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IL BANCONE DEL BAR

Cirri Massimo

di MASSIMO CIRRI
biografia

due sorsi di confidenze
Quella prima volta lì...


- Ma tu com’eri quando eri bambino?
- Quando ero bambino?
- Quando eri bambino
- Quando ero bambino ero bambino
- Ora, invece, sei cretino...
- Ehh?
- Prima eri bambino. Poi sei cresciuto e sei diventato cretino. Molto cretino, a giudicare dalle cose che dici: “Quando ero bambino ero bambino”. Che risposta è?
- E invece “Com’eri quando eri bambino?” che domanda è?
- È una domanda molto profonda
- Sai che non sembrerebbe. Io non ce li vedo mica tutti questi abissi di profondità
- E invece si
- Se lo dici tu!
- Te lo dico perché stamattina sono andato a iscrivere mio figlio al Centro Estivo, quello per la prossima estate.
- E allora?
- Allora ero lì che compilavo il modulo, scrivevo il suo nome e zac, all’improvviso mi è venuto in mente una cosa. Mi è venuto in mente François Truffaut, il regista francese
- Quello di Finalmente domenica! E Effetto notte. Grande film Effetto notte
- Esatto
- E di Fahrenheit 451
- Esatto. Ma anche quello di Jules e Jim. È un film vecchio, degli anni ’60. L’ho rivisto di qualche tempo fà in tivù, una notte, con mia moglie. Poi l’ho anche comprato in DVD. Per averlo
- Tu hai comprato un film in DVD? Sono preoccupato, stai cambiando, non sei più tu...
- Perché?
- Un tempo lo avresti scaricato gratis da qualche sito pirata
- Può essere. Ma costava pochi euro, e volevo proprio avercelo in mano.
- E quindi?
- E quindi sono lì che iscrivo Marco al Centro Estivo. Ha tre anni, è la prima volta che ci va e ho pensato: “Chissà che effetto gli fa? Chissà come ci si troverà?”
- Te lo dico io: si troverà bene. La mia Giulia ci è già andata per due volte, l’anno scorso e quello prima. E anche questa estate ci torna
- Ed è contenta?
- Contentissima. Giocano, stanno all’aria aperta. Ci sono i laboratori di manipolazione. Il pomeriggio, quando era piccola, c’era anche un posto per dormire. Ma ci sono anche i giochi più tranquilli, all’ombra, per i bambini che invece stanno svegli.
- Bello
- Molto bello. L’ultimo giorno al Centro, prima di partire per le ferie, era dispiaciuta. Manca poco che piangeva, perché quasi quasi le spiaceva più lasciare il Centro Estivo che partire per due settimane in campeggio con noi.
- E com’era Giulia la prima volta che c’è andata? La sera del giorno prima?
- Credo niente di particolare. Ma sai che non me lo ricordo? Forse un po’ emozionata. Si, sicuramente un po’ emozionata...
- Ecco
- Ecco cosa?
- Ecco dove c’entra François Truffaut. Iscrivevo Marco al Centro Estivo, penso che è la prima volta e...
- ... e arriva François Truffaut con il modulo in mano che vuole iscrivere sua nipote. “Bounjuor, je suis François Truffaut. C’est ici le Centre d’etè de Manutencoop?
- Sarebbe difficile. È morto da trent’anni o giù di lì. Credo nell’84. Però mi è venuta in mente una sua frase, non mi ricordo neanche più dove l’ho letta o sentita. Credo fosse in una intervista che gli avevano fatto su quel film, Jules e Jim. Ma non importa. François Truffaut, apri bene le tue stupide orecchie, diceva qualcosa tipo: “Faccio film sui bambini perché ai bambini le cose accadono per la prima volta”. La prima volta. Sottolineato. Capisci?
- Forse
- Capisco che capisci poco. Ma ti spiego io. È il fascino dell’essere bambini. La bellezza e l’emozione delle cose che succedono quando non sono mai successe prima. Poi le cose risuccedono di nuovo, ci mancherebbe, ma la prima volta è tutta un’altra cosa.
- Questo è vero
- E quindi è importante che succedano bene. Perché poi a Marchino gli rimarrà dentro per sempre qualcosa di quella mattina che è andato per la prima volta al Centro Estivo. Anche se poi forse non se lo ricorderà più
- Non ti ho mai visto così preoccupato per i tuoi figli...
- Colpa di Truffaut
- Ma hai ragione. Giulia se lo ricorda ancora, lì al Centro Estivo, la prima volta della giornata dei giochi d’acqua. Tutti i bambini in costume, nel giardino, a tirarsi le bombe d’acqua. Lo ha raccontato a tutti, cento volte: “Non lo avevo mai fatto. È stato bellissimo”
- Vedi
- Poi, in campeggio, ne parlava talmente tanto che lo abbiamo rifatto. Lei, io, e due bambini olandesi, vicini di tenda
- E com’è stato?
- Gli olandesi avevano i liquidator. Quelli come le pistole ad acqua di quando eravamo bambini noi, ma grandi come un fucile, hai presente?
- Ho presente
- Sparavano acqua a litri. Come una squadra di pompieri alle olimpiadi dei pompieri. Noi con i secchi e i palloncini pieni d’acqua. Ma ci siamo difesi alla grande. Diciamo Italia-Olanda: 2 a 2. E hai ragione: la battaglia dell’acqua contro gli olandesi, con Giulia che urlava tutta contenta, me la ricorderò anch’io finché campo.
- È la prima volta ... ha ragione Trouffaut
- Grande Trouffaut
- Grande. Ma perché sorridi?
- Non sorrido
- No, tu sorridi e io so a cosa stai pensando
- A cosa?
- Tu stai pensando a un altro tipo di prima volta. Che succede anche quella da giovani, ma un po’ più avanti...
- Ti sbagli. Non pensavo a quella prima volta là...
- No. Tu pensavi a quella prima volta là.
- No
- Si
- No
- E quel sorriso?
- Sorridevo?
- Sorridevi
- Vabbè, sorridevo. In fondo, se ci pensi, è una prima volta anche quella e ...
- Ok. Paghi da bere

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