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Vite da campione
Il mondo in sella ad una “rossa”

traduzione: eng | عربي

Nicolini

di Marco Tarozzi
biografia

Trentenne, napoletano, con la passione per l’avventura che condivide con la sua amica Lidia. Non una donna, ma una ducati. Una simbiosi strettissima che ha permesso a paolo di percorrere oltre 400.000 km senza tirare il fiato. E nell’ultima impresa, ha riscoperto la sua personale “grande famiglia”.

Lidia e Paolo hanno viaggiato attraverso il mondo. Un anno e centomila chilometri insieme, quasi sempre soli. Fa niente se a parlare, di tanto in tanto, era soltanto lui. Lei si faceva capire, si lasciava guidare. Condivideva tutto: sogni, incertezze, fatica e chilometri. Perché Lidia ha un’anima, anche se non è una donna. Anche se è una moto. Una Ducati Multistrada 1200, per l’esattezza. Quella con cui Paolo Pirozzi, trentenne napoletano a cui la vita sedentaria va stretta, è partito il 13 giugno 2010 da Misano. Con una mappa vecchissima e sbiadita del mondo. Ma con in testa un progetto lucidissimo, e addosso abbastanza tenacia per portarlo a compimento.

MARCO PIROZZI E LA SUA DUCATI
ALLE PRESE CON IL LORO GIRO DEL MONDO
Consigli Verdi

La faccenda della carta geografica a brandelli è verissima. Io odio la tecnologia, anche se poi durante l’impresa ho aggiornato un blog che era il mio diario di viaggio. Niente di tecnico, però: sensazioni, emozioni che mi davano certi incontri lungo il percorso. Le parole, gli sguardi della gente. Sono partito senza gps, senza mete precise, perché la mia idea del viaggiare è questa. La strada è il mio monumento, e io le rendo il mio tributo bruciando chilometri”.

Non è nuovo a queste imprese, Pirozzi. Con questi centomila chilometri ha toccato quota 419.000, sommando tutte le sue avventure (compresa la Bologna-Pechino del 2007), e sempre in sella a Ducati. Prima di Lidia c’erano state Nenna, un Monster 900, e Jessica, una Multistrada 620.

Kammerlander

La mia passione per la Rossa non ha motivi scatenanti. Da piccolo, avrò avuto sette o otto anni, vidi una 851 e me ne innamorai. E mi dissi: un giorno avrò una Ducati come compagna. Ne ho avute tante, sempre usate perché le possibilità erano quelle che erano. Questa volta, da Borgo Panigale mi hanno messo a disposizione Lidia, e assicurato i tagliandi lungo il percorso. Per me era già più che sufficiente per partire”.

Con poco altro, in effetti. Paolo si è messo in moto in perfetto spirito “on the road”. In poco meno di un anno, ha passato duecento notti in tenda.

Mi fa sorridere sentirmi dire che ho fatto un anno di ferie. Non è stata una passeggiata, e non ho chiesto nulla a nessuno. Lo dimostra il fatto che ora sono qui, a trent’anni, con... un grande avvenire dietro le spalle. Se penso al futuro, alla vita di tutti i giorni, ho qualche preoccupazione. Ma quando viaggio mi lascio tutto dietro, spesso cerco anche lavoro nei paesi che attraverso. Questa volta mi ero dato un budget quotidiano di 35 euro per la moto e 8 per me, e non ho sgarrato. Certo, a volte ho anche rischiato. In tenda dormivo lontano dalla moto, per evitare che qualche malintenzionato mi assalisse e me la portasse via. E in effetti un brutto incontro l’ho fatto, ma in quei momenti la paura si tramuta in forza mentale. Ricordo due persone non certo amichevoli, in un faccia a faccia notturno: ho incrociato lo sguardo di una delle due, senza pensare che l’altra avrebbe potuto reagire. Ci siamo squadrati minacciosamente, e per fortuna quelli hanno desistito. Quanto agli animali, non sono mancati. Lupi, ragni pericolosi, rettili: sentivo rumori vicino alla tenda e avevo una sola possibilità: stare fermo e sperare che cambiassero idea sul mio conto”.

Kammerlander

Avventura, ma anche senso di amicizia e fraternità. Quello che ha ispirato questo “Giro del Mondo in 80 Doc”, che significa Ducati Owners Club. Qualche porto sicuro, nella traversata, Paolo l’ha trovato proprio tra i “ducatisti” sparsi per i cinque continenti che lo hanno atteso, gli hanno organizzato feste di accoglienza (a Las Vegas hanno deciso di ricordare il suo passaggio dello scorso 8 novembre istituendo il “Pirozzi’s Day), lo hanno sostenuto.

Mi sono sentito parte di una grande famiglia. E ho trovato persone che mi hanno dato una mano concreta, non solo una pacca sulle spalle. Qualunque gesto d’affetto, qualunque dono in quei momenti erano importanti: dal sacco a pelo nuovo al paio di calzini, dal posto letto alla stanza offerta in un motel. Mi sono trovato tra questi “fratelli”.Accomunati dalla passione per la Rossa, e ho toccato con mano il senso di solidarietà che c’è tra gente che va in moto. Ho fatto anche la mia parte, rispettando l’appuntamento con i 62 eventi che avevamo fissato già a gennaio 2010, spesso correndo contro il tempo, perché essere in orario quando si sta sulla strada, con problemi di dogane, di passaggi pericolosi, di inconvenienti tecnici, non è facile”.

CHI È PAOLO PIROZZI
Ha iniziato il suo “Giro del Mondo in 80 Doc” il 13 giugno 2010. Ha attraversato Grecia, Turchia, Bulgaria, Romania, Belgio, tutto il Nord Europa fino alla Russia: da Mosca ha raggiunto la Siberia con un “ducatista” locale. Poi Giappone, col primo “tagliando” a 24mila chilometri, Cina, Malesia (dove all’Asian Ducati Week si è regalato un giro di pista accanto al suo mito Troy Bayliss). E ancora Pakistan e in volo verso l’Australia, da cui è passato in Canada, Usa, Messico, tutto il Sudamerica fino a Ushuaia, in Terra del Fuoco, la città più a sud del mondo. Quindi il rientro in Europa dalla Gran Bretagna (ma allungando a Spagna, Portogallo e Marocco) e l’arrivo all’autodromo di Imola lo scorso 28 maggio. In totale poco meno di 100mila chilometri con una Multistrada 1200 di serie.

Paolo
Pirozzi
Kammerlander

Paolo e Lidia sono rientrati il 18 maggio scorso. Gli amici li hanno attesi all’autodromo di Imola. Lui ha salutato tutti con un sorriso, senza sentirsi un eroe.

Se c’è un messaggio, è che si può ancora vivere di rapporti intensi, da consumare viso a viso, parlando, conoscendosi. In un’epoca di mondi virtuali, a me piace cercare sempre una strada per conoscere il prossimo”.

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