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Sei in: webAmbiente / numero 2 - 2018 / Il nome della ripartenza

Speciale Rebranding

di Giancarlo Strocchia

Il nome della ripartenza

La breve fotocronaca di una giornata storica, il 9 maggio 2018, che ha visto, all’interno della Fondazione Feltrinelli di Milano, la presentazione ufficiale del progetto di ridenominazione di Manutencoop Facility Management che diviene ufficialmente Rekeep.

Martedì 9 maggio 2018. Il luogo è di quelli che rimangono subito impressi e che simboleggiano la spinta innovativa che contrassegna la nuova Milano.
Il clima è quello degli eventi che segnano una svolta.
Le sale moderne della Fondazione Feltrinelli si affollano gradualmente.
Facce sorridenti, familiari.
Sta per succedere qualcosa che indicherà una via nuova.
Brusio, commenti, fermento, curiosità ma anche tanta fiducia.
Buio, un occhio di bue illumina una porzione del palcoscenico, la musica sottolinea l’importanza dell’evento, sulla schermo fluttua l’incitamento “Cambiare per crescere”.
Oggi Manutencoop cambia pelle e denominazione.
Oggi debutta Rekeep.
In un’alternanza sincronica Stefano Bartezzaghi, linguista e teorico della creatività, Stefano Massini, scrittore e drammaturgo, Paolo Cognetti, anche lui scrittore affermato, e Beatrice Venezi, direttore d’orchestra, raccontano, ognuno dal proprio versante esperienziale e di competenza, la portata valoriale e identitaria insita in un nome, l’importanza dei principi della riconoscibilità e della responsabilità, del cambiamento all’interno di un processo di rivalutazione della tradizione.
Si avvicina il momento del battesimo ufficiale.
Massimo Cirri, ospite e anfitrione della giornata, introduce Antonio Romano, un po’ il papà della nuova denominazione di Manutencoop, già autore di numerose trasformazioni aziendali dal punto di vista grafico e di marchio.
A lui il compito di illustrare le basi concettuali e il processo da cui scaturisce la decisione di Manutencoop di ricondurre in un nuovo nome gli esiti di un processo di rinnovamento ancora in corso.
Un cammino che ha implicato soprattutto un lavoro di comprensione degli obiettivi e della nuova idea di futuro di quella che oramai è divenuta ufficialmente Rekeep vuole affermare.
Nuovi orizzonti, nuovi interlocutori, un nuovo disegno di leadership, una mano che vuole afferrare un futuro di crescita, un nome che, nella scelta dell’inglese, vuole significare il desiderio di incontrare mercati ancora inesplorati, oltre i confini nazionali.
Minds that work, menti al lavoro ma anche menti che funzionano, che elaborano soluzioni innovative, che lanciano lo sguardo oltre ogni possibile impedimento allo sviluppo.
Al presidente della società cooperativa Claudio Levorato e all’amministratore delegato di Rekeep Giuliano Di Bernardo il compito, a questo punto, di imprimere il suggello definitivo alla rinascita di Manutencoop e brindare, con tutti gli intervenuti, al varo della nuova Rekeep.


RE-NAISSANCE

Stefano Bartezzaghi, linguista
Non è il RE delle favole, e neanche la nota che sta tra il Do e il Mi, è bensì un semplice suffisso che, però, esprime una potenza innovatrice deflagrante. La cosiddetta funzione produttiva del RE che, se posto all’inizio di alcune parole, produce significati nuovi che verranno immediatamente compresi dagli interlocutori e che rinforzano un proposito, un desiderio, una intenzione. È un RE che racconta una storia davvero nuova.


RE-VEAL

Stefano Massini, drammaturgo
Il nostro nome è qualcosa che non decidiamo noi ma verso il quale pretendiamo rispetto. Dipende anche dalla sua collocazione, dalla più bassa alla più alta, cubitale. Emblematica la storia del figlio, di cinque, di due mugnai inglesi di fine 800. Si trasferisce a Londra con la madre dopo la morte del padre. Inizia a guadagnare pochi penny facendo lo strillone, poi un lavoro in ferrovia, ed il proprio nome che compare su un tesserino di riconoscimento. Un primo scalino di visibilità. Grazie all’intervento di uno zio, approda ad una società che si occupa di energia elettrica. Stavolta il suo nome compare su un contratto e poi come responsabile di un gruppo di lavoro. Ma non basta, vuole lui stesso farsi artefice della sua fortuna. Si licenzia e mette il nome in ditta con un socio. Inizia producendo piccoli elettrodomestici ma non può fare a meno di rimanere affascinato dalle prime auto che sfrecciano per le vie della capitale britannica. Decide che sarà quello il suo futuro. Un proposito che diviene realtà, una realtà che diventerà sinonimo di pregio e lusso in tutto il mondo, visto che quel nome è Henry Royce.


RE-SPONSIBLE

Paolo Cognetti, scrittore
Sono due le responsabilità dell’uomo che oggi, più di ieri, richiedono dedizione: quella verso la comunità e quella verso i discendenti. In entrambe i casi si tratta di agire con lo sguardo distante dai nostri interessi contingenti. Responsabili verso l’ambiente, come quando, ad esempio, si costruisce una casa, che deve essere aperta, bella, non una roccaforte entro cui difendersi. Un luogo che non nasconda la visuale agli altri e che produca essa stessa energia. Verso i discendenti abbiamo il dovere di lasciare un pianeta non solo uguale ad oggi, ma anche migliore, dove generosamente piantare nuovi alberi che magari noi non vedremo adulti ma che saranno ombra e ossigeno per le generazioni future. Noi siamo gli Antenati di Domani, e dovremmo desiderare di essere ricordati come benefattori e non come distruttori.


RE-THINK

Beatrice Venezi, direttore d’orchestra
Non bisogna aver timore di superare gli stereotipi. Io rappresento un elemento di discontinuità forte per la mia professione, sia per il mio essere donna sia per aver voluto rompere, in qualche modo, il diaframma che divide la musica classica dai più giovani. In questo mio rappresentare la discontinuità ho utilizzato tre leve: l’entertainment, la divulgazione e la contaminazione, ma sempre nel riconoscimento della tradizione. Non si innesca il meccanismo della tradizione se non si è consapevoli dell’eredità di cui siamo detentori. Dove andiamo se non sappiamo da dove veniamo? Opera lirica e hip hop nascono, del resto, dalla stessa impellenza espressiva di descrivere la contingenza, la contemporaneità, attraverso l’allegoria e l’ironia.

Agosto 2018

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