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Squadra che dialoga non si cambia

Un codice non scritto, basato su un continuo scambio di informazioni e competenze, che permette ad ogni singolo lavoratore di partecipare, anche emotivamente, alla crescita dell’azienda. In qualche battuta è questo il sistema utilizzato da Lorena Scalorbi e Claudio Rossi, responsabili del gruppo Manutencoop in settori differenti ma soprattutto portatori di una cultura del dialogo che contribuisce a trasformare ogni gruppo in una vera “squadra”

Non sono superconsulent, nè manager forgiati da seminari motivazionali dove per esaltarsi si cammina sui carboni ardenti. Hanno esperienza, capacità empatica, inclinazione alla socialità. Si chiamano Lorena Scalorbi e Claudio Rossi, la prima responsabile tecnico di Operations per il settore Igiene, l’altro a capo dell’area centro e Sardegna nell’ambito della commessa Telecom. Apparentemente poco in comune, se non una predisposizione quasi naturale alla gestione delle risorse umane con un tocco di profonda umanità. È questo, a quanto pare, il loro segreto, che tanto oscuro poi non è, per creare un clima di condivisione e partecipazione dei loro collaboratori agli obiettivi professionali che devono essere raggiunti. Anche l’approccio con questa breve intervista doppia denota calma e lucidità, conseguenza di anni di sano e sperimentale “apprendistato” nella gestione dei gruppi di lavoro.

A quanto pare, voi due siete stati individuati come rappresentanti, all’interno dell’azienda, di una metodologia che consente ai lavoratori di entrare negli ingranaggi aziendali fino a sentirsene attivamente partecipi, a tutto vantaggio della produttività. Ma come fate?

LORENA SCALORBI

Responsabile tecnico di Operations Servizi Igiene

LORENA. Quando mi è stata posta questa domanda ho avuto difficoltà a fare una vera e propria lista. Le mie giornate sono soprattutto fatte di tante parole. Parlo con le persone, cerco di conoscerle, le ascolto, mi faccio raccontare chi sono e cosa pensano, e costruisco una relazione con loro. In cambio riesco gradualmente a conquistare la loro fiducia, la loro stima, processo che mi permette di convincerli a seguirmi verso gli obiettivi che insieme dobbiamo raggiungere. Una modalità che mi ha consentito di creare un gruppo di persone che riesce a governare una forza lavoro che ha raggiunto quota 2500 persone. Forse la mia fortuna è stata quella di aver avuto io stessa poco tempo per imparare quello che dovevo fare all’inizio. In questo modo mi sono dovuta affidare a chi ne sapeva più di me. Ed è ciò che mi ha insegnato il valore della trasmissione dell’esperienza e dell’ascolto.

CLAUDIO ROSSI

Responsabile Telecom Area Centro e Sardegna

CLAUDIO. A differenza di Lorena io governo un gruppo di persone molto più ristretto. Per questo ho provato ad attuare una modalità che mi permettesse di conoscere approfonditamente ognuno di loro. Ricordo un episodio. Insieme al mio nuovo responsabile dovevamo mettere giù un elenco delle maestranze in campo. Io continuavo a citare i nomi di tutti gli operai e lui mi ha chiesto “ma i nominativi li stai leggendo?” Beh, effettivamente io li stavo citando tutti i memoria. Loro devono sapere che c’è una persona che può aiutarli e capirli. Attraverso questa conoscenza ho fatto in modo che ognuno di loro si trovasse nella condizione ottimale per dare il meglio di sé, diventando partecipe dell’obiettivo che l’azienda si prefigge di raggiungere. Così facendo abbiamo ottenuto risultati molto positivi.

Voi siete dei responsabili, guidate questi gruppi, ma che tipo di rapporto avete instaurato con i vostri collaboratori o operai?

LORENA. Quello che dobbiamo fare o che facciamo è di far capire alle persone, con i nostri comportamenti, quali sono le necessità e quale atteggiamento occorre avere nei confronti del lavoro. Nel mio caso ho modo di rapportarmi a persone che non parlano la nostra lingua o con un grado di istruzione piuttosto basso. In questo caso utilizziamo anche un linguaggio non verbale, una sorta di “mediazione culturale” anche senza parlare. Quello che cerco di trasmettere è anche l’idea che ognuno di loro, in qualche modo, deve all’azienda, oltre alla sicurezza di uno stipendio mensile, anche la possibilità di essere parte di un grande gruppo a cui tutti apparteniamo e che, in qualche modo, ci appartiene.

CLAUDIO. È vero, noi ricopriamo il ruolo di “guida” in qualche modo, ma in realtà ci troviamo a gestire una grande famiglia, un gruppo che deve portare avanti necessariamente un lavoro di squadra. Senza gioco di squadra non si riesce a raggiungere l’obiettivo. È così che si determina un legame tra chi opera e l’obiettivo che l’azienda ti richiede di raggiungere. A questo punto diviene importante per gli addetti che l’azienda sia soddisfatta del loro lavoro. Cerchiamo di trasmettere alle persone il desiderio di lavorare, a prescindere da quello che si fa, con il sorriso sulle labbra.

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