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Levorato

traduzione: eng | عربي

di Laila Bernardi

Dove la terra trema ancora

È partita da Zola Predosa una rappresentanza aziendale per portare conforto materiale e solidarietà ai dipendenti che vivono sulla propria pelle il dramma del dopo terremoto in Abruzzo. Solo un primo passo per dire a chi è stato colpito così duramente che “non li lasceremo soli”.

Ad un mese esatto dal terremoto che ha devastato l’Aquila, il 6 maggio scorso, una rappresentanza di Manutencoop è partita da Zola Predosa per il capoluogo abruzzese. Obiettivo, una visita tutt’altro che formale. A L’Aquila Manutencoop ha una storia di anni, con una forza lavoro di circa 120 dipendenti, fra cui 13 soci. A L’Aquila, durante quella terribile notte, quasi nessuno dei nostri lavoratori si è fatto male, e per fortuna non si contano lutti. Ma fra loro c’è chi ha perso molto, c’è chi ha perso tutto: la casa, il lavoro, qualcuno gli affetti. A L’Aquila c’è chi, ancora per molto tempo, dovrà fare i conti con una situazione che prima di tornare normale vedrà tempi lunghi. C’è chi ha paura, per sé, per i propri figli, per il proprio futuro. Gli aiuti sono arrivati da tutte le parti d’Italia, la solidarietà è stata tangibile. Ma dopo? Per parte sua Manutencoop ha avviato una campagna di sensibilizzazione verso tutti i propri dipendenti istituendo un fondo di solidarietà, chiedendo formalmente un contributo facoltativo in danaro da trattenere dalla busta paga. La risposta è stata molto soddisfacente, al momento in cui scriviamo è stata raggiunta una cifra di 110.000 euro. È stata intrapresa anche una raccolta di indumenti nella sede centrale. Il gruppo è partito con due camion. Fra loro Luca Stanzani, responsabile del Servizio Responsabilità Sociale e Comunicazione di Gruppo, che ci racconta il viaggio.

Siamo partiti per L’Aquila con 190 scatoloni. L’obiettivo principale era portare quanto avevamo raccolto, ma ancora più importante era consegnarglielo di persona, per parlare con loro, per renderci conto da vicino di come stanno i nostri lavoratori, per sentire davvero di cosa hanno bisogno, e per far sentir loro che ci siamo, che ci saremo anche dopo, per quanto ci è possibile.

Levorato

“In Abruzzo c’è bisogno di fiducia nel futuro, di sapere che quando calerà il silenzio dei media non saranno dimenticati”

LUCA STANZANI

Qual è la situazione attuale?

Dei 120 lavoratori circa il 60 per cento sono alloggiati presso gli alberghi della Costa, dove sono presenti soprattutto donne e bambini. Abbiamo fatto una prima tappa a Roseto degli Abruzzi, dove una dipendente ha raccolto gran parte degli indumenti da distribuire ai colleghi. Un viaggio lungo, ripreso subito dopo con destinazione il quartiere Coppito de L’Aquila, sede di una grande struttura universitaria dove Manutencoop era presente con gran parte della sua forza lavoro, per depositare il materiale restante. Qui attorno gli altri nostri dipendenti, circa il 40 per cento, vivono nelle tendopoli o nelle roulotte, qualcuno è ospite di parenti. La maggior parte di loro, anche se non ha perso del tutto la casa, è in attesa che si facciano le verifiche, per valutare il grado di inagibilità di ogni singola abitazione. Solo dopo potranno rientrarvi, ma possono passare anche molti mesi.

Una considerazione ad occhio nudo?

Beh, ad occhio nudo abbiamo visto il Gran Sasso innevato, in maggio, tanto per farsi l’idea di un clima non proprio balneare; la strada da percorrere per L’Aquila è in salita, non di passaggio, e ci si rende conto del disagio quotidiano degli aquilani già in condizioni normali, figuriamoci adesso… Man mano che si proseguiva ci avvicinavamo alle tendopoli, passando davanti a qualche casa di periferia ancora intatta ma disabitata, in attesa di sopralluogo. Il centro storico non lo abbiamo visto, non si può entrare.

Levorato

Di cosa ti hanno parlato i dipendenti di Manutencoop che hai incontrato?

Naturalmente del lavoro. Intanto c’è da sapere che le commesse maggiori sono nel settore Igiene con appalti all’Università e alla Guardia di Finanza. Ecco, su 17 edifici dell’Università 15 sono o crollati, o da abbattere. E quando parlano della loro preoccupazione maggiore, il lavoro, non pensano solo a loro. Pensano ad una città che era abitata da tanti studenti, che ora si è spopolata, e anche l’indotto che lavorava attorno all’Ateneo subisce e subirà un grosso contraccolpo. I nostri dipendenti hanno familiari, parenti e amici che a loro volta hanno perso il lavoro, e pertanto ci sono intere famiglie in pessime condizioni.



Come stanno vivendo adesso?

Fra le scosse. Questa è l’altra cosa molto inquietante per loro: la terra continua a tremare (al momento in cui scriviamo, ndr.). E finché non c’è una tregua in questo senso anche la ricostruzione diventa più difficile e più lontana da ipotizzare.

Con uno sguardo da vicino, e non solo filtrato dai racconti, di cosa c’è più bisogno in questo momento?

Di fiducia nel futuro. Sai, adesso continuano ad arrivare gli aiuti. Hanno bisogno di sapere che quando calerà il silenzio dei media anche su questo disastro, come è già successo in altre occasioni, non vengano dimenticati. Perché questo non succeda, bisogna agire da subito, per dare a tutti quelli che sono stati colpiti un aiuto concreto, un’idea di stabilità e non solo una pacca sulla spalla.

E il loro stato d’animo?

Sono persone forti, sono temprati e con una grande dignità. Sanno rimboccarsi le maniche. In questo la vita di montagna ha avuto un ruolo determinante. La forza d’animo fa ben sperare per quello che dovranno ancora affrontare. E loro ne hanno da vendere.

Avete incontrato molte persone?

Quelli con cui siamo riusciti a parlare erano solo alcuni. E fra le tante frasi ripetute, era sottintesa la richiesta di non essere lasciati soli.

Quale sarà il prossimo impegno di Manutencoop rispetto ai dipendenti di L’Aquila?

Continueremo la raccolta degli abiti e delle coperte perché ne hanno ancora bisogno, coinvolgendo le altre sedi; continueremo la raccolta fondi di solidarietà. Non smetteremo poi di sentirli giornalmente, come ha già fatto il vice presidente subito dopo il terremoto, che li ha chiamati uno per uno.

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