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Vita aziendale

traduzione: eng | عربي

di Chiara Filippi

Trentacinque anni di entusiasmo

Ha accompagnato la cooperativa dagli esordi ai recenti successi, da giovane militante di lotta continua a manager in giacca e cravatta. Francesco Bottino è una delle colonne su cui Manutencoop ha costruito la sua crescita. Oggi il dirigente della direzione promozione e sviluppo guarda lontano, all’europa, una meta raggiungibile “se manteniamo vivi i valori che hanno ispirato il nostro fare impresa fino ad oggi e se sapremo trasmettere ai giovani soci l’entusiasmo, la passione, la capacità di cambiare e il senso di responsabilità che ci hanno resi grandi”.

“Mi sono divertito un mucchio”. A caldo risponde così Francesco Bottino, classe 1951, a chi gli chiede come sono stati questi ultimi 35 anni passati in Manutencoop. Poi c’è spazio per le frasi ‘di maniera’: “É stata una grande opportunità, ho potuto lavorare bene e con entusiasmo, ho avuto colleghi eccezionali” ma è in quel “mi sono divertito un mucchio” che, soprattutto per chi lo conosce, traspare davvero il rapporto di Francesco con il suo lavoro e la ‘sua’ cooperativa.

SOPRA FRANCESCO BOTTINO INSIEME ALLA FAMIGLIA

A FIANCO UN GIOVANE FRANCESCO BOTTINO NEGLI ANNI ‘70

Per “innumerevoli” anni impiegato nel settore dei servizi di pulizia (preventivista, commerciale e di tutto un po’) fino a diventare Responsabile Promozione e Sviluppo Servizi Alberghieri, nel 2011 ha festeggiato i suoi primi 60 anni oltre la metà dei quali trascorsi , appunto, con Manutencoop. Uno di quei matrimoni su cui, forse, nel ’76 nessuno avrebbe scommesso una lira ma che, poi, inaspettatamente, durano nel tempo. Sarà per la teoria spicciola degli opposti che si attraggono o perché, in fondo, i due coniugi non erano poi così distanti. Nel ‘76 il giovane Francesco era infatti un militante di Lotta Continua, “un militante a tempo pieno – dice – che viveva in una comune vicino a Sasso Marconi”, uno dei ‘ragazzi del ‘77’. Sono gli anni delle manifestazioni, dell’università occupata, delle radio libere, degli Skiantos, dei carri armati in via Zamboni, dell’uccisione di Francesco Lorusso, dell’immaginazione al potere, delle fiamme degli scontri. Manutencoop è invece una piccola cooperativa che, come dice Bottino, “faceva un po’ di tutto, in cui molti soci erano militanti dell’allora PCI che spesso ritrovavo sul fronte opposto al mio nelle manifestazioni di piazza”.

“Avevo bisogno di lavorare – racconta - e venni a sapere che c’era una cooperativa che ‘stava venendo su bene’. Iniziai a lavorare il 2 agosto del ‘76 , ricordo che passai la notte prima ad ascoltare Radio Alice. Il mattino presi l’autobus e mi presentai in via della Beverara dove allora aveva sede Manutencoop. Mi diedero un ufficio e un telefono, per me che stavo in una casa occupata era un altro mondo. Mi presentarono il geometra Casini, sarà lui ad insegnarmi a stare sul mercato e a fare di me, come si dice, un commerciale. Quella stessa mattina incrociai anche l’allora presidente Franco Romagnoli, non mi disse altro che: ‘Poi io e lei, qualche giorno, parliamo di quei capelli lunghi lì!’”.

“Vorrei vedere Manutencoop in Europa con 50.000 dipendenti, un obiettivo alla nostra portata se manteniamo vivi i valori con cui abbiamo fatto impresa fino ad oggi”

I ricordi chiamano altri ricordi e Bottino quasi si commuove: “Un’altra persona, per me parte importante di Manutencoop, è stato Enzo Govoni, mi insegnò come si vive in azienda e per la Cooperativa. Capiva il mercato e sapeva adattarsi ai cambiamenti più di chiunque altro. Tra i vecchi soci di allora è stato il primo a comprendere (e a trasmetterlo agli altri colleghi), negli anni’80, il progetto imprenditoriale dell’allora neo presidente Claudio Levorato, che rappresenterà la svolta per la crescita di Manutencoop. Sapeva fare di tutto, erano tempi in cui, quando ci prospettavano un lavoro nuovo, ci si guardava in faccia e ci si chiedeva ‘Lo sappiamo fare?’ e saltava sempre fuori qualcuno che diceva di avere un amico o un nonno del mestiere. Enzo morì d’infarto, nel corso di un consiglio di amministrazione: l’episodio più triste dei miei anni in Manutencoop”.

Il resto è una storia fatta di passione e contraddizioni, tra il ‘Lavorare con lentezza’ di Enzo Del Re ed i vincoli, i ritmi e i riti del lavoro in azienda: “Io continuavo a vivere in una comune, facevamo i turni in cucina e poi la mattina dovevo mettermi giacca e cravatta e presentarmi da qualche direttore di banca o d’azienda per convincerlo a darci l’appalto delle pulizie. Col tempo devo essere un po’ peggiorato (ride) e ho finito per convincermi che in giacca e cravatta stavo quasi bene”.

 

Oggi giacca e cravatta sono una divisa (con il vezzo però, in inverno, di un cappottone doppio petto d’altri tempi, un po’ da Armata Rossa), il giovane impiegato si è tagliato i capelli e la comune di allora è diventata casa sua: “Alla fine però non sono poi così diverso. E ora che è giunto il momento di trasmettere quello che ho imparato alle nuove generazioni di laureati, ingegneri, esperti di finanza, persone molto diverse per formazione ed estrazione dai miei colleghi degli inizi, mi rendo conto che il messaggio principale è uno: non dimentichiamoci mai che, anche ora che siamo grandi, noi lavoriamo non ‘per’ ma ‘grazie a’ delle persone che ogni mattina alle 6 sono già in un ospedale a pulire”. “Orgoglio e umiltà – spiega - devono guidarci: dobbiamo avere sempre ben presente da dove veniamo, essere orgogliosi di quello che facciamo senza cullarci sugli allori. Abbiamo avuto successo perché abbiamo osato e abbiamo saputo cambiare, ora siamo i primi ma dobbiamo esserlo con modestia, avendo l’umiltà di capire e individuare chi può darci spunti migliori. Dobbiamo essere molto aperti, da tutti i punti di vista: bisogna che le idee non le fermiamo a Lampedusa. Dobbiamo lasciarle salire sù”.

Bottino la trasformazione di Manutencoop dalla piccola cooperativa di via della Beverara al “colosso multiservizi” di Zola Predosa l’ha vissuta tutta: “Non mi accorgevo della crescita mentre crescevamo poi, un giorno, ti volti – ricorda - e ti accorgi che sei grande. Non è stato semplice però. ‘Ma dove volete andare? State facendo il passo più lungo della gamba’ mi diceva sempre il presidente di una azienda concorrente. In molti erano convinti che una cooperativa dovesse rimanere piccola”. “Ma perché – commenta accalorandosi - delle signore delle pulizie, insieme, non possono diventare imprenditori come Della Valle? Perché non possono portare la loro impresa a quotarsi in Borsa?”. “Oddio – aggiunge ridacchiando e lasciando trasparire dietro il dirigente di lungo corso il giovane militante settantasettino con il gusto per lo sberleffo ironico – quando nel 2007 avviammo la procedura di quotazione in Borsa spesso la sede era frequentata da consulenti di ogni genere incravattati di tutto punto. Io avevo l’ufficio proprio sopra l’ingresso principale e, un po’ per scherzo un po’ per vedere le facce di chi entrava, misi fuori dalla finestra una bandiera rossa. Mi vennero a chiedere se, per favore, potevo toglierla”.

“Non dimentichiamoci che se siamo grandi lo dobbiamo anche a persone che alle 6 ogni mattina sono già in ospedale a pulire”

E il futuro? Cosa si augura per i suoi prossimi 35 anni in azienda il giovane Bottino? “Per i miei prossimi 35 anni in Cooperativa mi auguro di vedere Manutencoop in Europa con 50.000 dipendenti. É alla nostra portata – chiude Bottino - se manteniamo vivi i valori che hanno ispirato il nostro fare impresa fino ad oggi. Se riusciamo a mantenere un forte legame con i territori in cui operiamo. Se sapremo trasmettere, e questo è anche compito mio e dei più “anziani” come me, ai nuovi giovani soci l’entusiasmo, la passione, la capacità di cambiare e il senso di responsabilità che ci hanno resi grandi”.

E se così andrà forse finiranno col divertirsi “un mucchio” anche loro.

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