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L'ALTRO SPORT

Vite da campione
Un rientro da “sogno”

traduzione: eng | عربي

Nicolini

di Marco Tarozzi
biografia

Pier Davide Romani

É stata una promessa mantenuta. Prima come campione ai vertici del pattinaggio a rotelle, adesso perché ha deciso di ripresentarsi sulle piste. Pier Davide Romani racconta la sua esperienza in un diario quotidiano su Facebook: “Guardo avanti, preparo il futuro a trentadue anni. Ho ritrovato la voglia di allenarmi. Quest’anno i mondiali tornano in Italia, e io punto ad esserci”.

Sono stato tre anni fuori dal giro. Niente gare, niente tattiche da studiare o ritmi da tenere alti. Niente sport in assoluto. Ero salito sui pattini da bambino, ci sono rimasto ventitré lunghi anni. Non sono nato campione, ma strada facendo ho vinto tutto quello che sognavo di vincere. Titoli mondiali, europei, italiani. Avevo vissuto di sport e volevo immergermi a 360 gradi nella vita. L’ho fatto, mi sono divertito. E adesso ho deciso di ritornare”.

Pier Davide Romani
Pier Davide Romani

Non è facile, il ritorno di Pier Davide Romani.
Perché lui è stato un campione, anzi il campione.
Per anni, il numero uno del pattinaggio velocità a rotelle in una nazione, l’Italia, che era ai vertici della disciplina.
Non è facile, o forse sì.
Perché adesso lo spirito è diverso, anche se gli obiettivi ci sono anche stavolta.

Però non c’è la pressione, non ho più bisogno di dimostrare qualcosa a me stesso o agli altri. Quello che sono stato è lì, scritto negli albi d’oro e negli annali, e oggi non sento il bisogno di andare a rileggerlo. Guardo avanti, preparo il futuro a trentadue anni. Ho ritrovato la voglia di allenarmi. Quest’anno i Mondiali tornano in Italia, e io punto ad esserci. Non è come quando li vincevo, stavolta sarà un’impresa. Ma è proprio per questo che ci provo. É la mia sfida”.

Pier Davide Romani

Ci prova e lo scrive, lo racconta. Nel “Diario di un sogno” che ha inaugurato su Facebook, e presto forse diventerà un blog. Un’avventura da seguire passo dopo passo, giorno dopo giorno.
Perché può servire ai ragazzi che si avvicinano allo sport, perché è un bel messaggio.

Dentro c’è tutta la mia vita, in fondo. Sono stato il primo atleta di colore a vincere un titolo mondiale per l’Italia nel pattinaggio, ho una Stella al Merito Sportivo da mostrare con orgoglio, ma per arrivare lì ce n’è voluta. Mi faceva sorridere sentirmi chiamare campione, io che ai massimi livelli sono arrivato piuttosto tardi, quando ero già tra i “grandi”. Da bambino ero il talento che non esplodeva mai, e allora mi ero messo al servizio degli altri, anche perché non avevo tattiche, partivo davanti a tutti e tiravo fino a scoppiare, rendendomi utile ai compagni. Poi, un po’ alla volta, ho imparato a resistere. Fino all’ultima curva, poi fino all’ultimo metro. Fino a tagliare il traguardo per primo”.

Pier Davide Romani

La determinazione non gli è mai mancata. E gli anni di formazione, in questo senso, sono stati importanti.

Sono nato ad Addis Abeba, figlio di profughi di guerra etiopi, sono arrivato a Bologna da piccolo e mi sono integrato in fretta. Ma le possibilità economiche erano meno di zero. E forse questa è stata la mia fortuna. I miei non potevano comprarmi i giochi? Me li costruivo. Non avevo libri di favole da leggere? Me le inventavo. Quello che i miei genitori mi hanno sempre dato, nonostante fossero impegnatissimi col lavoro, sono stati i valori giusti. E ho continuato a coltivarli alla Bononia, la mia società, che è stata una seconda famiglia per ventitré lunghi anni. C’è stato un momento in cui ero un semi-professionista. Vivevo di pattinaggio e avevo richieste, ma non ho mai pensato di tradire quei colori. Per me contano ancora tanto”.

Ecco, racconta tutto questo Pier Davide, nel suo diario quotidiano. Il lavoro da agente pubblicitario che lo aveva portato via alla quotidianità del gesto atletico, il talento che non è mai stato un muro tra sé e gli altri, la voglia di insegnare ai giovani. Se non proprio il pattinaggio, i valori dello sport. Niente scorciatoie, niente sconti.

E poi questa voglia di rimettermi in gioco che mi ha riportato sui pattini. In un momento poco felice per l’Italia. Non siamo più i padroni della specialità, si sono fatte avanti nuove nazioni, come la Cina, il Belgio, la Corea. E soprattutto di questa disciplina non si può più vivere. Non si può dire che abbia fatto una scelta di comodo. Ma avevo qualcosa da dire e lo sto facendo. E la cosa che davvero mi sorprende è vedere che la storia di questo ritorno, di questo nuovo sogno da realizzare, colpisce più la gente che non ha nulla a che vedere col nostro movimento che quelli che mi conoscono. É esattamente quello che avrei voluto quando mi sono rimesso in cammino…”

CHI È PIER DAVIDE ROMANI

Pier Davide Romani è nato ad Addis Abeba nel 1980 ed è arrivato a Bologna ancora bambino, figlio di profughi etiopi. Ha iniziato a praticare pattinaggio a cinque anni ed ha sempre gareggiato per la Bononia Fini Sport. É stato il primo atleta di colore a conquistare un posto nella Nazionale italiana di pattinaggio. Campione del mondo a squadre nel 2002, individuale nel 2003 e 2004, ha portato due volte al titolo italiano a squadre (2003 e 2006) la Bononia. Ha vinto anche 22 titoli europei e 12 titoli italiani. Ritiratosi nel 2008, ha ripreso ad allenarsi nell’autunno del 2011 e tenterà di conquistare un posto in azzurro ai prossimi Mondiali,in programma a L’Aquila.

Pier Davide Romani
(al centro)
Pier Davide Romani

Era un leader in pista, e per diventarlo aveva impiegato quattordici lunghi anni. É uscito di scena ed è mancato molto, alla sua società e a chi ha un debole per la gente di talento. É tornato e quasi quasi sembra tutto come tre anni fa, come se il tempo non fosse passato.

“Già, quasi. Sono solo più vecchio, e la freschezza atletica non è quella di un tempo. Ma mi sento libero di fare le mie scelte, e felice di riprovarci”.

Basta leggere i suoi pensieri, la sua marcia di avvicinamento, per capire che il pattinaggio ha ritrovato un personaggio pieno di carisma. Che vinca o no, un obiettivo Pier Davide Romani l’ha già raggiunto. E quel che più conta è che saprà farne tesoro.

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