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Sei in: webAmbiente / numero 2 - 2009 / Che banca "differente"

Levorato

traduzione: eng | عربي

di Giancarlo Strocchia

Che banca "differente"

Ieri opere di carità, oggi giganti economici alle prese con una crisi che ha messo in dubbio la loro stessa funzione sociale. Ma come nascono le banche e come intendono cambiare la loro fisionomia per garantirci un futuro di maggiori tutele? Facciamo un breve excursus nella loro storia per provare a capire meglio chi sono.

Non so se avete notato il moltiplicarsi di campagne pubblicitarie avviate dalle banche. Colori, ritmi martellanti, balletti, sembra di stare a Broadway. Tutti sorridenti e soddisfatti, neanche avessero appena depositato una vincita al Superenalotto. Una delle istituzioni più antiche e “distanti” che la società capitalista abbia partorito sta tentando un’operazione di trasformazione commerciale per apparire sempre più seducente agli occhi dei consumatori. E si, perché anche le banche soffrono della crisi in corso e sono a caccia di nuovi “consensi”. A dire il vero, gli istituti di credito hanno spesso sofferto, a torto o ragione, di una reputazione non del tutto positiva dovuta anche al loro ingrato compito, decidere se e come elargire o negare denaro. Semplici correntisti o grandi imprese il destino è spesso appeso alla risposta di un solerte funzionario. Ed è così da che mondo è mondo, se pensiamo che la consuetudine di “serbare” denaro in luogo sicuro o di chiederne in prestito nei momenti di necessità, affonda nella notte dei tempi.

Nell’antica Grecia erano i sacerdoti a prendersi cura dei risparmi dei cittadini conservandoli tra le secolari mura dei templi, certi che il rispetto che quei luoghi avrebbero incusso nei confronti di eventuali nemici avrebbe salvaguardato anche il denaro. Con il passare del tempo, e il venire meno del rispetto, si avvertì l’esigenza di realizzare luoghi appositi per conservare i risparmi, oltre a designare persone di comprovata onesta che se ne prendessero cura. Porti e piazze videro quindi sorgere la presenza di questi primi “pseudo” banchieri che si occupavano anche degli scambi tra monete di provenienze diverse. Nell’antica Roma fiorirono piccole botteghe “bancarie” in ogni quartiere, e la professione di banchiere iniziò progressivamente a guadagnare rispetto e stima, fino a che l’intera categoria venne posta sotto l’alta protezione di Mercurio. Strana scelta, visto che questa divinità tutelava al contempo bambini e ladri. Prima del Medioevo, epoca in cui si svilupparono i primi veri istituti di credito, si diffuse la figura del «campsor», più vicino ad un moderno cambiavalute, che svolgeva il proprio compito su banconi di legno da cui probabilmente l’origine della parola banca. Fu poi tra il XII e il XIII secolo che i primi banchieri genovesi, pisani, veneziani, fiorentini iniziarono la loro attività. I banchieri fiorentini furono, tra gli altri, quelli che maggiormente si distinsero per abilità, intraprendenza, capacità organizzativa. Nel XV secolo un po’ ovunque, per tutta l’Italia, nacquero ricche e stimate compagnie bancarie: a Venezia il Banco Soranza, quindi quello di «Casa Priuli», e il Banco Pisani. A Genova ricordiamo il Banco di San Giorgio; a Milano quello di Sant’Ambrogio sorto nel 1593; a Napoli il «Banco di Napoli», il più antico istituto di credito d’Europa, e, in seguito, i diversi «Monti» (Monte di pietà, di Sant’Egidio, dello Spirito Santo, dei Poveri) sorti come opere di carità.

Oggi, evidentemente, la carità ha lasciato il posto al profitto, le banche sono grandi aziende multinazionali che non hanno più solo il compito di far fruttare i contenuti risparmi di semplici correntisti, ma partecipano a grandi operazioni industriali e finanziarie, spesso da protagonisti e in maniera a volte “temeraria”; prova ne sono purtroppo i recenti “tonfi” di tante banche d’affari d’oltreoceano che hanno lasciato a spasso migliaia di operatori. Per questo è di qualche giorno fa la richiesta della Commissione Europea di applicare, all’interno del vecchio continente dal 2010, le nuove norme decise dal G20, il gruppo dei paesi più sviluppati del mondo industrializzato, sulla vigilanza finanziaria transfrontaliera, proprio a tutela della sicurezza delle operazioni compiute da banche, assicurazioni e mercati dei titoli. Questa misura, con le altre definite proprio in concomitanza della crisi economica mondiale, dovrebbe tutelare indirettamente anche i piccoli risparmiatori. Non dimentichiamo infatti che sono i nostri risparmi che costituiscono il patrimonio finanziario con cui le banche compiono i propri investimenti, e quindi parlare di sorveglianza finanziaria mondiale si traduce, indirettamente, anche nella salvaguardia di noi semplici correntisti, spesso indifesi di fronte a questi giganti “monetari”.

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