?
E su cosa dovremo puntare?

Siamo rimasti finora ai margini della turbolenza economica conservando la nostra forza di agire su un mercato comunque difficile, questo non è accaduto per caso ma perché a capo del nostro Gruppo c’è la nostra Cooperativa, una Cooperativa vera. Una Cooperativa con soci che sentono sulle proprie spalle la responsabilità dell’impresa. Una cooperativa fatta di persone che non guardano solo al proprio interesse personale ma guardano lontano: questo è fondamentale nel contesto attuale, è fondamentale che la guida, piena di buon senso, con i piedi per terra e ben salda ai valori cooperativi. Così come è fondamentale che chi è chiamato a dirigere l’impresa sia altrettanto intriso di valori cooperativi e goda del consenso dei soci senza farsi prendere da senso di onnipotenza. Lo dico per me e per tutti gli altri dirigenti: dobbiamo sempre essere orgogliosi di avere alle spalle questo gruppo di soci ed avere l’umiltà di sapere che da soli non saremmo in grado di fare tutto questo. È solo la base sociale, la nostra cooperativa vera, che ci dà la forza.

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