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Sei in: webAmbiente / numero 1 - 2009 / Forti e innovativi: la ricetta anticrisi

Levorato

traduzione: eng | عربي

di Giancarlo Strocchia

Forti e innovativi: la ricetta anticrisi

Sviluppare il know how acquisito nel segno dell’innovazione. L’attuale crisi, secondo l’On. Pierluigi Bersani, si può superare proseguendo sulla via della ricerca e della dinamicità imprenditoriale, anche attraverso nuove acquisizioni.

La crisi che ha investito globalmente il sistema economico internazionale sembra non permettere previsioni. Ogni analisi viene smentita nel giro di qualche giorno in un susseguirsi di prospettive sempre più sfavorevoli. Oramai nessun ambito della cosiddetta “economia reale”, ovvero quella legata ai beni di consumo e non solo alla finanza, è immune dalla flessione. Ma come e quando si uscirà da questo momento di grande sofferenza? E quali aziende sopravviveranno? Per fare chiarezza su questo argomento ci viene in aiuto l’On. Pierluigi Bersani, esponente di spicco del Pd ed ex Ministro dello Sviluppo Economico.

Quale nuova fisionomia avranno, a suo avviso, le aziende al termine di questa profonda crisi? Quali saranno le principali trasformazioni?

Vivrà chi saprà uscirne con processi di innovazione e cioè con la capacità di darsi massa critica e sviluppare nuovi prodotti e di misurarsi su nuovi mercati.

Spesso al mondo imprenditoriale italiano è stato imputato scarso ‘coraggio’ nel creare aggregazioni che potessero rivolgersi ai mercati con più incisività. Vale ancora la pena di incoraggiare operazioni di ‘accorpamento’?

Assolutamente sì. Ovviamente la dimensione non si pesa a chili e pretende comunque processi di riorganizzazione e di innovazione, ma in ogni caso la dimensione resta un problema per l’impresa italiana.

Levorato

“Per i servizi il passaggio della crisi non può significare stare fermi perché alla fine ripartirà chi sarà riuscito a giocare carte nuove”

PIERLUIGI BERSANI

Il tessuto imprenditoriale italiano è ancora in gran parte formato da piccole e medie aziende capaci di performance apprezzabili ma che maggiormente possono risentire della crisi incombente. Allora, ‘piccoli’ è ancora da considerarsi un asset vincente in termini di flessibilità e agilità di penetrazione dei mercati o non basta più?

Si può essere grande o da soli o in compagnia. La piccola impresa ha comunque di fronte a questo proposito una sfida. O accresce la sua dimensione o sviluppa funzioni nuove in rete con altre imprese e con nuove forme di collaborazione. Restare quello che si era comunque non è più possibile.

Il settore manifatturiero ha per primo subito le ripercussioni della crisi economica in atto. Come pensa possa invece reagire il settore dei servizi?

Anche il settore dei servizi non sarà indenne alla crisi benché gli ambiti di concorrenza siano diversi e diversi gli effetti della globalizzazione. In ogni caso anche per i servizi il passaggio della crisi non può significare stare fermi perché alla fine ripartirà chi sarà riuscito a giocare carte nuove.

Aprirsi alle opportunità offerte dal settore dei servizi anche nei mercati esteri significa prepararsi a sostenere una competizione molto ‘aggressiva’ operata da aziende che molto prima delle nostre hanno avviato piani industriali di ampio respiro. Affermarsi nel mercato globalizzato vuol dire presentarsi con credenziali ‘forti’?

Certamente sì. Questo dipende sia dalla capacità delle nostre imprese di crescere sia dall’evoluzione di una committenza che deve allenarsi a chiedere servizi di una qualità più elevata.

Dimensioni da multinazionale ma ‘cuore’ e valori da grande cooperativa. Un elemento destabilizzante o un valore aggiunto in termini di ‘responsabilità imprenditoriale’?

Ho sempre ritenuto un’assurdità contrapporre il concetto di cooperazione al concetto di grande dimensione d’impresa per un motivo semplice: l’impresa cooperativa ha il maggior istinto a crescere in ragione dei suoi cromosomi: reinvestire gli utili ed essere l’impresa delle generazioni che si succedono. Naturalmente tutto questo pretende che la cooperazione sappia mettere antichi valori in forme organizzative nuove. Questa è la sfida vera per l’impresa cooperativa.

Grande è ancora sinonimo di scarsa attenzione alla crescita e alla qualificazione professionale delle risorse umane?

Francamente mi sembra un controsenso. La grande dimensione ha potenzialmente capacità ulteriori di qualificazione delle risorse umane purché sappia porsi questo come obiettivo fondamentale. E’ vero che ciò non sempre avviene ma anche in questo una cooperativa può darsi un tratto distintivo.

Per concludere: -2% di Pil previsto per il 2009, disoccupazione oltre l’8%, quale il compito degli imprenditori in un frangente così fosco?

Sarà una fase difficile. Il compito degli imprenditori è mantenere in condizioni più difficili le proprie strategie di investimento e di innovazione e il compito dello Stato e delle banche è quello di assecondare questo sforzo con misure concrete e non con chiacchiere inutili.

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