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Sei in: webAmbiente / numero 1 - 2011 / Uguali

UGUALI

Tutti i sentieri dello spirito
Dall’illusione all’impegno

traduzione: eng | عربي

Nicolini

Di Don Giovanni Nicolini
biografia

É insito nell’animo dell’uomo procedere verso il futuro nutrendo una speranza di benessere e prosperità. Ma con l’avanzare dell’età questa “illusione” spesso regredisce. La prospettiva ebraico-cristiana rovescia questa visione, fondandosi sulla concretezza di avvenimenti forti che rimangono per sempre

La speranza non ha buona firma nelle sapienze umane. E non è molto stimata neppure dal linguaggio popolare. Ai miei tempi si diceva “giovanotto di belle speranze”, con l’amara allusione ad un “tempo breve”, quello del “giovanotto” appunto, dal quale si doveva passare a pensieri e a progetti più modesti e più realistici. Anche l’espressione più dialettale “cala trinchetto” (che veramente non saprei neanche tradurre in italiano) porta con sé l’invito a non volare troppo alto, con il rischio di fracassarsi nella caduta. Il pericolo, e quasi l’inevitabile destinazione, della speranza è infatti l’illusione.

Anche i due amici di Gesù che dopo la morte del loro caro amico tornano in campagna al loro vecchio mestiere, sono in questi pensieri: “Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele...”. Illusione, ancora una volta. Il sapiente di ieri e di oggi è quindi tendenzialmente uno scettico. È persona che ha tutto provato, tutto meditato, tutto misurato. La sua funzione è quella di contenere facili entusiasmi e di smascherare avventure fantastiche quanto fantasiose. Spesso lo si considera un pessimista, e più popolarmente addirittura un menagramo. Molto spesso questo atteggiamento è proprio degli anziani che, per tutto il loro percorso di vita, sono testimoni di sé stessi per dire quante volte hanno dovuto accorgersi dell’inganno e della fragilità di progetti, di previsioni e di promesse.

La tradizione sapienziale ebraica e cristiana si pone in tutt’altra prospettiva. La ragione della sconfitta delle “illusorie speranza” del mondo sta nell’essere proiezioni verso un futuro necessariamente sempre incerto. La rilevante crescita nel nostro tempo delle consultazioni dell’oroscopo, del rilievo della magia, del fascino fin da bambini per mondi fantastici, ci racconta il tentativo di afferrare un futuro che ci viene incontro con tutto il peso del suo ignoto, e quindi con la nostra istintiva e comprensibile paura per quello che non possediamo e che rischia di possederci. La speranza ebraico-cristiana rovescia la prospettiva, perché invece di esporsi al futuro si fonda sulla concretezza di avvenimenti forti. Così forti da essere creatori e guide del futuro! Il cuore di questa colossale “scommessa” è, per il credente, la Parola di Dio.

Uguali

Anche gli uomini hanno detto cose importanti e qualche volta considerate così importanti da determinare tutto quello che avviene dopo che sono state proclamate. Quando ero giovane si poteva leggere il “Libro di Mao”, una specie di “vangelo” del grande pianeta cinese. Più indietro nel tempo, l’orrore nazista aveva il suo statuto e la sua fonte di ispirazione e di guida nel testo scellerato scritto dalla follia demoniaca del capo. Ricordo quando più di quarant’anni fa partecipavo ad un corso di formazione per giovani preti guidato da Giuseppe Dossetti. Ricordo il suo lucido commento ad un libretto scritto da Herbert Marcuse, un ebreo americano, che a noi figli del ‘68 diceva che tutte le parole trovate e coniate dalla grande contestazione erano destinate ad essere catturate e spente dalla potenza del “sistema” che si voleva rovesciare. E ricordo come don Giuseppe diceva che c’erano invece parole che rimanevano per sempre: ed erano quelle del Vangelo di Gesù.

Questa è la speranza che non si espone all’illusione, perché è fondata e confida in Dio che l’ha donata all’umanità. Parola che è anche avvenimento. Parola che nella fede cristiana ha la sua pienezza e la sua potenza suprema nella persona e nell’opera di Gesù. Siccome questo è stato detto e questo è stato fatto, “bisogna” sperare. All’opposto dell’illusione da cui guardarsi, la speranza è per il credente un obbligo grave. Non si può non sperare! Al punto che la speranza deve essere il contenuto, l’intenzione e la ferma volontà di ogni progetto. Contro ogni trama disfattista e distruttiva, abbiamo l’obbligo di risuscitare la speranza. La sfida può essere anche molto grande. Ci sono vicende, situazioni, ferite, sia personali sia collettive, di fronte alle quali la tentazione è di concludere che “non c’è niente da fare” o che “ormai è finita”. Questo è proibito! Intelligenza, volontà, inventiva, spirito di sacrificio, coraggio...tutto quello che è più nobile nella persona umana, è convocato per operare secondo la speranza. Dal più piccolo all’anziano, tutti siamo impegnati anche oggi, anche nel nostro Paese, e nella comunità famigliare, cittadina, religiosa...a portare il prezioso contributo della nostra speranza, più forte di ogni avversità.

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