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Sei in: webAmbiente / numero 3 - 2011 / Verde più sostenibile in città

Servizi ecocompatibili

traduzione: eng | عربي

di Andrea Maurizio Campo

Verde più sostenibile in città

Dallo stadio Dall’Ara ai principali polmoni verdi di Bologna, ogni angolo “naturale” della città viene gestito applicando regole e pratiche ecocompatibili che permettono una riduzione dei consumi di acqua e l’attenuazione di ogni impatto negativo che potrebbe derivare dall’uso di agenti inquinanti. Modalità e prassi che ci spiega in questo articolo Fabio Pasquali, tecnico delle aree verdi.

Siamo ancora a inizio campionato e per il Bologna la strada per la salvezza è già tutta in salita. La vetta della classifica appare irraggiungibile ma, nonostante le mille difficoltà, fuori dal calcio giocato la società può vantare, insieme a Manutencoop, un primato italiano. La squadra felsinea è, infatti, la prima nel territorio nazionale a “gestione del verde ecocompatibile”. Nell’attività di manutenzione e di gestione delle aree verdi utilizzate dalla società calcistica, gli operatori del verde di Manutencoop Facility Management osserveranno i parametri della norma tecnica NT01 (come certificato da “Bioagricert”, un organismo nazionale autorizzato al controllo e certificazione delle produzioni biologiche) che prevede: la riduzione dei principi attivi chimici nelle aree verdi, il risparmio energetico, la riduzione del consumo di acqua irrigua e la progressiva riduzione di utilizzo di prodotti e mezzi che possano provocare un danno ambientale o che mettano a rischio la salute dei soggetti che operano sui tappeti erbosi e degli sportivi stessi.

“L’ente certificatore che abbiamo coinvolto, - spiega Fabio Pasquali tecnico specialista di aree verdi di Manutencoop Facility Management - ha recentemente gestito numerose aree sportive, soprattutto campi da golf, con tecniche ecocompatibili, e fatti i dovuti sopralluoghi, ha constatato che il progetto era attuabile”. Dopo una prima fase sperimentale, che ha interessato le aree verdi del centro tecnico Nicolò Galli di Casteldebole (per un totale di 27200 mq di campi da gioco) il progetto coinvolgerà anche i 7200 mq dello stadio di Bologna “Renato Dall’Ara”. “Una volta che avremo l’assoluta certezza dell’efficacia del metodo - prosegue Pasquali – ci occuperemo del manto del Dall’Ara, per cui sono previsti i primi interventi e sopralluoghi Bioagricert per giugno 2012”.

“Il Bologna è la prima squadra in italia a gestione verde eco compatibile”

Molteplici i benefici derivanti dall’attuazione del progetto: la razionalizzazione delle risorse idriche (ad esempio abbassare la temperatura del manto erboso o ridurre i tempi di bagnatura ai momenti più freschi della giornata) consentirebbe la riduzione del 15% del fabbisogno idrico con un notevole risparmio energetico e di acqua; la presenza di patogeni (funghi e simili) e insetti dannosi sarà contrastata con interventi di tipo meccanico (ad esempio riduzione della rugiada mattutina) oppure usando prodotti autorizzati per l’agricoltura biologica o ancora con prodotti chimici a basso impatto ambientale; le piante infestanti saranno combattute con piccole operazioni meccaniche manuali o trattamenti chimici con dosi minime per limitare al massimo l’impatto ambientale; una programmazione mista della fertilizzazione (30% di concimi di natura organica interamente biologica, 40% di natura chimica e 30% misto) permetterà di ridurre del 60% l’uso dei prodotti interamente chimici. “Applicando questo metodo - spiega Pasquali – riusciremo a ridurre il consumo dell’acqua, l’uso dei fertilizzanti e dei prodotti secondo quanto previsto dalla normativa europea. E nel terreno si avrà un riduzione del 40%-50% di sostanze chimica con grande beneficio per i calciatori”.

La gestione “ecocompatibile” di Manutencoop Facility Management cresce anche fuori dalle mura dello stadio. Per il terzo anno consecutivo la progettazione e conduzione del verde pubblico a Bologna ha ricevuto la conformità “per l’applicazione del metodo biologico alle aree verdi a destinazione non agricola Bio-Habitat”. Dal più conosciuto e frequentato dei parchi pubblici bolognesi - i Giardini Margherita - al Parco delle Querce, dai Giardini “Primo Zecchi” al giardino dell’Ospedale Maggiore, dal Parco “Nicholas Green” fino al Giardino “Pierpaolo Pasolini”, e ancora, dal Giardino delle scuole “Jacopo della Quercia” al Parco “Baden Powell” e al Parco dei Cedri, le più importanti aree verdi della città sono curate secondo i parametri del Bio-Habitat certificato Serbios: una gestione efficiente delle risorse e un utilizzo di prodotti, mezzi e tecniche a basso impatto ambientale.

“È un progetto nato col Comune di Bologna - spiega ancora Pasquali – una gestione che evita sprechi idrici ed evita abusi fitosanitari, esaminando ogni aspetto della manutenzione del verde: l’irrigazione, gli sfalci, le potature degli arbusti, la fertilizzazione del terreno e la bonifica della flora da agenti patogeni e dalla microfauna per la lotta biologica arrivando ad aspetti tecnici come il divieto di utilizzo del decespugliatore che spesso è causa di ferite al colletto delle piante”.

Le prescrizioni normative investono ogni aspetto della gestione del verde: il recupero delle acque piovane, la microirrigazione sotterranea (quella a spruzzo favorisce gli agenti patogeni), la creazione di zone rifugio per la fauna locale e la ripopolazione dell’entomofauna, il rispetto della flora locale (è possibile, ad esempio, piantare alberi tropicali fino al 10% del totale), oppure indicazioni precise per gli sfalci (“si dovranno alternare zone di sfalcio a zone non sfalciate allo scopo di permettere il rifugio della microfauna” recita il testo), indicazioni per la difesa contro parassiti o patologie vegetali (“dovranno essere privilegiate le misure di tipo preventivo” e l’utilizzo dei mezzi meccanici in alternativa ai prodotti chimici) e tutte le disposizioni finalizzate alla conservazione e alla tutela dell’habitat naturale. Il piano di lavoro di Manutencoop non si conclude qui: altre aree saranno, infatti, assoggettate alla normativa del Bio-habitat.

“Il progetto prevede di aggiungere altre zone - conclude Pasquali - tra cui anche alcune rotonde cittadine più marginali che non necessitano di una manutenzione intensiva, ottimali spazi per la creazione del Bio-habitat”.

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