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CONSIGLI VERDI

A tu per tu con la natura
Fermare senza “cementificare”

Dall'Olio

di Gabriele Dall’Olio
biografia

Da un paio di decenni a questa parte si sta diffondendo anche in Italia una metodologia di lavoro nota con il nome di “ingegneria naturalistica”.

In pratica si tratta di realizzare opere di ricostruzione di ambienti naturali degradati o distrutti dall’azione dell’uomo (pendici montuose, alvei fluviali, boschi, etc.) con l’applicazione di tecniche che impiegano materiali da costruzione naturali, per diminuirne l’impatto ambientale. Frequentemente questi materiali sono legno, sassi, piante, paglia, fascine, etc. Non è raro che alcune di queste tecniche si rifacciano ad antiche lavorazioni utilizzate in passato, prima dell’avvento del cemento armato, con il vantaggio però di tutta l’esperienza tecnologica accumulata negli ultimi decenni. Per comprendere meglio di cosa parliamo si possono fare alcuni esempi di lavori realizzati attraverso l’utilizzo dell’ingegneria naturalistica, confrontandoli con le tecniche classiche dove il cemento viene largamente utilizzato:

Questa premessa mi serve per dire che tali concetti sono applicabili anche in un giardino. Ragionando infatti su scala minore, si possono eseguire lavori di ingegneria naturalistica anche su piccole superfici, abbassando i costi e diminuendo l’impatto ambientale! Un caso molto frequente che si presenta a chi si appresta a “costruire” un’area verde è la necessità di recuperare superfici in piano da terreni posti in pendenza (tecnica del terrazzamento). Spesso si ricorre a costosissime e impattanti opere in calcestruzzo, le alternative che offre l’ingegneria naturalistica sono invece tante, proporzionate al dislivello da recuperare, alla natura del terreno e ad altri fattori ancora.

“Nulla impedisce di eseguire lavori di ingegneria naturalistica anche su piccole superfici, abbassando i costi e diminuendo l’impatto ambientale.”

Partendo nell’elencazione dai metodi più “pesanti” si possono eseguire: palificate, palizzate, viminate, fascinate, coperture con biostuoie (juta, cocco, paglia) fino ad arrivare alle semplici idrosemine (semina con collanti ed altri additivi naturali) eseguita con graminacee che, con le loro radici, fermano il terreno. Tutte queste tecniche hanno come unico fine quello di operare un contenimento del terreno laddove vi sia la necessità di recuperare dei dislivelli oppure, più semplicemente, fermare l’erosione del terreno dovuta alla pendenza.

Valutando ora la possibilità di abbellire questi muri naturali con specie vegetali ornamentali, non vi è dubbio che quelle che meglio si adattano sono le piante erbacee perenni e gli arbusti tappezzanti. Visto il contesto bucolico in cui generalmente queste opere si inseriscono, sono sempre da preferire specie molto rustiche, con apparati radicali forti e profondi, che aiutino quindi il terreno superficiale a non smottare. Per quanto riguarda le erbacee perenni queste possono essere sia seminate che piantate, le specie allo stesso tempo più ornamentali e rustiche sono tutte le graminacee come le Festuche, i Pennisetum, i Miscanthus, etc. Se invece si vuole qualcosa di fiorifero meglio optare per Saponaria, Alyssum, Iberis, Aubretia, Armeria, Campanula, Pervinca.

SE FOSSE UNA CANZONE...

“Il ragazzo della via Gluck” (1966)

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Tratto dall’omonimo album, singolo 45 giri, uno dei brani di maggior successo del “molleggiato”.

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