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Sei in: webAmbiente / numero 1 - 2011 / Valori, etica e competitività

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traduzione: eng | عربي

di Chiara Filippi

Valori, etica e competitività

Mercato, capitale, profitto e valori cooperativi possono convivere costruttivamente? Ne hanno discusso esponenti della finanza e dell’impenditoria nel corso della tavola rotonda dal titolo “persone servizi valore” che si è svolto a Milano in occasione della presentazione del bilancio di responsabilità sociale di Manutencoop

Una docente di economia di una prestigiosa università, il direttore generale della Compagnia delle Opere, la direttrice dell’associazione che in Italia riunisce i fondi di private equity, il presidente di una grande cooperativa ed uno dei più prestigiosi giornalisti economici italiani: sulla carta punti di vista, sensibilità e anche “culture” molto diverse, per alcuni quasi inconciliabili tanta sembra la distanza.

video 22

26 OTTOBRE 2010

PersoneServiziValore
Presentazione del Bilancio Sociale 2009, Milano Convention Centre

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Tema: è possibile fare impresa oggi conciliando valori, etica e competitività? Quale ruolo può giocare nel contesto attuale la cooperazione? L’esperienza e la tipicità del modo di fare impresa di Manutencoop possono fare scuola? Sono stati gli interrogativi al centro della tavola rotonda “Persone Servizi Valore” promossa da Manutencoop Società Cooperativa che ha scelto, quest’anno, la strada del dibattito, dell’apertura all’esterno e anche della provocazione per presentare il proprio Bilancio di Responsabilità Sociale. Con l’obiettivo di andare oltre la mera rendicontazione per cogliere, grazie al confronto con altre realtà, nuovi spunti per il futuro. Da qui la scelta di “mettere insieme” accanto al padrone di casa, il presidente Claudio Levorato, Anna Gervasoni, direttore generale di Aifi, l’Associazione Italiana del Private Equity e del Venture capital, Antonella Carù, docente di economia e gestione delle imprese all’Università Bocconi ed Enrico Biscaglia, direttore generale della Compagnia delle Opere. Moderatore, e provocatore, il giornalista del Corriere della Sera Massimo Mucchetti.

Antonella Carù:
“La forza di Manutencoop sta nel suo saper investire nelle persone e nella sensibilità nel gestire il rapporto con il cliente”

I punti di contatto, alla fine, si rivelano molto più forti delle apparenti distanze. I tempi in qualche modo sono cambiati: come sintetizza Antonella Carù “la cooperazione e la sua capacità di coniugare certi valori è oggi un patrimonio straordinario, oggi che il Pil non sembra essere più sufficiente a esprimere il valore di una economia, c’è la necessità di guardare oltre questo indicatore e tornare agli aspetti della felicità e dell’equilibrio di vita, aspetti che non si sostanziano solo nell’attività economica”. Mai come oggi è importante saper coniugare finanza, mission cooperativa e mercato: la forza di Manutencoop, secondo Carù, sta proprio nel suo “modo evoluto di vedere il ruolo dell’offerta dell’impresa nei confronti del mercato”, nella suo saper investire sulle persone mantenendo viva una cultura d’impresa fondata “su valori condivisi, identità, sensibilità nel gestire il rapporto con il cliente”. Una capacità che, come insegnano i manuali di management dei servizi, al di là della sua importanza in termini di responsabilità sociale, “ha una ricaduta a livello competitivo straordinariamente rilevante perchè un servizio è fatto dalle persone”.

Anna Gervasoni:
“Oggi le cooperative hanno l’esigenza di crescere e fare acquisizioni internazionali per essere competitive”

Per svolgere un ruolo più forte nel mercato Manutencoop e la cooperazione in genere dovrebbero, tuttavia, riuscire a esplicitare ulteriormente questi valori “e giocarli in modo sciolto, sforzandosi di comunicarli e attualizzarli”. Per Anna Gervasoni quello di Manutencoop (che già dal 2003 ha aperto il capitale sociale della principale controllata a fondi di private equity), potrebbe essere sicuramente un esempio da seguire: “Credo molto - sottolinea la direttrice Aifi - a questa unione tra private equity e mondo delle cooperative. Sono convinta che il mondo cooperativo sia eterogeneo quanto il mondo del private equity e che ci siano pezzetti di entrambi che possono sicuramente dialogare”. Valgono, del resto, sempre le regole del mercato: “Nel momento in cui c’è bisogno l’uno dell’altro i matrimoni si fanno purchè le regole siano molto chiare e ognuno rispetti i principi fondanti del partner”. “Oggi alcune cooperative – prosegue - hanno l’esigenza, pur rimanendo fedeli al proprio Dna, di crescere e fare acquisizioni anche a livello internazionale per essere competitive. In molti casi il private equity può essere il partner giusto. È fondamentale però che tutti insieme, come Sistema Paese, facciamo in modo che il mercato mobiliare ricominci a funzionare”. Usciti i fondi, dove dovrebbe andare Manutencoop se non in Borsa? “Ma deve esserci una Borsa decente – chiude Gervasoni – altrimenti sono io la prima a dirvi siete pazzi a quotarvi”.

Enrico Biscaglia:
“Manutencoop è la dimostrazione di come si possa crescere restando fedeli alle proprie origini”

Per Enrico Biscaglia Manutencoop è “la dimostrazione di come si possa crescere restando fedeli alle proprie origini”; è stata “una scommessa molto coraggiosa” ancora vincente. È una esperienza interessate perché “è portata all’estremo, arriva a coniugare capitale e lavoro e ora intende confrontarsi anche con l’internazionalizzazione”. Se saprà vincere anche quest’ultima scommessa vorrà dire che “la cooperazione è diventata adulta da tutti i punti di vista: avrà dimostrato di saper comunque continuare a mettere al centro il lavoro pur confrontandosi con contesti diversi e diversificati”.

Claudio Levorato:
“La molla della crescita è importante ed è frutto non solo della ricerca del profitto ma è la via per garantire tutti gli interessi in gioco”

Ai detrattori, a quanti storcono ancora il naso e non guardano di buon occhio alla “contaminazione” cooperazione-mercato replica direttamente il presidente Levorato. “Intanto quali altre alternative abbiamo? Si può scegliere tra la crescita o una diversa gestione dell’impresa? Siamo di fronte a delle strade obbligate da un punto di vista squisitamente imprenditoriale. La scelta - argomenta Levorato - era ed è necessaria se vogliamo essere assolutamente coerenti con la nostra missione sociale che include una responsabilità ampia verso la società. Dobbiamo tenere in mano il vessillo della sfida imprenditoriale e della crescita. La molla della crescita è importante ed è frutto non semplicemente della ricerca del profitto ma è la via per garantire tutti gli interessi in gioco”. Vale a dire nuove opportunità lavorative ovvero, in ultima istanza, la missione stessa della Cooperativa. Questo può comportare “un rischio di crisi del modello cosi come l’abbiamo realizzato finora ma - prosegue il presidente - il meccanismo che abbiamo messo in moto è partecipato, democratico, basato su un bilanciamento dei poteri; perciò confido che le generazioni future dei soci siano in grado di tenersi lontano dal rischio di far naufragare la nostra esperienza”.

Quanto alla cooperazione nel suo complesso “credo - spiega Levorato - che sia sbagliato dire che il movimento cooperativo è in grado di esprimere la propria natura solo nell’ambito delle piccole dimensioni. Se la cooperazione non fosse rappresentata dalla emergenze delle grandi cooperative di Legacoop semplicemente non esisterebbe. Per me la crescita, lo sviluppo, l’affrontare anche traguardi di maggiore complessità è una necessità di coerenza con la nostra storia e con il nostro presente. Dobbiamo dominare il rischio di perdere l’anima, ma dipende da quanto saremo vigili”. Il mondo della finanza non deve fare paura. “La cooperazione può avere una forte incisività sui destini dell’economia di questo Paese, ma può avere questo ruolo solo se saprà aggredire il nodo del capitale di rischio”.

“Sono convinto - aggiunge Levorato - che la finanza sia meno peggio di quanto si pensa comunemente: ne ho avuto riprova in questi anni e ho notato anche in questo mondo un desiderio di qualificare la propria azione, di ricercare delle operazioni delle quali si possa anche andare fieri”. L’ ”esperimento” Manutencoop ne è la dimostrazione: “La nostra è una esperienza molto positiva perchè si è instaurata una relazione che va ben oltre gli aspetti contrattuali; abbiamo lavorato insieme, collaborato al progetto e messo in esso la stessa carica di entusiasmo”.

Massimo Mucchetti:
“L’eccesso di diseguaglianze ha portato alla grande crisi. Negli USA il rapporto tra la paga dei manager e quella minima è di 500 volte”

La chiusura su un tema caro a Mucchetti, quello della ripartizione del valore aggiunto e della cosiddetta “scala delle diseguaglianze”, ovvero il rapporto che esiste tra il reddito percepito mediamente dai lavoratori di base, gli operai, e il vertice aziendale. ”L’eccesso di diseguaglianze è uno degli elementi che ha portato alla grande crisi. Negli Usa il rapporto tra la paga massima dei manager e quella minima è arrivato a 500 volte, in Italia lo stipendio dell’amministratore delegato di Fiat è 130-140 volte la paga mediana all’interno dell’azienda. E in Manutencoop?” “È un argomento sempre molto delicato: occorre saper riconoscere – risponde Levorato - che le differenze anche di retribuzione nella struttura sociale in generale, e nell’impresa in particolare, sono determinate da fattori obiettivi e da fattori di mercato, di rarefazione o eccesso di offerta”. Anche il lavoro è soggetto alle regole del mercato. Professionalità, capacità, merito sono soggetti alle leggi della domanda e dell’offerta: “Io ho fatto grandi battaglie nella mia cooperativa, è necessario che ci sia una distanza tra l’operaio con una retribuzione media di 15.000 euro l’anno e i quadri, i dirigenti fino al vertice aziendale. Cosi come siamo competitivi quando presentiamo una offerta a un cliente altrettanto dobbiamo essere competitivi sul mercato delle figure professionali altrimenti senza la capacità di attrarre le professionalità migliori a tutti i livelli, rischieremmo di compromettere anche il reddito dei lavoratori di base”. In Manutencoop il rapporto tra la mediana dello stipendio di un lavoratore base e il vertice non è un segreto: “Siamo la dimostrazione - chiude Levorato - che è possibile governare processi di apprezzamento del lavoro secondo giustizia senza indulgere in atteggiamenti solo apparentemente egualitaristici”.

“Quella di Manutencoop è una scala importante di differenziazione – è il commento in chiusura di Mucchetti - ma c’è tuttavia il senso del limite. In Italia, così come in America, non sempre c’è stato: un rapporto di 1 a 30 o di 1 a 50 rientra nel giusto premio alle capacità, alla professionalità ed alla fatica delle persone”. Il mondo cooperativo, così come più in generale “il mondo della socialità cattolica, socialista o comunista” deve prendere atto del fatto che esistono, ed è giusto che esistano, delle differenze. “Detto questo - è la chiusura di Mucchetti - se si va oltre certi limiti si assiste semplicemente a una nuova lotta di classe dove la casta dei manager si appropria di una quota maggiore possibile del valore aggiunto che le imprese producono con il concorso di tutti”.

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