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Sei in: webAmbiente / numero 3 - 2009 / A voce alta contro l’illegalità

Impegno sociale

traduzione: eng | عربي

di Giancarlo Strocchia

A voce alta contro l’illegalità

Rita Borsellino ha vissuto sulla propria pelle la barbarie della criminalità organizzata e oggi si batte, attraverso l’azione sociale e politica, affinché nella coscienza comune non si attenui il desiderio di riscatto dalle logiche criminose della mafia. In questa intervista ricorda il lavoro svolto con l’Associazione Libera e parla del suo nuovo impegno come deputato al Parlamento europeo.

La vita che rinasce dalla violenza e dalla sofferenza. Molte organizzazioni, tra cui anche l’associazione Libera di Don Ciotti, oltre a recuperare beni e terre confiscati alla mafia, restituiscono dignità e valore ad una società profondamente colpita dalla criminalità. Quanto l’operato di questa come di altre associazioni contribuisce a diffondere una cultura della legalità?

Il lavoro di Libera e di altre associazioni locali e nazionali che operano sui territorio è fondamentale, perché fa arrivare laddove spesso non riesce ad arrivare, il messaggio di legalità, ma soprattutto di ‘cultura della legalità’, lo fa attraverso le scuole perché la formazione è determinante per costruire i nuovi cittadini. Dopo quel tragico 1992, ho cercato a fatica di uscire dal dramma insieme famigliare e sociale che mi ha colpita. è lì che è iniziato il mio percorso, che dopo qualche anno si è incontrato e ha sposato il progetto di Libera. Questa comunione di obiettivi e di spirito ha dato impulso all’attività dell’associazione. Lavorando con Don Luigi Ciotti e con tutte le persone che ho incontrato nel cammino intrapreso con Libera, ho avuto la possibilità di entrare nelle scuole, di percorrere in lungo e in largo il territorio italiano, sempre con in mano la bandiera dell’impegno e della legalità. Una bandiera che ha bisogno di essere sventolata sempre con forza, per il bene di tutti. È così che ho compreso che la rassegnazione è il più grande aiuto che possiamo dare alla mafia.

Ci sono a suo giudizio iniziative o strumenti ancora poco “utilizzati per infliggere colpi più decisivi alla criminalità organizzata?

Penso che la magistratura e le forze dell’Ordine abbiano fatto tanto in questi anni contro il fenomeno della criminalità organizzata, ma questo non basta, se poi la loro azione non viene accompagnata da un impegno quotidiano della società. Serve il contributo di tutti, l’impegno quotidiano e civico, senza il coraggio dell’impegno non può esservi speranza in un futuro migliore. Quel futuro che noi tutti abbiamo l’obbligo di garantire alle nuove generazioni. Serve soprattutto un messaggio forte, incisivo, che venga dalla politica, e oggi questo messaggio manca e comunque se c’è non è quello che dovrebbe essere, soprattutto in un momento in cui la mafia sta pericolosamente rialzando la testa e in cui sembra finalmente riaprirsi uno spiraglio di luce, di verità, sulle stragi del ’92 e del ’93.

L’Associazione offre opportunità occupazionali in un’area in cui trovare lavoro, soprattutto per i più giovani, rappresenta un problema ancora irrisolto. Quanto incide sulla coesione sociale la possibilità di una stabile realizzazione professionale?

Purtroppo il nostro Paese vive e convive con il dramma della disoccupazione. I giovani del Sud che hanno studiato scappano via, vanno in altre città, alla ricerca di un futuro e molto spesso anche all’estero dove trovano sbocchi migliori e mettono a frutto le loro competenze. La chiamano fuga dei cervelli, e in Sicilia, ma non solo, è un fenomeno molto frequente, non c’è famiglia che non conviva con questa realtà di un figlio o parente che sia immigrato. Bisogna lavorare per lo sviluppo, per creare occasioni di lavoro per i giovani affinché tornino nella loro terra e mettano le loro intelligenze a disposizione della regione di appartenenza.

Ora che siede al parlamento europeo ha avuto modo di constatare l’esistenza di una sensibilità “continentale al problema della criminalità organizzata? Quali iniziative sono state assunte recentemente a livello europeo per fronteggiare questo piaga?

In Europa ho trovato e toccato con mano una particolare attenzione e una grande sensibilità ai temi delle mafie e della criminalità organizzata. Per quanto mi riguarda, il mio lavoro all’interno della Libe, la commissione che cura i diritti civili, giustizia e affari interni del Parlamento europeo mi ha permesso di presentare iniziative, per esempio, a tutela del ruolo e dello status dei testimoni di giustizia, come Piera Aiello, e in tema di confisca dei beni ai mafiosi in Europa e del loro riutilizzo a fini sociali in tutti i paesi europei come accade oggi in Italia.

Levorato

 

Quale sensibilità riscontra nelle generazioni più giovani rispetto al tema della legalità?

Dei tanti incontri a cui ho partecipato da vice presidente di Libera prima e da presidente onoraria dopo, e in generale nel mio percorso lungo 17 anni, i più intensi sono stati proprio quelli con i bambini e con i giovani. I giovani sono i più ottimisti e attenti, sono curiosi di sapere, di conoscere, per non ripetere errori e orrori del passato. Perché la mafia cambia, si trasforma, si adegua ai tempi, ma diventa veramente invincibile quando la società perde la memoria e smarrisce la cultura della legalità. Non mi stancherò mai di ricordare le parole di Paolo: “La lotta alla mafia deve essere innanzitutto un movimento culturale che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità. Con Libera, abbiamo portato questo messaggio ovunque ci è stato concesso di entrare. E leggendo le cronache di questi giorni, spero vivamente che tale messaggio possa orientare anche coloro che, oggi, hanno la possibilità storica di far emergere la verità sulla strage di via D’Amelio. Perché senza la verità non vi potrà mai essere giustizia. E questo lo sanno anche i bambini.

Iniziative di denuncia come può essere stato il caso del libro “Gomorra di Saviano contribuiscono veramente a scuotere l’opinione pubblica o rimangono un fenomeno mediatico?

Certamente sono un forte richiamo mediatico che assolve anche al ruolo di sensibilizzare l’opinione pubblica. Sono un monito, un esempio che le giovani generazioni devono cogliere, loro che sono deputati a costruire un futuro, che sia libero da sopraffazioni e da ingiustizie. A sinistra Rita Borsellino al parlamento europeo e sotto con il suo comitato elettorale.

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